
LA FORCHETTA PRENDE PAROLA
Al Museo della Pasta, un percorso fra tavola, gesti e immaginazione
27/10/26

LA FORCHETTA PRENDE PAROLA
Al Museo della Pasta, un percorso fra tavola, gesti e immaginazione
27/10/26

LA FORCHETTA PRENDE PAROLA
Al Museo della Pasta, un percorso fra tavola, gesti e immaginazione
27/10/26
Prima di giungere alle papille, gli spaghetti incontrano una forchetta. Le si avvolgono intorno, trovano un equilibrio, diventano un boccone gustoso. Un movimento tanto familiare da sembrare senza storia. Eppure anche quella piccola architettura di metallo merita uno sguardo: la pasta si racconta attraverso gli strumenti che la lavorano, ma anche attraverso quelli che la accompagnano nell’ultimo tratto, dal piatto a noi.
Alla Corte di Giarola, a Collecchio, il Museo della Pasta dedica una nuova sezione a questa compagna quotidiana. Si intitola «Al dente! La forchetta tra pasta, storia e design» e la sua presentazione era in programma sabato 24 ottobre 2026. Il percorso segue le trasformazioni della posata nelle forme, negli usi e nel progetto, fino all’immaginazione di Bruno Munari.
Con le sue «Forchette parlanti», Munari fa affiorare nell’utensile una possibilità espressiva: i rebbi suggeriscono falangi, atteggiamenti, piccoli gesti. L’oggetto che siamo abituati a impugnare sembra improvvisamente rivolgersi a noi. Basta piegare appena ciò che conosciamo perché il consueto acquisti un altro respiro.
Fra le novità esposte figurano anche tre grandi forchette donate ai Musei del Cibo dalla Fondazione Magnani-Rocca. Sono state realizzate per la mostra «Bruno Munari. Tutto», allestita nel 2024 dalla stessa Fondazione.
È questo spostamento di attenzione, dalla pasta alla posata, a dare valore alla nuova sezione. In un museo dedicato alla pasta, la posata invita a guardare ciò che accade intorno al cibo: la postura della mano, la misura del boccone, il rapporto fra una forma e il suo impiego. Anche la tavola possiede un eloquio, composto di oggetti che impariamo a maneggiare molto prima di interrogarli.
Per MilleUnaPasta è una piccola deviazione feconda: seguire il filo dello spaghetto fino alla forchetta e fermarsi lì. Dove il gesto quotidiano incontra il design, e uno strumento discreto ha molto da dire.
Prima di giungere alle papille, gli spaghetti incontrano una forchetta. Le si avvolgono intorno, trovano un equilibrio, diventano un boccone gustoso. Un movimento tanto familiare da sembrare senza storia. Eppure anche quella piccola architettura di metallo merita uno sguardo: la pasta si racconta attraverso gli strumenti che la lavorano, ma anche attraverso quelli che la accompagnano nell’ultimo tratto, dal piatto a noi.
Alla Corte di Giarola, a Collecchio, il Museo della Pasta dedica una nuova sezione a questa compagna quotidiana. Si intitola «Al dente! La forchetta tra pasta, storia e design» e la sua presentazione era in programma sabato 24 ottobre 2026. Il percorso segue le trasformazioni della posata nelle forme, negli usi e nel progetto, fino all’immaginazione di Bruno Munari.
Con le sue «Forchette parlanti», Munari fa affiorare nell’utensile una possibilità espressiva: i rebbi suggeriscono falangi, atteggiamenti, piccoli gesti. L’oggetto che siamo abituati a impugnare sembra improvvisamente rivolgersi a noi. Basta piegare appena ciò che conosciamo perché il consueto acquisti un altro respiro.
Fra le novità esposte figurano anche tre grandi forchette donate ai Musei del Cibo dalla Fondazione Magnani-Rocca. Sono state realizzate per la mostra «Bruno Munari. Tutto», allestita nel 2024 dalla stessa Fondazione.
È questo spostamento di attenzione, dalla pasta alla posata, a dare valore alla nuova sezione. In un museo dedicato alla pasta, la posata invita a guardare ciò che accade intorno al cibo: la postura della mano, la misura del boccone, il rapporto fra una forma e il suo impiego. Anche la tavola possiede un eloquio, composto di oggetti che impariamo a maneggiare molto prima di interrogarli.
Per MilleUnaPasta è una piccola deviazione feconda: seguire il filo dello spaghetto fino alla forchetta e fermarsi lì. Dove il gesto quotidiano incontra il design, e uno strumento discreto ha molto da dire.
Prima di giungere alle papille, gli spaghetti incontrano una forchetta. Le si avvolgono intorno, trovano un equilibrio, diventano un boccone gustoso. Un movimento tanto familiare da sembrare senza storia. Eppure anche quella piccola architettura di metallo merita uno sguardo: la pasta si racconta attraverso gli strumenti che la lavorano, ma anche attraverso quelli che la accompagnano nell’ultimo tratto, dal piatto a noi.
Alla Corte di Giarola, a Collecchio, il Museo della Pasta dedica una nuova sezione a questa compagna quotidiana. Si intitola «Al dente! La forchetta tra pasta, storia e design» e la sua presentazione era in programma sabato 24 ottobre 2026. Il percorso segue le trasformazioni della posata nelle forme, negli usi e nel progetto, fino all’immaginazione di Bruno Munari.
Con le sue «Forchette parlanti», Munari fa affiorare nell’utensile una possibilità espressiva: i rebbi suggeriscono falangi, atteggiamenti, piccoli gesti. L’oggetto che siamo abituati a impugnare sembra improvvisamente rivolgersi a noi. Basta piegare appena ciò che conosciamo perché il consueto acquisti un altro respiro.
Fra le novità esposte figurano anche tre grandi forchette donate ai Musei del Cibo dalla Fondazione Magnani-Rocca. Sono state realizzate per la mostra «Bruno Munari. Tutto», allestita nel 2024 dalla stessa Fondazione.
È questo spostamento di attenzione, dalla pasta alla posata, a dare valore alla nuova sezione. In un museo dedicato alla pasta, la posata invita a guardare ciò che accade intorno al cibo: la postura della mano, la misura del boccone, il rapporto fra una forma e il suo impiego. Anche la tavola possiede un eloquio, composto di oggetti che impariamo a maneggiare molto prima di interrogarli.
Per MilleUnaPasta è una piccola deviazione feconda: seguire il filo dello spaghetto fino alla forchetta e fermarsi lì. Dove il gesto quotidiano incontra il design, e uno strumento discreto ha molto da dire.



