
IL MONDO MANGIA SEMPRE PIU’ PASTA
ma il suo centro resta italiano
25/03/26

IL MONDO MANGIA SEMPRE PIU’ PASTA
ma il suo centro resta italiano
25/03/26

IL MONDO MANGIA SEMPRE PIU’ PASTA
ma il suo centro resta italiano
25/03/26
Prospera nel mondo con la naturalezza delle cose necessarie. La pasta, che per secoli è stata misura domestica, gesto feriale, abitudine casalinga di cucina e di famiglia, oggi si conferma anche uno dei codici alimentari più condivisi del pianeta. I dati diffusi per il World Pasta Day 2025 parlano chiaro: la produzione mondiale ha superato i 17 milioni di tonnellate, segno di una diffusione che non riguarda più soltanto la nostra tradizione mediterranea, ma una geografia molto più ampia, ormai stabilmente globale.
Eppure, mentre il mondo la adotta, la interpreta e la moltiplica, il suo baricentro non si sposta. L’Italia resta il primo produttore mondiale, con circa 4,2 milioni di tonnellate prodotte nel 2024, ma soprattutto continua a essere il Paese dove la pasta si consuma di più pro capite: 23,3 chili annui per persona. Dietro vengono Tunisia (17 kg), Venezuela (13,6 kg), Grecia (12,2 kg) e Germania (10,1 kg). Non è soltanto una mera graduatoria: è la conferma che, qui più che altrove, la pasta resta una fisionomia quotidiana della cultura.
Anche l’Europa restituisce la stessa immagine di centralità. Secondo Eurostat, nel 2024 l’Unione Europea ha prodotto 6 milioni di tonnellate di pasta per un valore di 9,1 miliardi di euro; di queste, ben 4,1 milioni di tonnellate arrivano dall’Italia, cioè il 69% dell’intera produzione comunitaria. Ancora più eloquente il dato sull’export: su 2,9 milioni di tonnellate esportate dai Paesi UE, l’Italia ne firma 2,2 milioni, pari al 77% del totale.
Sono numeri industriali, certo, ma raccontano anche qualcosa di più profondo. Dicono che la pasta continua a essere una delle forme più riuscite della modernità alimentare: semplice, conservabile, accessibile, duttile, capace di abitare insieme la memoria e il mercato mondiale. E dicono, soprattutto, che la sua fortuna internazionale non ha dissolto la sua origine simbolica. Al contrario: più il mondo la impiega, più appare evidente che la pasta, pur adottando ormai un glossario internazionale, conserva ancora con orgoglio un accento italiano.
Prospera nel mondo con la naturalezza delle cose necessarie. La pasta, che per secoli è stata misura domestica, gesto feriale, abitudine casalinga di cucina e di famiglia, oggi si conferma anche uno dei codici alimentari più condivisi del pianeta. I dati diffusi per il World Pasta Day 2025 parlano chiaro: la produzione mondiale ha superato i 17 milioni di tonnellate, segno di una diffusione che non riguarda più soltanto la nostra tradizione mediterranea, ma una geografia molto più ampia, ormai stabilmente globale.
Eppure, mentre il mondo la adotta, la interpreta e la moltiplica, il suo baricentro non si sposta. L’Italia resta il primo produttore mondiale, con circa 4,2 milioni di tonnellate prodotte nel 2024, ma soprattutto continua a essere il Paese dove la pasta si consuma di più pro capite: 23,3 chili annui per persona. Dietro vengono Tunisia (17 kg), Venezuela (13,6 kg), Grecia (12,2 kg) e Germania (10,1 kg). Non è soltanto una mera graduatoria: è la conferma che, qui più che altrove, la pasta resta una fisionomia quotidiana della cultura.
Anche l’Europa restituisce la stessa immagine di centralità. Secondo Eurostat, nel 2024 l’Unione Europea ha prodotto 6 milioni di tonnellate di pasta per un valore di 9,1 miliardi di euro; di queste, ben 4,1 milioni di tonnellate arrivano dall’Italia, cioè il 69% dell’intera produzione comunitaria. Ancora più eloquente il dato sull’export: su 2,9 milioni di tonnellate esportate dai Paesi UE, l’Italia ne firma 2,2 milioni, pari al 77% del totale.
Sono numeri industriali, certo, ma raccontano anche qualcosa di più profondo. Dicono che la pasta continua a essere una delle forme più riuscite della modernità alimentare: semplice, conservabile, accessibile, duttile, capace di abitare insieme la memoria e il mercato mondiale. E dicono, soprattutto, che la sua fortuna internazionale non ha dissolto la sua origine simbolica. Al contrario: più il mondo la impiega, più appare evidente che la pasta, pur adottando ormai un glossario internazionale, conserva ancora con orgoglio un accento italiano.
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Prospera nel mondo con la naturalezza delle cose necessarie. La pasta, che per secoli è stata misura domestica, gesto feriale, abitudine casalinga di cucina e di famiglia, oggi si conferma anche uno dei codici alimentari più condivisi del pianeta. I dati diffusi per il World Pasta Day 2025 parlano chiaro: la produzione mondiale ha superato i 17 milioni di tonnellate, segno di una diffusione che non riguarda più soltanto la nostra tradizione mediterranea, ma una geografia molto più ampia, ormai stabilmente globale.
Eppure, mentre il mondo la adotta, la interpreta e la moltiplica, il suo baricentro non si sposta. L’Italia resta il primo produttore mondiale, con circa 4,2 milioni di tonnellate prodotte nel 2024, ma soprattutto continua a essere il Paese dove la pasta si consuma di più pro capite: 23,3 chili annui per persona. Dietro vengono Tunisia (17 kg), Venezuela (13,6 kg), Grecia (12,2 kg) e Germania (10,1 kg). Non è soltanto una mera graduatoria: è la conferma che, qui più che altrove, la pasta resta una fisionomia quotidiana della cultura.
Anche l’Europa restituisce la stessa immagine di centralità. Secondo Eurostat, nel 2024 l’Unione Europea ha prodotto 6 milioni di tonnellate di pasta per un valore di 9,1 miliardi di euro; di queste, ben 4,1 milioni di tonnellate arrivano dall’Italia, cioè il 69% dell’intera produzione comunitaria. Ancora più eloquente il dato sull’export: su 2,9 milioni di tonnellate esportate dai Paesi UE, l’Italia ne firma 2,2 milioni, pari al 77% del totale.
Sono numeri industriali, certo, ma raccontano anche qualcosa di più profondo. Dicono che la pasta continua a essere una delle forme più riuscite della modernità alimentare: semplice, conservabile, accessibile, duttile, capace di abitare insieme la memoria e il mercato mondiale. E dicono, soprattutto, che la sua fortuna internazionale non ha dissolto la sua origine simbolica. Al contrario: più il mondo la impiega, più appare evidente che la pasta, pur adottando ormai un glossario internazionale, conserva ancora con orgoglio un accento italiano.



