
6 MARZO - AMATRICIANA DAY
E “la ripresa morale del Territorio”
11/02/26

6 MARZO - AMATRICIANA DAY
E “la ripresa morale del Territorio”
11/02/26

6 MARZO - AMATRICIANA DAY
E “la ripresa morale del Territorio”
11/02/26
A volte una data non è un appuntamento: è un sigillo. È accaduto il 3 febbraio 2026 alla Camera dei Deputati, in Sala Tatarella, dove è stata presentata la prima “Giornata Internazionale dell’Amatriciana”, fissata per venerdì 6 marzo 2026, insieme al perimetro della tre giorni ad Amatrice (6–8 marzo 2026).
L’iniziativa nasce in casa Associazione dei Ristoratori e degli Albergatori di Amatrice (ARAM), con il patrocinio di Comune di Amatrice, Università Roma Tre, Regione Lazio e Camera di Commercio di Rieti e Viterbo: una regia istituzionale e territoriale con l’obiettivo di far coincidere celebrazione e ricostruzione, rito e rilancio.
Il cuore simbolico sta tutto nel “perché” del 6 marzo: è il giorno in cui, nel 2020, la Commissione Europea ha registrato l’“Amatriciana Tradizionale” come STG (Specialità Tradizionale Garantita). Non una festa “di stagione”, dunque, ma una data ancorata a una certificazione: un modo per dire che la ricetta non è un’ispirazione libera, è una grammatica con confini riconosciuti.
Il programma (in via di definizione completa nelle prossime settimane) ha già una linea netta: cultura e territorio prima, tavola subito dopo — tra convegni e laboratori, visite ai cantieri, escursioni e degustazioni.
C’è anche un dato che restituisce la scala del fenomeno: secondo ARSIAL, tra Amatrice e Accumoli la produzione stimata di sugo “amatriciana” arriva a 150 kg a settimana per punto di ristorazione, per un totale annuo indicato di circa 100 tonnellate; e, su base regionale, le stime parlano di circa un milione di piatti nel Lazio.
Nel frattempo, il contesto culturale fa da amplificatore: a dicembre 2025 l’UNESCO ha iscritto la Cucina Italiana nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità — e l’Amatriciana, “primo dei primi”, prova ora a trasformare questo riconoscimento in un appuntamento ricorrente, replicabile, mondiale. Con una differenza decisiva: qui, più che un piatto, si celebra un’origine.
A volte una data non è un appuntamento: è un sigillo. È accaduto il 3 febbraio 2026 alla Camera dei Deputati, in Sala Tatarella, dove è stata presentata la prima “Giornata Internazionale dell’Amatriciana”, fissata per venerdì 6 marzo 2026, insieme al perimetro della tre giorni ad Amatrice (6–8 marzo 2026).
L’iniziativa nasce in casa Associazione dei Ristoratori e degli Albergatori di Amatrice (ARAM), con il patrocinio di Comune di Amatrice, Università Roma Tre, Regione Lazio e Camera di Commercio di Rieti e Viterbo: una regia istituzionale e territoriale con l’obiettivo di far coincidere celebrazione e ricostruzione, rito e rilancio.
Il cuore simbolico sta tutto nel “perché” del 6 marzo: è il giorno in cui, nel 2020, la Commissione Europea ha registrato l’“Amatriciana Tradizionale” come STG (Specialità Tradizionale Garantita). Non una festa “di stagione”, dunque, ma una data ancorata a una certificazione: un modo per dire che la ricetta non è un’ispirazione libera, è una grammatica con confini riconosciuti.
Il programma (in via di definizione completa nelle prossime settimane) ha già una linea netta: cultura e territorio prima, tavola subito dopo — tra convegni e laboratori, visite ai cantieri, escursioni e degustazioni.
C’è anche un dato che restituisce la scala del fenomeno: secondo ARSIAL, tra Amatrice e Accumoli la produzione stimata di sugo “amatriciana” arriva a 150 kg a settimana per punto di ristorazione, per un totale annuo indicato di circa 100 tonnellate; e, su base regionale, le stime parlano di circa un milione di piatti nel Lazio.
Nel frattempo, il contesto culturale fa da amplificatore: a dicembre 2025 l’UNESCO ha iscritto la Cucina Italiana nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità — e l’Amatriciana, “primo dei primi”, prova ora a trasformare questo riconoscimento in un appuntamento ricorrente, replicabile, mondiale. Con una differenza decisiva: qui, più che un piatto, si celebra un’origine.
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A volte una data non è un appuntamento: è un sigillo. È accaduto il 3 febbraio 2026 alla Camera dei Deputati, in Sala Tatarella, dove è stata presentata la prima “Giornata Internazionale dell’Amatriciana”, fissata per venerdì 6 marzo 2026, insieme al perimetro della tre giorni ad Amatrice (6–8 marzo 2026).
L’iniziativa nasce in casa Associazione dei Ristoratori e degli Albergatori di Amatrice (ARAM), con il patrocinio di Comune di Amatrice, Università Roma Tre, Regione Lazio e Camera di Commercio di Rieti e Viterbo: una regia istituzionale e territoriale con l’obiettivo di far coincidere celebrazione e ricostruzione, rito e rilancio.
Il cuore simbolico sta tutto nel “perché” del 6 marzo: è il giorno in cui, nel 2020, la Commissione Europea ha registrato l’“Amatriciana Tradizionale” come STG (Specialità Tradizionale Garantita). Non una festa “di stagione”, dunque, ma una data ancorata a una certificazione: un modo per dire che la ricetta non è un’ispirazione libera, è una grammatica con confini riconosciuti.
Il programma (in via di definizione completa nelle prossime settimane) ha già una linea netta: cultura e territorio prima, tavola subito dopo — tra convegni e laboratori, visite ai cantieri, escursioni e degustazioni.
C’è anche un dato che restituisce la scala del fenomeno: secondo ARSIAL, tra Amatrice e Accumoli la produzione stimata di sugo “amatriciana” arriva a 150 kg a settimana per punto di ristorazione, per un totale annuo indicato di circa 100 tonnellate; e, su base regionale, le stime parlano di circa un milione di piatti nel Lazio.
Nel frattempo, il contesto culturale fa da amplificatore: a dicembre 2025 l’UNESCO ha iscritto la Cucina Italiana nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità — e l’Amatriciana, “primo dei primi”, prova ora a trasformare questo riconoscimento in un appuntamento ricorrente, replicabile, mondiale. Con una differenza decisiva: qui, più che un piatto, si celebra un’origine.


