2023

Milano

Pastificio - gastronomia

2023

Milano

Pastificio - gastronomia

2023

Milano

Pastificio - gastronomia

genesi

C’è un sostantivo che, da solo, contiene già un’intera poetica. LÜF— viene da una parola del vernacolo della Valtellina che tiene insieme due estremi praticamente identici nel loro modo di pronunciarli: l’uovo e il lupo. Materia primaria e istinto; quindi cura domestica e “fame viscerale - da lupi- per l’appunto”. Non è solo un’insegna: è una tensione, un modo di dichiarare che la pasta — qui — non sarà mai un vezzo, ma una necessità, ben fatta.

L’apertura, a Milano, ha una data netta: 31 agosto 2023. A firmarla sono Marco Poncia e Arianna Morini, compagni da dieci anni: non una società “a progetto”, ma una vita che si riverbera nel lavoro con la serietà di chi sa che ogni giorno è una prova.

Marco arriva da una traiettoria che costruisce struttura, più che vanità: Trussardi alla Scala, Mudec con Enrico Bartolini, esperienze con Andrea Ribaldone, la gestione del Food Loft di Simone Rugiati, l’apertura dell’Osteria del Malnat, e la collaborazione con Cesare Battisti da Ratanà. Non è una lista per decorare: è il lessico tecnico che serve quando scegli di vivere di pasta ripiena, cioè di precisione.

Arianna arriva invece da un altro registro: ex educatrice cinofila, cambia settore dopo il Covid e diventa presenza operativa dell’attività — “assaggiatrice ufficiale”, con quella ironia che spesso accompagna le cose serie. Insieme tengono in piedi LÜF in una zona residenziale, con poco passaggio: un luogo dove niente è garantito e tutto va meritato. E allora il locale cresce su una doppia fedeltà: il racconto sui social e la clientela di quartiere, quella che torna perché ha capito.

Sotto, quasi invisibile, sta la parte più rara cui i titolari credono strenuamente: la disciplina della sostenibilità.

magie

La magia, qui, non è trucco: è gesto ripetuto, finché diventa affidabile. La specialità assoluta di LÜF è la pasta ripiena artigianale, trattata con una filosofia limpida: cucinata al momento — oppure pronto per attraversare la soglia di casa senza perdere identità.

La pasta si può mangiare sul posto, acquistare fresca, oppure abbattuta, con una “shelf-life” di sei mesi: ideata per essere cucinata direttamente da surgelata in acqua bollente, come una piccola scorciatoia domestica, che non tradisce il lavoro del laboratorio. È un modo contemporaneo di proteggere l’artigianato: non imbalsamarlo, ma renderlo fruibile nella quotidianità.

Tra i piatti firma, due polarità — come nel nome.

I Ravioli di Pizzocchero sono stagionali, invernali e portano dentro la montagna come dispensa: sapida, netta, identitaria. Un omaggio alle origini che non diventa nostalgia, ma sostanza.

I Ravioli Cacio e pepe, invece, sono diventati il piatto più iconico quasi “a loro insaputa”: richiesti dai clienti tutto l’anno, trasformati dal desiderio collettivo in un grande classico. E c’è qualcosa di dolce in questa dinamica: un locale che ascolta e accetta di essere definito anche da chi lo frequenta.

Le materie prime seguono una logica di filiera vigilata, quasi morale: la carne arriva esclusivamente dalla Macelleria Ostinelli in Alta Brianza; le farine passano da Molino dalla Giovanna e La Molisana, con una specifica integrale 100% di Mulino Caputo. Lo chef evita il più possibile la grande distribuzione: non per posa, ma per controllo sensoriale e tecnico, per sapere sempre dove nasce il sapore.

E così LÜF diventa un piccolo patrimonio vivo: non un “format”, non una scenografia, ma un laboratorio che difende l’atto più semplice e più difficile — far mangiare bene, con coerenza. Uovo e lupo: delicatezza della sfoglia e fame che chiede verità. In mezzo, il raviolo come soglia. E Milano, quando se ne accorge, torna.

ubicazione

genesi

C’è un sostantivo che, da solo, contiene già un’intera poetica. LÜF— viene da una parola del vernacolo della Valtellina che tiene insieme due estremi praticamente identici nel loro modo di pronunciarli: l’uovo e il lupo. Materia primaria e istinto; quindi cura domestica e “fame viscerale - da lupi- per l’appunto”. Non è solo un’insegna: è una tensione, un modo di dichiarare che la pasta — qui — non sarà mai un vezzo, ma una necessità, ben fatta.

L’apertura, a Milano, ha una data netta: 31 agosto 2023. A firmarla sono Marco Poncia e Arianna Morini, compagni da dieci anni: non una società “a progetto”, ma una vita che si riverbera nel lavoro con la serietà di chi sa che ogni giorno è una prova.

Marco arriva da una traiettoria che costruisce struttura, più che vanità: Trussardi alla Scala, Mudec con Enrico Bartolini, esperienze con Andrea Ribaldone, la gestione del Food Loft di Simone Rugiati, l’apertura dell’Osteria del Malnat, e la collaborazione con Cesare Battisti da Ratanà. Non è una lista per decorare: è il lessico tecnico che serve quando scegli di vivere di pasta ripiena, cioè di precisione.

Arianna arriva invece da un altro registro: ex educatrice cinofila, cambia settore dopo il Covid e diventa presenza operativa dell’attività — “assaggiatrice ufficiale”, con quella ironia che spesso accompagna le cose serie. Insieme tengono in piedi LÜF in una zona residenziale, con poco passaggio: un luogo dove niente è garantito e tutto va meritato. E allora il locale cresce su una doppia fedeltà: il racconto sui social e la clientela di quartiere, quella che torna perché ha capito.

Sotto, quasi invisibile, sta la parte più rara cui i titolari credono strenuamente: la disciplina della sostenibilità.

magie

La magia, qui, non è trucco: è gesto ripetuto, finché diventa affidabile. La specialità assoluta di LÜF è la pasta ripiena artigianale, trattata con una filosofia limpida: cucinata al momento — oppure pronto per attraversare la soglia di casa senza perdere identità.

La pasta si può mangiare sul posto, acquistare fresca, oppure abbattuta, con una “shelf-life” di sei mesi: ideata per essere cucinata direttamente da surgelata in acqua bollente, come una piccola scorciatoia domestica, che non tradisce il lavoro del laboratorio. È un modo contemporaneo di proteggere l’artigianato: non imbalsamarlo, ma renderlo fruibile nella quotidianità.

Tra i piatti firma, due polarità — come nel nome.

I Ravioli di Pizzocchero sono stagionali, invernali e portano dentro la montagna come dispensa: sapida, netta, identitaria. Un omaggio alle origini che non diventa nostalgia, ma sostanza.

I Ravioli Cacio e pepe, invece, sono diventati il piatto più iconico quasi “a loro insaputa”: richiesti dai clienti tutto l’anno, trasformati dal desiderio collettivo in un grande classico. E c’è qualcosa di dolce in questa dinamica: un locale che ascolta e accetta di essere definito anche da chi lo frequenta.

Le materie prime seguono una logica di filiera vigilata, quasi morale: la carne arriva esclusivamente dalla Macelleria Ostinelli in Alta Brianza; le farine passano da Molino dalla Giovanna e La Molisana, con una specifica integrale 100% di Mulino Caputo. Lo chef evita il più possibile la grande distribuzione: non per posa, ma per controllo sensoriale e tecnico, per sapere sempre dove nasce il sapore.

E così LÜF diventa un piccolo patrimonio vivo: non un “format”, non una scenografia, ma un laboratorio che difende l’atto più semplice e più difficile — far mangiare bene, con coerenza. Uovo e lupo: delicatezza della sfoglia e fame che chiede verità. In mezzo, il raviolo come soglia. E Milano, quando se ne accorge, torna.

ubicazione

genesi

C’è un sostantivo che, da solo, contiene già un’intera poetica. LÜF— viene da una parola del vernacolo della Valtellina che tiene insieme due estremi praticamente identici nel loro modo di pronunciarli: l’uovo e il lupo. Materia primaria e istinto; quindi cura domestica e “fame viscerale - da lupi- per l’appunto”. Non è solo un’insegna: è una tensione, un modo di dichiarare che la pasta — qui — non sarà mai un vezzo, ma una necessità, ben fatta.

L’apertura, a Milano, ha una data netta: 31 agosto 2023. A firmarla sono Marco Poncia e Arianna Morini, compagni da dieci anni: non una società “a progetto”, ma una vita che si riverbera nel lavoro con la serietà di chi sa che ogni giorno è una prova.

Marco arriva da una traiettoria che costruisce struttura, più che vanità: Trussardi alla Scala, Mudec con Enrico Bartolini, esperienze con Andrea Ribaldone, la gestione del Food Loft di Simone Rugiati, l’apertura dell’Osteria del Malnat, e la collaborazione con Cesare Battisti da Ratanà. Non è una lista per decorare: è il lessico tecnico che serve quando scegli di vivere di pasta ripiena, cioè di precisione.

Arianna arriva invece da un altro registro: ex educatrice cinofila, cambia settore dopo il Covid e diventa presenza operativa dell’attività — “assaggiatrice ufficiale”, con quella ironia che spesso accompagna le cose serie. Insieme tengono in piedi LÜF in una zona residenziale, con poco passaggio: un luogo dove niente è garantito e tutto va meritato. E allora il locale cresce su una doppia fedeltà: il racconto sui social e la clientela di quartiere, quella che torna perché ha capito.

Sotto, quasi invisibile, sta la parte più rara cui i titolari credono strenuamente: la disciplina della sostenibilità.

magie

La magia, qui, non è trucco: è gesto ripetuto, finché diventa affidabile. La specialità assoluta di LÜF è la pasta ripiena artigianale, trattata con una filosofia limpida: cucinata al momento — oppure pronto per attraversare la soglia di casa senza perdere identità.

La pasta si può mangiare sul posto, acquistare fresca, oppure abbattuta, con una “shelf-life” di sei mesi: ideata per essere cucinata direttamente da surgelata in acqua bollente, come una piccola scorciatoia domestica, che non tradisce il lavoro del laboratorio. È un modo contemporaneo di proteggere l’artigianato: non imbalsamarlo, ma renderlo fruibile nella quotidianità.

Tra i piatti firma, due polarità — come nel nome.

I Ravioli di Pizzocchero sono stagionali, invernali e portano dentro la montagna come dispensa: sapida, netta, identitaria. Un omaggio alle origini che non diventa nostalgia, ma sostanza.

I Ravioli Cacio e pepe, invece, sono diventati il piatto più iconico quasi “a loro insaputa”: richiesti dai clienti tutto l’anno, trasformati dal desiderio collettivo in un grande classico. E c’è qualcosa di dolce in questa dinamica: un locale che ascolta e accetta di essere definito anche da chi lo frequenta.

Le materie prime seguono una logica di filiera vigilata, quasi morale: la carne arriva esclusivamente dalla Macelleria Ostinelli in Alta Brianza; le farine passano da Molino dalla Giovanna e La Molisana, con una specifica integrale 100% di Mulino Caputo. Lo chef evita il più possibile la grande distribuzione: non per posa, ma per controllo sensoriale e tecnico, per sapere sempre dove nasce il sapore.

E così LÜF diventa un piccolo patrimonio vivo: non un “format”, non una scenografia, ma un laboratorio che difende l’atto più semplice e più difficile — far mangiare bene, con coerenza. Uovo e lupo: delicatezza della sfoglia e fame che chiede verità. In mezzo, il raviolo come soglia. E Milano, quando se ne accorge, torna.

ubicazione