


genesi
Ci sono progetti che non nascono da una “nicchia”, ma da un’impellente fisiologica necessità: quella di restituire alla tavola ciò che una diagnosi sembrerebbe togliere ‘ex abrupto’ — il rito, la domenica, la pasta come lessico familiare. Il gusto ritrovato è questo: un laboratorio che non “compensa” la tradizione, la rimette in circolo, senza esilio né scorciatoie.
La scena si apre molto prima del 2014. Principia nel 1995, quando Antonella Saglioni scopre di essere celiaca, in un’epoca in cui la celiachia era quasi un linguaggio senza dizionario: pochissimi prodotti - spesso insapore e ordinari – convenzionati e reperibili in farmacia.
Nel 2014, a Bologna, quell’esperienza personale diviene forma concreta: nasce il laboratorio. Non come semplice attività, ma come gesto di protezione. Perché la celiachia, in casa Saglioni, non è rimasta una vicenda individuale: ha interessato anche i tre figli. E allora l’urgenza si fa missione: impastare a mano pane, pasta e dolci della tradizione in versione senza glutine, così che nessuno — a tavola — debba più sentirsi “ospite” o, peggio, “eccezione”, “esule”.
Da lì, l’evoluzione è rapida ma coerente: il progetto cresce senza perdere l’anima. Dopo il consolidamento della sede bolognese, nel 2019 arriva Milano: un secondo punto vendita, rifornito ogni giorno da prodotti freschi che partono all’alba dall’Emilia, come un ponte quotidiano tra origine e città. Oggi la squadra supera i dieci dipendenti, e resta familiare anche grazie alla presenza stabile di Pietro, il secondogenito di Antonella: perché certe imprese, per reggere, hanno bisogno di tecnica — ma per durare, anche di sangue e tanta dedizione.
magie
Fare pasta fresca senza la maglia glutinica non è un “adattamento”: è un esercizio di equilibrio, quasi una fisica domestica. L’impasto, privo di quella struttura elastica che normalmente regge la sfoglia, rischia lo strappo, lo sfarinamento, l’abbandono fragile.
Qui la soluzione non è travestimento, ma architettura: uova come sostegno necessario (e identitario, in una pasta che vuole restare “fresca” davvero) e una miscela di farine senza glutine studiata con precisione, per ottenere una sfoglia che si lasci tirare, chiudere, plasmare.
Il risultato è una pasta che, in cottura, non chiede indulgenza: tempi e resa sono paragonabili alla pasta fresca tradizionale. E soprattutto, non rinuncia al punto più importante: la sensazione. Quella masticabilità gentile, quella tenuta che consente al ripieno di restare promessa — e non fuga.
Il ricettario attinge al patrimonio di casa: preparazioni rustiche e genuine, “da nonna”, riadattate con intelligenza per il gluten-free — non per imitare, ma per ritrovare.
Tortellini: il cuore della casa, il simbolo più netto di una tradizione dignitosamente restituita, poi Tortelloni, richiestissimi, con una predilezione evidente per la variante alla zucca e Balanzoni: firma identitaria — tortelloni di sfoglia verde che custodiscono ricotta e il ripieno ricco “da tortellino”.
Sfilano anche "i classici da brodo" come Passatelli e Zuppa imperiale, per ricreare l’alfabeto delle domeniche. Non mancano ovviamente le Lasagne al ragù (spesso in versione a pasta gialla) e le Rosette ripiene di prosciutto, con quel fascino casalingo da cucina che "non ha fretta".
Infine una selezione di Lievitati: qui la magia diventa quasi politica, perché colma una delle lacune più dolorose per chi è celiaco: il pane fresco artigianale! Pane in cassetta e panini soffici diventano non solo prodotti, ma coccola quotidiana.
ubicazione
genesi
Ci sono progetti che non nascono da una “nicchia”, ma da un’impellente fisiologica necessità: quella di restituire alla tavola ciò che una diagnosi sembrerebbe togliere ‘ex abrupto’ — il rito, la domenica, la pasta come lessico familiare. Il gusto ritrovato è questo: un laboratorio che non “compensa” la tradizione, la rimette in circolo, senza esilio né scorciatoie.
La scena si apre molto prima del 2014. Principia nel 1995, quando Antonella Saglioni scopre di essere celiaca, in un’epoca in cui la celiachia era quasi un linguaggio senza dizionario: pochissimi prodotti - spesso insapore e ordinari – convenzionati e reperibili in farmacia.
Nel 2014, a Bologna, quell’esperienza personale diviene forma concreta: nasce il laboratorio. Non come semplice attività, ma come gesto di protezione. Perché la celiachia, in casa Saglioni, non è rimasta una vicenda individuale: ha interessato anche i tre figli. E allora l’urgenza si fa missione: impastare a mano pane, pasta e dolci della tradizione in versione senza glutine, così che nessuno — a tavola — debba più sentirsi “ospite” o, peggio, “eccezione”, “esule”.
Da lì, l’evoluzione è rapida ma coerente: il progetto cresce senza perdere l’anima. Dopo il consolidamento della sede bolognese, nel 2019 arriva Milano: un secondo punto vendita, rifornito ogni giorno da prodotti freschi che partono all’alba dall’Emilia, come un ponte quotidiano tra origine e città. Oggi la squadra supera i dieci dipendenti, e resta familiare anche grazie alla presenza stabile di Pietro, il secondogenito di Antonella: perché certe imprese, per reggere, hanno bisogno di tecnica — ma per durare, anche di sangue e tanta dedizione.
magie
Fare pasta fresca senza la maglia glutinica non è un “adattamento”: è un esercizio di equilibrio, quasi una fisica domestica. L’impasto, privo di quella struttura elastica che normalmente regge la sfoglia, rischia lo strappo, lo sfarinamento, l’abbandono fragile.
Qui la soluzione non è travestimento, ma architettura: uova come sostegno necessario (e identitario, in una pasta che vuole restare “fresca” davvero) e una miscela di farine senza glutine studiata con precisione, per ottenere una sfoglia che si lasci tirare, chiudere, plasmare.
Il risultato è una pasta che, in cottura, non chiede indulgenza: tempi e resa sono paragonabili alla pasta fresca tradizionale. E soprattutto, non rinuncia al punto più importante: la sensazione. Quella masticabilità gentile, quella tenuta che consente al ripieno di restare promessa — e non fuga.
Il ricettario attinge al patrimonio di casa: preparazioni rustiche e genuine, “da nonna”, riadattate con intelligenza per il gluten-free — non per imitare, ma per ritrovare.
Tortellini: il cuore della casa, il simbolo più netto di una tradizione dignitosamente restituita, poi Tortelloni, richiestissimi, con una predilezione evidente per la variante alla zucca e Balanzoni: firma identitaria — tortelloni di sfoglia verde che custodiscono ricotta e il ripieno ricco “da tortellino”.
Sfilano anche "i classici da brodo" come Passatelli e Zuppa imperiale, per ricreare l’alfabeto delle domeniche. Non mancano ovviamente le Lasagne al ragù (spesso in versione a pasta gialla) e le Rosette ripiene di prosciutto, con quel fascino casalingo da cucina che "non ha fretta".
Infine una selezione di Lievitati: qui la magia diventa quasi politica, perché colma una delle lacune più dolorose per chi è celiaco: il pane fresco artigianale! Pane in cassetta e panini soffici diventano non solo prodotti, ma coccola quotidiana.
ubicazione
genesi
Ci sono progetti che non nascono da una “nicchia”, ma da un’impellente fisiologica necessità: quella di restituire alla tavola ciò che una diagnosi sembrerebbe togliere ‘ex abrupto’ — il rito, la domenica, la pasta come lessico familiare. Il gusto ritrovato è questo: un laboratorio che non “compensa” la tradizione, la rimette in circolo, senza esilio né scorciatoie.
La scena si apre molto prima del 2014. Principia nel 1995, quando Antonella Saglioni scopre di essere celiaca, in un’epoca in cui la celiachia era quasi un linguaggio senza dizionario: pochissimi prodotti - spesso insapore e ordinari – convenzionati e reperibili in farmacia.
Nel 2014, a Bologna, quell’esperienza personale diviene forma concreta: nasce il laboratorio. Non come semplice attività, ma come gesto di protezione. Perché la celiachia, in casa Saglioni, non è rimasta una vicenda individuale: ha interessato anche i tre figli. E allora l’urgenza si fa missione: impastare a mano pane, pasta e dolci della tradizione in versione senza glutine, così che nessuno — a tavola — debba più sentirsi “ospite” o, peggio, “eccezione”, “esule”.
Da lì, l’evoluzione è rapida ma coerente: il progetto cresce senza perdere l’anima. Dopo il consolidamento della sede bolognese, nel 2019 arriva Milano: un secondo punto vendita, rifornito ogni giorno da prodotti freschi che partono all’alba dall’Emilia, come un ponte quotidiano tra origine e città. Oggi la squadra supera i dieci dipendenti, e resta familiare anche grazie alla presenza stabile di Pietro, il secondogenito di Antonella: perché certe imprese, per reggere, hanno bisogno di tecnica — ma per durare, anche di sangue e tanta dedizione.
magie
Fare pasta fresca senza la maglia glutinica non è un “adattamento”: è un esercizio di equilibrio, quasi una fisica domestica. L’impasto, privo di quella struttura elastica che normalmente regge la sfoglia, rischia lo strappo, lo sfarinamento, l’abbandono fragile.
Qui la soluzione non è travestimento, ma architettura: uova come sostegno necessario (e identitario, in una pasta che vuole restare “fresca” davvero) e una miscela di farine senza glutine studiata con precisione, per ottenere una sfoglia che si lasci tirare, chiudere, plasmare.
Il risultato è una pasta che, in cottura, non chiede indulgenza: tempi e resa sono paragonabili alla pasta fresca tradizionale. E soprattutto, non rinuncia al punto più importante: la sensazione. Quella masticabilità gentile, quella tenuta che consente al ripieno di restare promessa — e non fuga.
Il ricettario attinge al patrimonio di casa: preparazioni rustiche e genuine, “da nonna”, riadattate con intelligenza per il gluten-free — non per imitare, ma per ritrovare.
Tortellini: il cuore della casa, il simbolo più netto di una tradizione dignitosamente restituita, poi Tortelloni, richiestissimi, con una predilezione evidente per la variante alla zucca e Balanzoni: firma identitaria — tortelloni di sfoglia verde che custodiscono ricotta e il ripieno ricco “da tortellino”.
Sfilano anche "i classici da brodo" come Passatelli e Zuppa imperiale, per ricreare l’alfabeto delle domeniche. Non mancano ovviamente le Lasagne al ragù (spesso in versione a pasta gialla) e le Rosette ripiene di prosciutto, con quel fascino casalingo da cucina che "non ha fretta".
Infine una selezione di Lievitati: qui la magia diventa quasi politica, perché colma una delle lacune più dolorose per chi è celiaco: il pane fresco artigianale! Pane in cassetta e panini soffici diventano non solo prodotti, ma coccola quotidiana.


