
TORTELLINI. LE FAVOLE VANNO IN BRODO
Luca Cesari e Giuseppe Palumbo li raccontano ai più piccoli
05/11/26

TORTELLINI. LE FAVOLE VANNO IN BRODO
Luca Cesari e Giuseppe Palumbo li raccontano ai più piccoli
05/11/26

TORTELLINI. LE FAVOLE VANNO IN BRODO
Luca Cesari e Giuseppe Palumbo li raccontano ai più piccoli
05/11/26
A sei anni di età, ex abrupto, si può chiedere chi abbia inventato i tortellini e mettere in difficoltà un’intera tavolata. La maggior parte dei commensali invocherà Bologna, qualcun altro Modena, pochissimi Valeggio sul Mincio e il suo nodo d’amore; ci sarà chi chiamerà in causa Venere e chi, per prudenza, attribuirà ogni merito alla nonna. Il pranzo potrebbe allora divenire interessante.
A quella curiosità si rivolge Che amor di tortellino, con i testi dello storico della gastronomia Luca Cesari e le illustrazioni di Giuseppe Palumbo, pubblicato da Minerva nella collana «Fatterelli Bolognesi». Ottantasei pagine a colori, pensate per lettori dai sei anni in su: un piccolo formato per una questione sulla quale gli adulti sanno sempre accalorarsi parecchio.
La porta d’ingresso è una favola celebre. Un’osteria a Castelfranco Emilia, la dea Venere, un oste folgorato dalla vista del suo ombelico: abbastanza perché la sfoglia trovi, secondo la leggenda, una sagoma destinata alla gloria. Ma anche le leggende hanno una storia. Questa versione porta la firma di Giuseppe Ceri, bolognese d’adozione: il suo poemetto Origine del tortellino, pubblicato nella raccolta La secchia nel 1908, colloca la nascita contesa a Castelfranco Emilia, fra Bologna e Modena.
Poi si aprono i ricettari. Nel percorso descritto da Cesari compaiono tortelli bolognesi che nel 1501 si friggevano e si cospargevano di zucchero, farce nelle quali figurava il pollo, preparazioni piuttosto lontane da ciò che oggi riconosciamo immediatamente come familiare. Viene voglia di sedersi accanto a un bambino e seguirne le domande. Anche quelle scomode: dunque, prima, si facevano diversamente?
Noi di MilleunaPasta desideriamo accogliere e prendere sul serio le curiosità naif dei piccini, quando il sapore di una scoperta conta più della difesa di una certezza. La storia di una ricetta può entrare in casa insieme a un libro illustrato ed essere evocata mentre si tira la sfoglia.
Venere conserva il suo posto nell’immaginazione collettiva. Sul tavolo, accanto alla farina e i ritaglia di pasta, si può lasciare spazio anche a qualche punto interrogativo.
A sei anni di età, ex abrupto, si può chiedere chi abbia inventato i tortellini e mettere in difficoltà un’intera tavolata. La maggior parte dei commensali invocherà Bologna, qualcun altro Modena, pochissimi Valeggio sul Mincio e il suo nodo d’amore; ci sarà chi chiamerà in causa Venere e chi, per prudenza, attribuirà ogni merito alla nonna. Il pranzo potrebbe allora divenire interessante.
A quella curiosità si rivolge Che amor di tortellino, con i testi dello storico della gastronomia Luca Cesari e le illustrazioni di Giuseppe Palumbo, pubblicato da Minerva nella collana «Fatterelli Bolognesi». Ottantasei pagine a colori, pensate per lettori dai sei anni in su: un piccolo formato per una questione sulla quale gli adulti sanno sempre accalorarsi parecchio.
La porta d’ingresso è una favola celebre. Un’osteria a Castelfranco Emilia, la dea Venere, un oste folgorato dalla vista del suo ombelico: abbastanza perché la sfoglia trovi, secondo la leggenda, una sagoma destinata alla gloria. Ma anche le leggende hanno una storia. Questa versione porta la firma di Giuseppe Ceri, bolognese d’adozione: il suo poemetto Origine del tortellino, pubblicato nella raccolta La secchia nel 1908, colloca la nascita contesa a Castelfranco Emilia, fra Bologna e Modena.
Poi si aprono i ricettari. Nel percorso descritto da Cesari compaiono tortelli bolognesi che nel 1501 si friggevano e si cospargevano di zucchero, farce nelle quali figurava il pollo, preparazioni piuttosto lontane da ciò che oggi riconosciamo immediatamente come familiare. Viene voglia di sedersi accanto a un bambino e seguirne le domande. Anche quelle scomode: dunque, prima, si facevano diversamente?
Noi di MilleunaPasta desideriamo accogliere e prendere sul serio le curiosità naif dei piccini, quando il sapore di una scoperta conta più della difesa di una certezza. La storia di una ricetta può entrare in casa insieme a un libro illustrato ed essere evocata mentre si tira la sfoglia.
Venere conserva il suo posto nell’immaginazione collettiva. Sul tavolo, accanto alla farina e i ritaglia di pasta, si può lasciare spazio anche a qualche punto interrogativo.
A sei anni di età, ex abrupto, si può chiedere chi abbia inventato i tortellini e mettere in difficoltà un’intera tavolata. La maggior parte dei commensali invocherà Bologna, qualcun altro Modena, pochissimi Valeggio sul Mincio e il suo nodo d’amore; ci sarà chi chiamerà in causa Venere e chi, per prudenza, attribuirà ogni merito alla nonna. Il pranzo potrebbe allora divenire interessante.
A quella curiosità si rivolge Che amor di tortellino, con i testi dello storico della gastronomia Luca Cesari e le illustrazioni di Giuseppe Palumbo, pubblicato da Minerva nella collana «Fatterelli Bolognesi». Ottantasei pagine a colori, pensate per lettori dai sei anni in su: un piccolo formato per una questione sulla quale gli adulti sanno sempre accalorarsi parecchio.
La porta d’ingresso è una favola celebre. Un’osteria a Castelfranco Emilia, la dea Venere, un oste folgorato dalla vista del suo ombelico: abbastanza perché la sfoglia trovi, secondo la leggenda, una sagoma destinata alla gloria. Ma anche le leggende hanno una storia. Questa versione porta la firma di Giuseppe Ceri, bolognese d’adozione: il suo poemetto Origine del tortellino, pubblicato nella raccolta La secchia nel 1908, colloca la nascita contesa a Castelfranco Emilia, fra Bologna e Modena.
Poi si aprono i ricettari. Nel percorso descritto da Cesari compaiono tortelli bolognesi che nel 1501 si friggevano e si cospargevano di zucchero, farce nelle quali figurava il pollo, preparazioni piuttosto lontane da ciò che oggi riconosciamo immediatamente come familiare. Viene voglia di sedersi accanto a un bambino e seguirne le domande. Anche quelle scomode: dunque, prima, si facevano diversamente?
Noi di MilleunaPasta desideriamo accogliere e prendere sul serio le curiosità naif dei piccini, quando il sapore di una scoperta conta più della difesa di una certezza. La storia di una ricetta può entrare in casa insieme a un libro illustrato ed essere evocata mentre si tira la sfoglia.
Venere conserva il suo posto nell’immaginazione collettiva. Sul tavolo, accanto alla farina e i ritaglia di pasta, si può lasciare spazio anche a qualche punto interrogativo.



