
LETTURE DI PASTA
“PASTA DIVA” (Andrea Grignaffini, Marsilio Editore, 224 pp.)
11 giu 2026

LETTURE DI PASTA
“PASTA DIVA” (Andrea Grignaffini, Marsilio Editore, 224 pp.)
11 giu 2026

LETTURE DI PASTA
“PASTA DIVA” (Andrea Grignaffini, Marsilio Editore, 224 pp.)
11 giu 2026
Ci sono libri che spiegano un alimento. E poi ci sono libri che, senza irrigidirlo in definizione, gli restituiscono scena, corpo, voce. “Pasta Diva” di Andrea Grignaffini appartiene a questa seconda famiglia: non tratta la pasta come semplice oggetto gastronomico, ma come grande protagonista della cultura italiana, capace di abitare insieme la cucina domestica e quella d’autore, la memoria familiare e il pensiero tecnico, la tradizione e il suo necessario movimento.
Il titolo è già una dichiarazione. La pasta è “diva” non perché si allontani dalla tavola quotidiana, ma perché da secoli vi ritorna sempre da protagonista. Sa essere umile e teatrale, povera e sontuosa, elementare e sofisticatissima. È fatta di grano, acqua, uova, mani, trafile, tempi di cottura, ma anche di geografie, riti, consuetudini, feste, sughi, condimenti, attese. In essa l’Italia ha depositato una parte essenziale del proprio vocabolario materiale.
Il volume, pubblicato da Marsilio nella collana “Mestieri d’Arte” di Fondazione Cologni, è costruito come un viaggio in trentatré capitoli, dedicati ai segreti della pasta: dai formati ai metodi e tempi di cottura, dai sughi ai condimenti, dalle abitudini alle occasioni festive. Il percorso si chiude con un ricettario di trentatré ricette d’autore firmate da grandi chef italiani.
Da un lato c’è la pasta come sapere antico, quotidiano, popolare: una grammatica di gesti ripetuti, tramandati, corretti dal tempo. Dall’altro c’è la pasta come campo di ricerca contemporanea, osservata dagli chef nella sua struttura, nella sua capacità di trattenere il condimento, nella resistenza alla cottura, nella tensione fra forma e salsa, memoria e invenzione.
Grignaffini non cristallizza la pasta nella nostalgia. La osserva mentre muta. E questo è forse il punto più interessante: la tradizione, qui, non è una teca, ma una materia in fermento. Ogni formato porta con sé un’origine, ma anche una possibilità. Ogni ricetta custodisce un passato, ma può essere riaperta, riletta, spostata in un nuovo tempo del gusto.
Le illustrazioni di Paolo Rui aggiungono inoltre al volume una dimensione eterea, visionaria, quasi teatrale. La pasta viene immaginata. Esce dal piatto e diventa figura, maschera, scena, apparizione. Anche questo contribuisce a farne una diva: non un alimento statico, ma un personaggio della nostra cultura materiale.
Per MILLEUNAPASTA, “Pasta Diva” è una lettura preziosa perché conferma una convinzione fondante: la pasta non è un argomento minore. È storia sociale, tecnica artigiana, economia del grano, geografia del gusto, rito familiare, laboratorio contemporaneo. È il luogo in cui l’Italia continua a raccontarsi senza bisogno di retorica, semplicemente attraverso una forma che arriva in tavola a cui basta comparire. Un piatto, una forchetta, un profumo di sugo, una superficie ruvida, un ripieno che si apre. Da lì, ogni volta, ricomincia il racconto.
Ci sono libri che spiegano un alimento. E poi ci sono libri che, senza irrigidirlo in definizione, gli restituiscono scena, corpo, voce. “Pasta Diva” di Andrea Grignaffini appartiene a questa seconda famiglia: non tratta la pasta come semplice oggetto gastronomico, ma come grande protagonista della cultura italiana, capace di abitare insieme la cucina domestica e quella d’autore, la memoria familiare e il pensiero tecnico, la tradizione e il suo necessario movimento.
Il titolo è già una dichiarazione. La pasta è “diva” non perché si allontani dalla tavola quotidiana, ma perché da secoli vi ritorna sempre da protagonista. Sa essere umile e teatrale, povera e sontuosa, elementare e sofisticatissima. È fatta di grano, acqua, uova, mani, trafile, tempi di cottura, ma anche di geografie, riti, consuetudini, feste, sughi, condimenti, attese. In essa l’Italia ha depositato una parte essenziale del proprio vocabolario materiale.
Il volume, pubblicato da Marsilio nella collana “Mestieri d’Arte” di Fondazione Cologni, è costruito come un viaggio in trentatré capitoli, dedicati ai segreti della pasta: dai formati ai metodi e tempi di cottura, dai sughi ai condimenti, dalle abitudini alle occasioni festive. Il percorso si chiude con un ricettario di trentatré ricette d’autore firmate da grandi chef italiani.
Da un lato c’è la pasta come sapere antico, quotidiano, popolare: una grammatica di gesti ripetuti, tramandati, corretti dal tempo. Dall’altro c’è la pasta come campo di ricerca contemporanea, osservata dagli chef nella sua struttura, nella sua capacità di trattenere il condimento, nella resistenza alla cottura, nella tensione fra forma e salsa, memoria e invenzione.
Grignaffini non cristallizza la pasta nella nostalgia. La osserva mentre muta. E questo è forse il punto più interessante: la tradizione, qui, non è una teca, ma una materia in fermento. Ogni formato porta con sé un’origine, ma anche una possibilità. Ogni ricetta custodisce un passato, ma può essere riaperta, riletta, spostata in un nuovo tempo del gusto.
Le illustrazioni di Paolo Rui aggiungono inoltre al volume una dimensione eterea, visionaria, quasi teatrale. La pasta viene immaginata. Esce dal piatto e diventa figura, maschera, scena, apparizione. Anche questo contribuisce a farne una diva: non un alimento statico, ma un personaggio della nostra cultura materiale.
Per MILLEUNAPASTA, “Pasta Diva” è una lettura preziosa perché conferma una convinzione fondante: la pasta non è un argomento minore. È storia sociale, tecnica artigiana, economia del grano, geografia del gusto, rito familiare, laboratorio contemporaneo. È il luogo in cui l’Italia continua a raccontarsi senza bisogno di retorica, semplicemente attraverso una forma che arriva in tavola a cui basta comparire. Un piatto, una forchetta, un profumo di sugo, una superficie ruvida, un ripieno che si apre. Da lì, ogni volta, ricomincia il racconto.
Ci sono libri che spiegano un alimento. E poi ci sono libri che, senza irrigidirlo in definizione, gli restituiscono scena, corpo, voce. “Pasta Diva” di Andrea Grignaffini appartiene a questa seconda famiglia: non tratta la pasta come semplice oggetto gastronomico, ma come grande protagonista della cultura italiana, capace di abitare insieme la cucina domestica e quella d’autore, la memoria familiare e il pensiero tecnico, la tradizione e il suo necessario movimento.
Il titolo è già una dichiarazione. La pasta è “diva” non perché si allontani dalla tavola quotidiana, ma perché da secoli vi ritorna sempre da protagonista. Sa essere umile e teatrale, povera e sontuosa, elementare e sofisticatissima. È fatta di grano, acqua, uova, mani, trafile, tempi di cottura, ma anche di geografie, riti, consuetudini, feste, sughi, condimenti, attese. In essa l’Italia ha depositato una parte essenziale del proprio vocabolario materiale.
Il volume, pubblicato da Marsilio nella collana “Mestieri d’Arte” di Fondazione Cologni, è costruito come un viaggio in trentatré capitoli, dedicati ai segreti della pasta: dai formati ai metodi e tempi di cottura, dai sughi ai condimenti, dalle abitudini alle occasioni festive. Il percorso si chiude con un ricettario di trentatré ricette d’autore firmate da grandi chef italiani.
Da un lato c’è la pasta come sapere antico, quotidiano, popolare: una grammatica di gesti ripetuti, tramandati, corretti dal tempo. Dall’altro c’è la pasta come campo di ricerca contemporanea, osservata dagli chef nella sua struttura, nella sua capacità di trattenere il condimento, nella resistenza alla cottura, nella tensione fra forma e salsa, memoria e invenzione.
Grignaffini non cristallizza la pasta nella nostalgia. La osserva mentre muta. E questo è forse il punto più interessante: la tradizione, qui, non è una teca, ma una materia in fermento. Ogni formato porta con sé un’origine, ma anche una possibilità. Ogni ricetta custodisce un passato, ma può essere riaperta, riletta, spostata in un nuovo tempo del gusto.
Le illustrazioni di Paolo Rui aggiungono inoltre al volume una dimensione eterea, visionaria, quasi teatrale. La pasta viene immaginata. Esce dal piatto e diventa figura, maschera, scena, apparizione. Anche questo contribuisce a farne una diva: non un alimento statico, ma un personaggio della nostra cultura materiale.
Per MILLEUNAPASTA, “Pasta Diva” è una lettura preziosa perché conferma una convinzione fondante: la pasta non è un argomento minore. È storia sociale, tecnica artigiana, economia del grano, geografia del gusto, rito familiare, laboratorio contemporaneo. È il luogo in cui l’Italia continua a raccontarsi senza bisogno di retorica, semplicemente attraverso una forma che arriva in tavola a cui basta comparire. Un piatto, una forchetta, un profumo di sugo, una superficie ruvida, un ripieno che si apre. Da lì, ogni volta, ricomincia il racconto.



