
LETTURE DI PASTA
AA.VV., ARTISTI DELLA PASTA (Italia Squisita, 2025, 264 pp.)
9 lug 2026

LETTURE DI PASTA
AA.VV., ARTISTI DELLA PASTA (Italia Squisita, 2025, 264 pp.)
9 lug 2026

LETTURE DI PASTA
AA.VV., ARTISTI DELLA PASTA (Italia Squisita, 2025, 264 pp.)
9 lug 2026
Ci sono libri che raccontano la pasta per lo più come geografia domestica, altri che la osservano come icona nazionale, altri ancora che la inseguono nel territorio della tecnica. Artisti della pasta, volume collettivo pubblicato da Italia Squisita, sceglie un approccio diverso: guarda alla pasta secca trafilata al bronzo come materia d’autore, superficie viva, architettura del gusto.
Nato attorno al progetto Artisti di Al Bronzo Barilla, il libro riunisce 100 ricette firmate da 100 chef italiani, chiamati a interpretare la pasta non come semplice base da condire, ma come presenza attiva del piatto. Il formato, qui, non è mai dettaglio secondario: diventa vieppiù volume, presa, cavità, nervatura, ansa fisica in cui il condimento trova appiglio e la masticazione costruisce senso.
Il bronzo, allora, non appare soltanto come richiamo abusato a una tradizione produttiva. Diventa piuttosto un eloquio della superficie. La rugosità non è orpello, ma funzione; la pasta non si limita ad accogliere il sugo, lo trattiene, lo misura, lo restituisce al palato attraverso una diversa intensità tattile e gustativa.
In questa prospettiva, si riporta l’attenzione là dove spesso lo sguardo è sin troppo spiccio. Sul rapporto tra forma e salsa, tra trafila e morso, tra gesto industriale e pensiero gastronomico. La pasta secca, alimento quotidiano per eccellenza, viene così sottratta alla sua apparente ovvietà e riconsegnata a una dimensione progettuale.
Naturalmente, trattandosi di un’opera nata in dialogo con un marchio, il rischio celebrativo esiste. Ma quando il libro si concentra sulla materia — sulla sua tenuta, sulla sua capacità di assorbire, trattenere, resistere — riesce a dire qualcosa di più interessante della semplice promozione: ricorda che ogni formato è un’idea, ogni superficie una scelta, ogni piatto di pasta una piccola costruzione di equilibrio.
Perché la pasta, prima ancora di essere condita, è già pensata. E nella sua pelle ruvida, nel suo modo di lasciarsi attraversare dal sugo, continua a custodire una delle più silenziose intelligenze della cucina italiana.
Ci sono libri che raccontano la pasta per lo più come geografia domestica, altri che la osservano come icona nazionale, altri ancora che la inseguono nel territorio della tecnica. Artisti della pasta, volume collettivo pubblicato da Italia Squisita, sceglie un approccio diverso: guarda alla pasta secca trafilata al bronzo come materia d’autore, superficie viva, architettura del gusto.
Nato attorno al progetto Artisti di Al Bronzo Barilla, il libro riunisce 100 ricette firmate da 100 chef italiani, chiamati a interpretare la pasta non come semplice base da condire, ma come presenza attiva del piatto. Il formato, qui, non è mai dettaglio secondario: diventa vieppiù volume, presa, cavità, nervatura, ansa fisica in cui il condimento trova appiglio e la masticazione costruisce senso.
Il bronzo, allora, non appare soltanto come richiamo abusato a una tradizione produttiva. Diventa piuttosto un eloquio della superficie. La rugosità non è orpello, ma funzione; la pasta non si limita ad accogliere il sugo, lo trattiene, lo misura, lo restituisce al palato attraverso una diversa intensità tattile e gustativa.
In questa prospettiva, si riporta l’attenzione là dove spesso lo sguardo è sin troppo spiccio. Sul rapporto tra forma e salsa, tra trafila e morso, tra gesto industriale e pensiero gastronomico. La pasta secca, alimento quotidiano per eccellenza, viene così sottratta alla sua apparente ovvietà e riconsegnata a una dimensione progettuale.
Naturalmente, trattandosi di un’opera nata in dialogo con un marchio, il rischio celebrativo esiste. Ma quando il libro si concentra sulla materia — sulla sua tenuta, sulla sua capacità di assorbire, trattenere, resistere — riesce a dire qualcosa di più interessante della semplice promozione: ricorda che ogni formato è un’idea, ogni superficie una scelta, ogni piatto di pasta una piccola costruzione di equilibrio.
Perché la pasta, prima ancora di essere condita, è già pensata. E nella sua pelle ruvida, nel suo modo di lasciarsi attraversare dal sugo, continua a custodire una delle più silenziose intelligenze della cucina italiana.
Ci sono libri che raccontano la pasta per lo più come geografia domestica, altri che la osservano come icona nazionale, altri ancora che la inseguono nel territorio della tecnica. Artisti della pasta, volume collettivo pubblicato da Italia Squisita, sceglie un approccio diverso: guarda alla pasta secca trafilata al bronzo come materia d’autore, superficie viva, architettura del gusto.
Nato attorno al progetto Artisti di Al Bronzo Barilla, il libro riunisce 100 ricette firmate da 100 chef italiani, chiamati a interpretare la pasta non come semplice base da condire, ma come presenza attiva del piatto. Il formato, qui, non è mai dettaglio secondario: diventa vieppiù volume, presa, cavità, nervatura, ansa fisica in cui il condimento trova appiglio e la masticazione costruisce senso.
Il bronzo, allora, non appare soltanto come richiamo abusato a una tradizione produttiva. Diventa piuttosto un eloquio della superficie. La rugosità non è orpello, ma funzione; la pasta non si limita ad accogliere il sugo, lo trattiene, lo misura, lo restituisce al palato attraverso una diversa intensità tattile e gustativa.
In questa prospettiva, si riporta l’attenzione là dove spesso lo sguardo è sin troppo spiccio. Sul rapporto tra forma e salsa, tra trafila e morso, tra gesto industriale e pensiero gastronomico. La pasta secca, alimento quotidiano per eccellenza, viene così sottratta alla sua apparente ovvietà e riconsegnata a una dimensione progettuale.
Naturalmente, trattandosi di un’opera nata in dialogo con un marchio, il rischio celebrativo esiste. Ma quando il libro si concentra sulla materia — sulla sua tenuta, sulla sua capacità di assorbire, trattenere, resistere — riesce a dire qualcosa di più interessante della semplice promozione: ricorda che ogni formato è un’idea, ogni superficie una scelta, ogni piatto di pasta una piccola costruzione di equilibrio.
Perché la pasta, prima ancora di essere condita, è già pensata. E nella sua pelle ruvida, nel suo modo di lasciarsi attraversare dal sugo, continua a custodire una delle più silenziose intelligenze della cucina italiana.



