WORLD PASTADAY

25/10/25

WORLD PASTADAY

25/10/25

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25/10/25

Oggi, 25 ottobre, il mondo intero celebra Sua Maestà la Pasta: la regina assoluta della tavola italiana, simbolo di un’identità che non conosce limiti né confini.

L’Italia ha imparato a riconoscersi anche davanti a un piatto di pasta: da Artusi ai trattati contemporanei, la nostra “lingua di semola” ha unito dialetti e stagioni, case e osterie. Ogni formato è un piccolo monumento civile: lo zito che dice attesa, l’orecchietta che custodisce il gesto, il fusillo al ferretto che tramanda il sapere affettuoso delle nonne. È un patrimonio vivo, fatto di mani e memoria.

Dagli spaghetti all’amatriciana alla pasta con le sarde, fino agli spaghetti and meatballs d’oltreoceano — eredità poetica dei nostri emigranti del primo Novecento — ogni piatto è una forma d’amore che si rinnova.

Nessun alimento racconta l’Italia con la stessa intensità. Nessuno sa unire popoli e memorie con tanta naturalezza.

E anche oggi, nonostante i dazi e le contese economiche (quelli imposti dall’amministrazione Trump, ad esempio), la Pasta continua a farsi ambasciatrice silenziosa della nostra cultura, impastando bellezza, resilienza, memoria e quotidianità.

Il suo successo è anche una questione di benessere: lo sanno bene nutrizionisti e sportivi. Un piatto di spaghetti integrali al pomodoro e basilico non è soltanto equilibrio nutrizionale — è felicità commestibile e salubrità.

E poi ci sono i comfort food dell’anima: la lasagna alla bolognese, crostigliante in superficie e materna nel cuore, o la minestrina in brodo che la nonna ci preparava quando avevamo la febbre e ci faceva sorbire a letto — quella che sapeva di burro, glutammato e affetto; poi ancora la pasta e patate alla napoletana, con provola, quella che è migliore il giorno dopo, “azzeccata”, ossia bella tirata e mai brodosa.

Oggi, più che mai, la Pasta è un atto di speranza. È il filo dorato che unisce le nostre cucine al mondo, una carezza calda in un tempo ìncerto e fragile.

Celebriamola così: con gratitudine, con rispetto, con fame di futuro.

Oggi, 25 ottobre, il mondo intero celebra Sua Maestà la Pasta: la regina assoluta della tavola italiana, simbolo di un’identità che non conosce limiti né confini.

L’Italia ha imparato a riconoscersi anche davanti a un piatto di pasta: da Artusi ai trattati contemporanei, la nostra “lingua di semola” ha unito dialetti e stagioni, case e osterie. Ogni formato è un piccolo monumento civile: lo zito che dice attesa, l’orecchietta che custodisce il gesto, il fusillo al ferretto che tramanda il sapere affettuoso delle nonne. È un patrimonio vivo, fatto di mani e memoria.

Dagli spaghetti all’amatriciana alla pasta con le sarde, fino agli spaghetti and meatballs d’oltreoceano — eredità poetica dei nostri emigranti del primo Novecento — ogni piatto è una forma d’amore che si rinnova.

Nessun alimento racconta l’Italia con la stessa intensità. Nessuno sa unire popoli e memorie con tanta naturalezza.

E anche oggi, nonostante i dazi e le contese economiche (quelli imposti dall’amministrazione Trump, ad esempio), la Pasta continua a farsi ambasciatrice silenziosa della nostra cultura, impastando bellezza, resilienza, memoria e quotidianità.

Il suo successo è anche una questione di benessere: lo sanno bene nutrizionisti e sportivi. Un piatto di spaghetti integrali al pomodoro e basilico non è soltanto equilibrio nutrizionale — è felicità commestibile e salubrità.

E poi ci sono i comfort food dell’anima: la lasagna alla bolognese, crostigliante in superficie e materna nel cuore, o la minestrina in brodo che la nonna ci preparava quando avevamo la febbre e ci faceva sorbire a letto — quella che sapeva di burro, glutammato e affetto; poi ancora la pasta e patate alla napoletana, con provola, quella che è migliore il giorno dopo, “azzeccata”, ossia bella tirata e mai brodosa.

Oggi, più che mai, la Pasta è un atto di speranza. È il filo dorato che unisce le nostre cucine al mondo, una carezza calda in un tempo ìncerto e fragile.

Celebriamola così: con gratitudine, con rispetto, con fame di futuro.

Oggi, 25 ottobre, il mondo intero celebra Sua Maestà la Pasta: la regina assoluta della tavola italiana, simbolo di un’identità che non conosce limiti né confini.

L’Italia ha imparato a riconoscersi anche davanti a un piatto di pasta: da Artusi ai trattati contemporanei, la nostra “lingua di semola” ha unito dialetti e stagioni, case e osterie. Ogni formato è un piccolo monumento civile: lo zito che dice attesa, l’orecchietta che custodisce il gesto, il fusillo al ferretto che tramanda il sapere affettuoso delle nonne. È un patrimonio vivo, fatto di mani e memoria.

Dagli spaghetti all’amatriciana alla pasta con le sarde, fino agli spaghetti and meatballs d’oltreoceano — eredità poetica dei nostri emigranti del primo Novecento — ogni piatto è una forma d’amore che si rinnova.

Nessun alimento racconta l’Italia con la stessa intensità. Nessuno sa unire popoli e memorie con tanta naturalezza.

E anche oggi, nonostante i dazi e le contese economiche (quelli imposti dall’amministrazione Trump, ad esempio), la Pasta continua a farsi ambasciatrice silenziosa della nostra cultura, impastando bellezza, resilienza, memoria e quotidianità.

Il suo successo è anche una questione di benessere: lo sanno bene nutrizionisti e sportivi. Un piatto di spaghetti integrali al pomodoro e basilico non è soltanto equilibrio nutrizionale — è felicità commestibile e salubrità.

E poi ci sono i comfort food dell’anima: la lasagna alla bolognese, crostigliante in superficie e materna nel cuore, o la minestrina in brodo che la nonna ci preparava quando avevamo la febbre e ci faceva sorbire a letto — quella che sapeva di burro, glutammato e affetto; poi ancora la pasta e patate alla napoletana, con provola, quella che è migliore il giorno dopo, “azzeccata”, ossia bella tirata e mai brodosa.

Oggi, più che mai, la Pasta è un atto di speranza. È il filo dorato che unisce le nostre cucine al mondo, una carezza calda in un tempo ìncerto e fragile.

Celebriamola così: con gratitudine, con rispetto, con fame di futuro.