2000

Morgongiori

Pastificio

2000

Morgongiori

Pastificio

2000

Morgongiori

Pastificio

genesi

Ci sono paesi che custodiscono un sapere così profondamente radicato nella vita quotidiana da sembrare invisibile perfino ai suoi abitanti. Morgongiori, piccolo centro ai piedi del Monte Arci, è uno di questi. Per generazioni, le Lorighittas sono rimaste un rito meramente domestico: una pasta allestita nelle abitazioni soprattutto in occasione delle grandi feste, affidata alle falangi diligenti e muliebri del paese e perpetuata senza ricette scritte, ma attraverso la semplice osservazione e la memoria.

Nel 2000 la famiglia Massa compie un passo che, allora, appariva quasi controcorrente: avvia il primo laboratorio interamente dedicato alla produzione delle Lorighittas. Non per trasformare una tradizione in un prodotto qualsiasi, ma per impedire loro di svanire.

Dietro quella scelta c'è soprattutto il sapere femminile della famiglia. Sono la madre di Maria Chiara e la zia materna, Rita Atzeni, a trasferire nel laboratorio un gesto che fino ad allora apparteneva esclusivamente al focolare. È grazie alle loro mani se una pratica destinata alla fruizione domestica riesce ad affacciarsi sul mercato senza perdere la propria peculiarità.

Nel 2022 arriva un passaggio naturale quanto delicato. La guida dell'attività passa alla giovanissima Maria Chiara Massa, che raccoglie il testimone della famiglia portando il laboratorio dentro uno ‘zing’ di modernità. Alla continuità della produzione artigianale, affianca una comunicazione contemporanea, raccontando al mondo una storia che continua però a nascere nello stesso territorio, con gli stessi riti e con lo stesso rispetto per la tradizione.

Il Grano d'Oro rimane così un laboratorio familiare, ma diventa anche il custode di una memoria collettiva che appartiene a Morgongiori e, attraverso Morgongiori, alla cultura della pasta italiana.

magie

La magia del Laboratorio Il Grano d’Oro risiede in quel piccolissimo intervallo che separa il pollice dall'indice.

È lì che prende forma la Lorighitta, probabilmente una delle paste più complesse della tradizione italiana. Da un unico filo sottilissimo di semola prende vita un intreccio perfettamente avvolto su sé stesso, costruito con una rapidità sinuosità e una precisione che solo anni di esperienza riescono a rendere spontanei.

Il nome richiama la loriga, l'anello dei buoi: immagini di una Sardegna dove la fatica, gli armenti e la terra condividevano lo stesso paesaggio e proprio da quell'antico simbolo, fiorisce una forma che ancora oggi identifica un’intera comunità.

Il procedimento è rimasto sostanzialmente immutato. Il filo di pasta viene ritorto due volte intorno alle dita, intrecciato con movimenti rapidi e infine richiuso ad anello. Nessuna lorighitta è perfettamente identica all'altra. È proprio questa deliziosa e lieve differenza imperfetta, a raccontare la presenza della mano umana.

Maria Chiara Massa tiene a ribadire un principio che va oltre la gastronomia. Le Lorighittas non appartengono genericamente alla Sardegna: appartengono a Morgongiori. Come ogni territorio custodisce la propria lingua, così ogni comunità conserva la propria geografia della pasta. Nel Nuorese vivono negli aurei Su Filindeu; qui, invece, è l'intreccio delle Lorighittas a raccontare la storia del luogo.

Accanto a questa specialità il laboratorio continua a produrre anche Sa Fregua, ancora ottenuta sfregando lentamente la semola nei recipienti di terracotta secondo la tradizione locale, e i Malloreddus, oggi realizzati anche attraverso trafile in bronzo che permettono di conservare quella rugosità indispensabile ad accogliere il condimento.

Quando infine le Lorighittas arrivano nel piatto, spesso accompagnate dai tradizionali sughi di gallina o di cinghiale, restituiscono qualcosa che va oltre il sapore. L'intreccio continua a percepirsi anche durante la masticazione, trasformando un gesto quotidiano in un piccolo esercizio di memoria, raccontando il luogo in cui sono germinate, le mani che le hanno custodite e il tempo che continua, silenziosamente, ad abitarle.

ubicazione

genesi

Ci sono paesi che custodiscono un sapere così profondamente radicato nella vita quotidiana da sembrare invisibile perfino ai suoi abitanti. Morgongiori, piccolo centro ai piedi del Monte Arci, è uno di questi. Per generazioni, le Lorighittas sono rimaste un rito meramente domestico: una pasta allestita nelle abitazioni soprattutto in occasione delle grandi feste, affidata alle falangi diligenti e muliebri del paese e perpetuata senza ricette scritte, ma attraverso la semplice osservazione e la memoria.

Nel 2000 la famiglia Massa compie un passo che, allora, appariva quasi controcorrente: avvia il primo laboratorio interamente dedicato alla produzione delle Lorighittas. Non per trasformare una tradizione in un prodotto qualsiasi, ma per impedire loro di svanire.

Dietro quella scelta c'è soprattutto il sapere femminile della famiglia. Sono la madre di Maria Chiara e la zia materna, Rita Atzeni, a trasferire nel laboratorio un gesto che fino ad allora apparteneva esclusivamente al focolare. È grazie alle loro mani se una pratica destinata alla fruizione domestica riesce ad affacciarsi sul mercato senza perdere la propria peculiarità.

Nel 2022 arriva un passaggio naturale quanto delicato. La guida dell'attività passa alla giovanissima Maria Chiara Massa, che raccoglie il testimone della famiglia portando il laboratorio dentro uno ‘zing’ di modernità. Alla continuità della produzione artigianale, affianca una comunicazione contemporanea, raccontando al mondo una storia che continua però a nascere nello stesso territorio, con gli stessi riti e con lo stesso rispetto per la tradizione.

Il Grano d'Oro rimane così un laboratorio familiare, ma diventa anche il custode di una memoria collettiva che appartiene a Morgongiori e, attraverso Morgongiori, alla cultura della pasta italiana.

magie

La magia del Laboratorio Il Grano d’Oro risiede in quel piccolissimo intervallo che separa il pollice dall'indice.

È lì che prende forma la Lorighitta, probabilmente una delle paste più complesse della tradizione italiana. Da un unico filo sottilissimo di semola prende vita un intreccio perfettamente avvolto su sé stesso, costruito con una rapidità sinuosità e una precisione che solo anni di esperienza riescono a rendere spontanei.

Il nome richiama la loriga, l'anello dei buoi: immagini di una Sardegna dove la fatica, gli armenti e la terra condividevano lo stesso paesaggio e proprio da quell'antico simbolo, fiorisce una forma che ancora oggi identifica un’intera comunità.

Il procedimento è rimasto sostanzialmente immutato. Il filo di pasta viene ritorto due volte intorno alle dita, intrecciato con movimenti rapidi e infine richiuso ad anello. Nessuna lorighitta è perfettamente identica all'altra. È proprio questa deliziosa e lieve differenza imperfetta, a raccontare la presenza della mano umana.

Maria Chiara Massa tiene a ribadire un principio che va oltre la gastronomia. Le Lorighittas non appartengono genericamente alla Sardegna: appartengono a Morgongiori. Come ogni territorio custodisce la propria lingua, così ogni comunità conserva la propria geografia della pasta. Nel Nuorese vivono negli aurei Su Filindeu; qui, invece, è l'intreccio delle Lorighittas a raccontare la storia del luogo.

Accanto a questa specialità il laboratorio continua a produrre anche Sa Fregua, ancora ottenuta sfregando lentamente la semola nei recipienti di terracotta secondo la tradizione locale, e i Malloreddus, oggi realizzati anche attraverso trafile in bronzo che permettono di conservare quella rugosità indispensabile ad accogliere il condimento.

Quando infine le Lorighittas arrivano nel piatto, spesso accompagnate dai tradizionali sughi di gallina o di cinghiale, restituiscono qualcosa che va oltre il sapore. L'intreccio continua a percepirsi anche durante la masticazione, trasformando un gesto quotidiano in un piccolo esercizio di memoria, raccontando il luogo in cui sono germinate, le mani che le hanno custodite e il tempo che continua, silenziosamente, ad abitarle.

ubicazione

genesi

Ci sono paesi che custodiscono un sapere così profondamente radicato nella vita quotidiana da sembrare invisibile perfino ai suoi abitanti. Morgongiori, piccolo centro ai piedi del Monte Arci, è uno di questi. Per generazioni, le Lorighittas sono rimaste un rito meramente domestico: una pasta allestita nelle abitazioni soprattutto in occasione delle grandi feste, affidata alle falangi diligenti e muliebri del paese e perpetuata senza ricette scritte, ma attraverso la semplice osservazione e la memoria.

Nel 2000 la famiglia Massa compie un passo che, allora, appariva quasi controcorrente: avvia il primo laboratorio interamente dedicato alla produzione delle Lorighittas. Non per trasformare una tradizione in un prodotto qualsiasi, ma per impedire loro di svanire.

Dietro quella scelta c'è soprattutto il sapere femminile della famiglia. Sono la madre di Maria Chiara e la zia materna, Rita Atzeni, a trasferire nel laboratorio un gesto che fino ad allora apparteneva esclusivamente al focolare. È grazie alle loro mani se una pratica destinata alla fruizione domestica riesce ad affacciarsi sul mercato senza perdere la propria peculiarità.

Nel 2022 arriva un passaggio naturale quanto delicato. La guida dell'attività passa alla giovanissima Maria Chiara Massa, che raccoglie il testimone della famiglia portando il laboratorio dentro uno ‘zing’ di modernità. Alla continuità della produzione artigianale, affianca una comunicazione contemporanea, raccontando al mondo una storia che continua però a nascere nello stesso territorio, con gli stessi riti e con lo stesso rispetto per la tradizione.

Il Grano d'Oro rimane così un laboratorio familiare, ma diventa anche il custode di una memoria collettiva che appartiene a Morgongiori e, attraverso Morgongiori, alla cultura della pasta italiana.

magie

La magia del Laboratorio Il Grano d’Oro risiede in quel piccolissimo intervallo che separa il pollice dall'indice.

È lì che prende forma la Lorighitta, probabilmente una delle paste più complesse della tradizione italiana. Da un unico filo sottilissimo di semola prende vita un intreccio perfettamente avvolto su sé stesso, costruito con una rapidità sinuosità e una precisione che solo anni di esperienza riescono a rendere spontanei.

Il nome richiama la loriga, l'anello dei buoi: immagini di una Sardegna dove la fatica, gli armenti e la terra condividevano lo stesso paesaggio e proprio da quell'antico simbolo, fiorisce una forma che ancora oggi identifica un’intera comunità.

Il procedimento è rimasto sostanzialmente immutato. Il filo di pasta viene ritorto due volte intorno alle dita, intrecciato con movimenti rapidi e infine richiuso ad anello. Nessuna lorighitta è perfettamente identica all'altra. È proprio questa deliziosa e lieve differenza imperfetta, a raccontare la presenza della mano umana.

Maria Chiara Massa tiene a ribadire un principio che va oltre la gastronomia. Le Lorighittas non appartengono genericamente alla Sardegna: appartengono a Morgongiori. Come ogni territorio custodisce la propria lingua, così ogni comunità conserva la propria geografia della pasta. Nel Nuorese vivono negli aurei Su Filindeu; qui, invece, è l'intreccio delle Lorighittas a raccontare la storia del luogo.

Accanto a questa specialità il laboratorio continua a produrre anche Sa Fregua, ancora ottenuta sfregando lentamente la semola nei recipienti di terracotta secondo la tradizione locale, e i Malloreddus, oggi realizzati anche attraverso trafile in bronzo che permettono di conservare quella rugosità indispensabile ad accogliere il condimento.

Quando infine le Lorighittas arrivano nel piatto, spesso accompagnate dai tradizionali sughi di gallina o di cinghiale, restituiscono qualcosa che va oltre il sapore. L'intreccio continua a percepirsi anche durante la masticazione, trasformando un gesto quotidiano in un piccolo esercizio di memoria, raccontando il luogo in cui sono germinate, le mani che le hanno custodite e il tempo che continua, silenziosamente, ad abitarle.

ubicazione