


genesi
Sfoglia Rina nasce nel 1963 a Casalecchio di Reno, quando Rina De Franceschi avvia una piccola bottega di pasta fresca. È un tempo in cui la vita domestica sta cambiando: sempre più donne lavorano fuori casa e il gesto quotidiano della sfoglia, un tempo custodito nelle cucine e nei segreti di famiglia, comincia a trovare nuove forme nei laboratori di quartiere.
È una storia di prossimità, di mani e di focolare. Attorno a Rina cresce una dimensione insieme familiare e artigianale, fatta di banco, farina, mattarello e continuità. Più tardi entrerà in bottega anche Lorenzo Scandellari, il nipote, destinato a raccogliere non soltanto un mestiere, ma un modo di intendere la pasta come presenza quotidiana.
A Bologna Lorenzo incontra Catherine Vancaenegem, giovane studentessa universitaria belga. Quello che germina come un legame personale diventerà con gli anni anche un sodalizio professionale: Catherine porta dentro Sfoglia Rina uno sguardo laterale, maturato fuori dalla tradizione bolognese, ma capace di leggerne il potenziale contemporaneo.
Nei primi anni Duemila, la bottega mostra anche la propria fragilità: la clientela storica invecchia, il quartiere offre poco ricambio, il rischio è che quel patrimonio resti cristallizzato nella nostalgia. Lorenzo e Catherine iniziano allora a immaginare un’evoluzione: non tradire la bottega, ma darle futuro.
Il primo passaggio decisivo è il trasferimento nel centro di Casalecchio, con una cucina vera, pensata non solo per vendere pasta fresca ma anche per servire piatti pronti, curati con maggiore consapevolezza gastronomica. Alla tradizione della nonna si affianca così una nuova attenzione alle materie prime, alla precisione delle ricette, alla qualità degli ingredienti.
L’intuizione arriva anche da un modello conviviale conosciuto da Catherine nel Nord Europa: luoghi in cui si può comprare, ma anche fermarsi, sedersi, condividere. Perché non fare lo stesso con la pasta?
Sfoglia Rina diviene così qualcosa di diverso da un ristorante e più ampio di una bottega: un laboratorio di pasta fresca che serve il proprio prodotto. Senza fronzoli, senza rituali rigidi, ma senza perdere il centro della propria identità. La pasta resta il cuore: fatta a mano, venduta al banco, servita a tavola.
magie
Le magie di Sfoglia Rina viaggiano su due binari: la fedeltà alla grammatica bolognese e una sensibilità più vegetale, stagionale, contemporanea.
Sul fronte della tradizione, i due punti di diamante sono il Tortellino e la Lasagna verde. Il primo è il prodotto simbolo: richiede tempo, manualità, precisione, e rappresenta una parte fondamentale del lavoro quotidiano. La seconda racconta invece una classicità generosa ma misurata, non eccessivamente “besciamellosa”, fedele alla memoria bolognese ma con una leggibilità più attuale.
Accanto ai classici, Sfoglia Rina ha costruito negli anni un catalogo sempre più ampio di paste ripiene vegetariane e vegane. Non come concessione alla moda, ma come naturale estensione della cucina italiana, che da sempre conosce piatti vegetali, poveri, essenziali, spesso già privi di ingredienti animali prima ancora che qualcuno li definisse “vegani”.
Da qui nascono sfoglie colorate e ripieni stagionali: una sfoglia nera al carbone vegetale con ripieno di pappa al pomodoro, una sfoglia al caffè con topinambur e cardo, e poi impasti vivificati da spinacio e rapa rossa. Il colore non è ornamento, ma vitalità: un modo per dare corpo, carattere e racconto anche alla sfoglia senza uovo.
Il menu stagionale muta spesso, per seguire realmente la disponibilità delle verdure locali e il loro momento migliore. È qui che la bottega del 1963 incontra il presente: nel custodire il tortellino e nell’aprire la sfoglia a nuove possibilità senza smarrire il gesto da cui tutto ha avuto principio.
ubicazione
ultimi patrimoni
genesi
Sfoglia Rina nasce nel 1963 a Casalecchio di Reno, quando Rina De Franceschi avvia una piccola bottega di pasta fresca. È un tempo in cui la vita domestica sta cambiando: sempre più donne lavorano fuori casa e il gesto quotidiano della sfoglia, un tempo custodito nelle cucine e nei segreti di famiglia, comincia a trovare nuove forme nei laboratori di quartiere.
È una storia di prossimità, di mani e di focolare. Attorno a Rina cresce una dimensione insieme familiare e artigianale, fatta di banco, farina, mattarello e continuità. Più tardi entrerà in bottega anche Lorenzo Scandellari, il nipote, destinato a raccogliere non soltanto un mestiere, ma un modo di intendere la pasta come presenza quotidiana.
A Bologna Lorenzo incontra Catherine Vancaenegem, giovane studentessa universitaria belga. Quello che germina come un legame personale diventerà con gli anni anche un sodalizio professionale: Catherine porta dentro Sfoglia Rina uno sguardo laterale, maturato fuori dalla tradizione bolognese, ma capace di leggerne il potenziale contemporaneo.
Nei primi anni Duemila, la bottega mostra anche la propria fragilità: la clientela storica invecchia, il quartiere offre poco ricambio, il rischio è che quel patrimonio resti cristallizzato nella nostalgia. Lorenzo e Catherine iniziano allora a immaginare un’evoluzione: non tradire la bottega, ma darle futuro.
Il primo passaggio decisivo è il trasferimento nel centro di Casalecchio, con una cucina vera, pensata non solo per vendere pasta fresca ma anche per servire piatti pronti, curati con maggiore consapevolezza gastronomica. Alla tradizione della nonna si affianca così una nuova attenzione alle materie prime, alla precisione delle ricette, alla qualità degli ingredienti.
L’intuizione arriva anche da un modello conviviale conosciuto da Catherine nel Nord Europa: luoghi in cui si può comprare, ma anche fermarsi, sedersi, condividere. Perché non fare lo stesso con la pasta?
Sfoglia Rina diviene così qualcosa di diverso da un ristorante e più ampio di una bottega: un laboratorio di pasta fresca che serve il proprio prodotto. Senza fronzoli, senza rituali rigidi, ma senza perdere il centro della propria identità. La pasta resta il cuore: fatta a mano, venduta al banco, servita a tavola.
magie
Le magie di Sfoglia Rina viaggiano su due binari: la fedeltà alla grammatica bolognese e una sensibilità più vegetale, stagionale, contemporanea.
Sul fronte della tradizione, i due punti di diamante sono il Tortellino e la Lasagna verde. Il primo è il prodotto simbolo: richiede tempo, manualità, precisione, e rappresenta una parte fondamentale del lavoro quotidiano. La seconda racconta invece una classicità generosa ma misurata, non eccessivamente “besciamellosa”, fedele alla memoria bolognese ma con una leggibilità più attuale.
Accanto ai classici, Sfoglia Rina ha costruito negli anni un catalogo sempre più ampio di paste ripiene vegetariane e vegane. Non come concessione alla moda, ma come naturale estensione della cucina italiana, che da sempre conosce piatti vegetali, poveri, essenziali, spesso già privi di ingredienti animali prima ancora che qualcuno li definisse “vegani”.
Da qui nascono sfoglie colorate e ripieni stagionali: una sfoglia nera al carbone vegetale con ripieno di pappa al pomodoro, una sfoglia al caffè con topinambur e cardo, e poi impasti vivificati da spinacio e rapa rossa. Il colore non è ornamento, ma vitalità: un modo per dare corpo, carattere e racconto anche alla sfoglia senza uovo.
Il menu stagionale muta spesso, per seguire realmente la disponibilità delle verdure locali e il loro momento migliore. È qui che la bottega del 1963 incontra il presente: nel custodire il tortellino e nell’aprire la sfoglia a nuove possibilità senza smarrire il gesto da cui tutto ha avuto principio.
ubicazione
ultimi patrimoni
genesi
Sfoglia Rina nasce nel 1963 a Casalecchio di Reno, quando Rina De Franceschi avvia una piccola bottega di pasta fresca. È un tempo in cui la vita domestica sta cambiando: sempre più donne lavorano fuori casa e il gesto quotidiano della sfoglia, un tempo custodito nelle cucine e nei segreti di famiglia, comincia a trovare nuove forme nei laboratori di quartiere.
È una storia di prossimità, di mani e di focolare. Attorno a Rina cresce una dimensione insieme familiare e artigianale, fatta di banco, farina, mattarello e continuità. Più tardi entrerà in bottega anche Lorenzo Scandellari, il nipote, destinato a raccogliere non soltanto un mestiere, ma un modo di intendere la pasta come presenza quotidiana.
A Bologna Lorenzo incontra Catherine Vancaenegem, giovane studentessa universitaria belga. Quello che germina come un legame personale diventerà con gli anni anche un sodalizio professionale: Catherine porta dentro Sfoglia Rina uno sguardo laterale, maturato fuori dalla tradizione bolognese, ma capace di leggerne il potenziale contemporaneo.
Nei primi anni Duemila, la bottega mostra anche la propria fragilità: la clientela storica invecchia, il quartiere offre poco ricambio, il rischio è che quel patrimonio resti cristallizzato nella nostalgia. Lorenzo e Catherine iniziano allora a immaginare un’evoluzione: non tradire la bottega, ma darle futuro.
Il primo passaggio decisivo è il trasferimento nel centro di Casalecchio, con una cucina vera, pensata non solo per vendere pasta fresca ma anche per servire piatti pronti, curati con maggiore consapevolezza gastronomica. Alla tradizione della nonna si affianca così una nuova attenzione alle materie prime, alla precisione delle ricette, alla qualità degli ingredienti.
L’intuizione arriva anche da un modello conviviale conosciuto da Catherine nel Nord Europa: luoghi in cui si può comprare, ma anche fermarsi, sedersi, condividere. Perché non fare lo stesso con la pasta?
Sfoglia Rina diviene così qualcosa di diverso da un ristorante e più ampio di una bottega: un laboratorio di pasta fresca che serve il proprio prodotto. Senza fronzoli, senza rituali rigidi, ma senza perdere il centro della propria identità. La pasta resta il cuore: fatta a mano, venduta al banco, servita a tavola.
magie
Le magie di Sfoglia Rina viaggiano su due binari: la fedeltà alla grammatica bolognese e una sensibilità più vegetale, stagionale, contemporanea.
Sul fronte della tradizione, i due punti di diamante sono il Tortellino e la Lasagna verde. Il primo è il prodotto simbolo: richiede tempo, manualità, precisione, e rappresenta una parte fondamentale del lavoro quotidiano. La seconda racconta invece una classicità generosa ma misurata, non eccessivamente “besciamellosa”, fedele alla memoria bolognese ma con una leggibilità più attuale.
Accanto ai classici, Sfoglia Rina ha costruito negli anni un catalogo sempre più ampio di paste ripiene vegetariane e vegane. Non come concessione alla moda, ma come naturale estensione della cucina italiana, che da sempre conosce piatti vegetali, poveri, essenziali, spesso già privi di ingredienti animali prima ancora che qualcuno li definisse “vegani”.
Da qui nascono sfoglie colorate e ripieni stagionali: una sfoglia nera al carbone vegetale con ripieno di pappa al pomodoro, una sfoglia al caffè con topinambur e cardo, e poi impasti vivificati da spinacio e rapa rossa. Il colore non è ornamento, ma vitalità: un modo per dare corpo, carattere e racconto anche alla sfoglia senza uovo.
Il menu stagionale muta spesso, per seguire realmente la disponibilità delle verdure locali e il loro momento migliore. È qui che la bottega del 1963 incontra il presente: nel custodire il tortellino e nell’aprire la sfoglia a nuove possibilità senza smarrire il gesto da cui tutto ha avuto principio.



