2022

Spinea

Pastificio

2022

Spinea

Pastificio

2022

Spinea

Pastificio

genesi

Ci sono insegne che, prima ancora di trovare un nome, germinano da un incontro. Quello tra Caterina Galli e Giuseppe Torresin avviene nel 2013, dentro una cucina londinese. Lei è nata e cresciuta a Modena, in naturale familiarità con la pasta fresca, e si è formata ad ALMA; lui è di Mestre e giunge dall’Istituto alberghiero Giuseppe Maffioli di Castelfranco Veneto. Si conoscono lavorando insieme da Franco’s, poi proseguono il viaggio professionale a Barcellona. Fin dall’inizio sono coppia nella vita e brigata nel lavoro.

Il ritorno in Italia coincide con la pandemia del 2020 e con quella sospensione che costringe molti a ripensare il proprio mestiere. Per loro diventa il tempo in cui un’intuizione comincia a prendere consistenza: aprire un pastificio. Scelgono il Veneto, la terra natia di Giuseppe, e Spinea, dove la pasta fresca è amata, ma i laboratori artigianali sono ancora pochi. Nel gennaio 2022 apre Mani in Pasta, in un locale rustico, fatto di legno e materia, che racconta già dall’ingresso ciò che accade dietro il banco: un lavoro quotidiano, concreto, interamente svolto sul posto.

magie

L’anima del laboratorio è emiliana, ma non resta immobile dentro la tradizione. Caterina e Giuseppe ne padroneggiano la grammatica, per poi accompagnarla altrove, soprattutto nella pasta ripiena. Accanto ai Tortelli più consueti compaiono farce di brasato al vino rosso, ossobuco o costine di maiale: ripieni profondi, costruiti perché la sfoglia non sia un semplice involucro, ma conservi presenza, consistenza e morso.

Il sigillo resta il Tortellino modenese. La sfoglia all’uovo è sottile ma tenace; il ripieno segue la memoria domestica, con lonza di maiale, mortadella, prosciutto, Parmigiano Reggiano e un tocco di noce moscata. A Spinea, dove il riferimento più familiare è spesso il Tortellino di Valeggio o quello al prosciutto, è diventato una piccola rivelazione: il punto preciso nel quale la storia di Caterina mette radici nella terra di Giuseppe.

Attorno, il banco cambia con le stagioni: Bigoli lavorati al bigolaro, Tagliatelle (anche integrali), Lasagne a sette strati, Rosette modenesi, Passatelli, Ravioli e Tortelli. E poi burri aromatizzati, pensati per accompagnare la pasta ripiena senza soffocarne il carattere, insieme a pesti, salse e ragù di anatra, cortile, cinghiale o cervo.

La magia, qui, non consiste nell’inventare a ogni costo. Sta nel riconoscere quando una tradizione può attraversare un confine senza perdere la propria voce. E nel lasciare che due accenti diversi, sulla sfoglia, diventino infine un unico eloquio.

ubicazione

genesi

Ci sono insegne che, prima ancora di trovare un nome, germinano da un incontro. Quello tra Caterina Galli e Giuseppe Torresin avviene nel 2013, dentro una cucina londinese. Lei è nata e cresciuta a Modena, in naturale familiarità con la pasta fresca, e si è formata ad ALMA; lui è di Mestre e giunge dall’Istituto alberghiero Giuseppe Maffioli di Castelfranco Veneto. Si conoscono lavorando insieme da Franco’s, poi proseguono il viaggio professionale a Barcellona. Fin dall’inizio sono coppia nella vita e brigata nel lavoro.

Il ritorno in Italia coincide con la pandemia del 2020 e con quella sospensione che costringe molti a ripensare il proprio mestiere. Per loro diventa il tempo in cui un’intuizione comincia a prendere consistenza: aprire un pastificio. Scelgono il Veneto, la terra natia di Giuseppe, e Spinea, dove la pasta fresca è amata, ma i laboratori artigianali sono ancora pochi. Nel gennaio 2022 apre Mani in Pasta, in un locale rustico, fatto di legno e materia, che racconta già dall’ingresso ciò che accade dietro il banco: un lavoro quotidiano, concreto, interamente svolto sul posto.

magie

L’anima del laboratorio è emiliana, ma non resta immobile dentro la tradizione. Caterina e Giuseppe ne padroneggiano la grammatica, per poi accompagnarla altrove, soprattutto nella pasta ripiena. Accanto ai Tortelli più consueti compaiono farce di brasato al vino rosso, ossobuco o costine di maiale: ripieni profondi, costruiti perché la sfoglia non sia un semplice involucro, ma conservi presenza, consistenza e morso.

Il sigillo resta il Tortellino modenese. La sfoglia all’uovo è sottile ma tenace; il ripieno segue la memoria domestica, con lonza di maiale, mortadella, prosciutto, Parmigiano Reggiano e un tocco di noce moscata. A Spinea, dove il riferimento più familiare è spesso il Tortellino di Valeggio o quello al prosciutto, è diventato una piccola rivelazione: il punto preciso nel quale la storia di Caterina mette radici nella terra di Giuseppe.

Attorno, il banco cambia con le stagioni: Bigoli lavorati al bigolaro, Tagliatelle (anche integrali), Lasagne a sette strati, Rosette modenesi, Passatelli, Ravioli e Tortelli. E poi burri aromatizzati, pensati per accompagnare la pasta ripiena senza soffocarne il carattere, insieme a pesti, salse e ragù di anatra, cortile, cinghiale o cervo.

La magia, qui, non consiste nell’inventare a ogni costo. Sta nel riconoscere quando una tradizione può attraversare un confine senza perdere la propria voce. E nel lasciare che due accenti diversi, sulla sfoglia, diventino infine un unico eloquio.

ubicazione

genesi

Ci sono insegne che, prima ancora di trovare un nome, germinano da un incontro. Quello tra Caterina Galli e Giuseppe Torresin avviene nel 2013, dentro una cucina londinese. Lei è nata e cresciuta a Modena, in naturale familiarità con la pasta fresca, e si è formata ad ALMA; lui è di Mestre e giunge dall’Istituto alberghiero Giuseppe Maffioli di Castelfranco Veneto. Si conoscono lavorando insieme da Franco’s, poi proseguono il viaggio professionale a Barcellona. Fin dall’inizio sono coppia nella vita e brigata nel lavoro.

Il ritorno in Italia coincide con la pandemia del 2020 e con quella sospensione che costringe molti a ripensare il proprio mestiere. Per loro diventa il tempo in cui un’intuizione comincia a prendere consistenza: aprire un pastificio. Scelgono il Veneto, la terra natia di Giuseppe, e Spinea, dove la pasta fresca è amata, ma i laboratori artigianali sono ancora pochi. Nel gennaio 2022 apre Mani in Pasta, in un locale rustico, fatto di legno e materia, che racconta già dall’ingresso ciò che accade dietro il banco: un lavoro quotidiano, concreto, interamente svolto sul posto.

magie

L’anima del laboratorio è emiliana, ma non resta immobile dentro la tradizione. Caterina e Giuseppe ne padroneggiano la grammatica, per poi accompagnarla altrove, soprattutto nella pasta ripiena. Accanto ai Tortelli più consueti compaiono farce di brasato al vino rosso, ossobuco o costine di maiale: ripieni profondi, costruiti perché la sfoglia non sia un semplice involucro, ma conservi presenza, consistenza e morso.

Il sigillo resta il Tortellino modenese. La sfoglia all’uovo è sottile ma tenace; il ripieno segue la memoria domestica, con lonza di maiale, mortadella, prosciutto, Parmigiano Reggiano e un tocco di noce moscata. A Spinea, dove il riferimento più familiare è spesso il Tortellino di Valeggio o quello al prosciutto, è diventato una piccola rivelazione: il punto preciso nel quale la storia di Caterina mette radici nella terra di Giuseppe.

Attorno, il banco cambia con le stagioni: Bigoli lavorati al bigolaro, Tagliatelle (anche integrali), Lasagne a sette strati, Rosette modenesi, Passatelli, Ravioli e Tortelli. E poi burri aromatizzati, pensati per accompagnare la pasta ripiena senza soffocarne il carattere, insieme a pesti, salse e ragù di anatra, cortile, cinghiale o cervo.

La magia, qui, non consiste nell’inventare a ogni costo. Sta nel riconoscere quando una tradizione può attraversare un confine senza perdere la propria voce. E nel lasciare che due accenti diversi, sulla sfoglia, diventino infine un unico eloquio.

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