
IL RITO E LA MEMORIA
nei vicoli di Roma nasce l’architettura dell’autenticità
13/07/26

IL RITO E LA MEMORIA
nei vicoli di Roma nasce l’architettura dell’autenticità
13/07/26

IL RITO E LA MEMORIA
nei vicoli di Roma nasce l’architettura dell’autenticità
13/07/26
La pasta, in terra laziale, è una confessione di vita. È il racconto di un’anima rurale che ha saputo farsi aristocrazia del gusto, una micro-architettura commestibile capace di sfidare il tempo e di imporsi come patrimonio agricolo, gastronomico e culturale della regione. C’è una trama invisibile che lega il gesto antico del pastificio artigianale alla maestosità dei monumenti capitolini. E oggi, quella trama ha trovato la sua fortezza.
Il 9 luglio 2026, presso il Pio Sodalizio dei Piceni, la Città Eterna ha celebrato il debutto ufficiale dell’Accademia della Pasta con la prima edizione di “La pasta del Lazio: tradizione, filiera e identità della cucina romana”. L’incontro, promosso da Regione Lazio e Arsial, organizzato da Aeper e dall'Accademia con il patrocinio di Roma Capitale e Confesercenti, ha riunito produttori, ristoratori, chef e istituzioni per confrontarsi sul futuro del comparto, sulla qualità delle materie prime e sulla formazione.
Il dibattito ha visto l’intervento di figure chiave del territorio, tra cui Sabrina Alfonsi, Mariano Angelucci, Giorgio Simeoni, David Granieri (Coldiretti Lazio e Consorzio Olio di Roma Igp) e Domenico Villani (Onaf). Sotto la guida di Claudio Pica, vicepresidente vicario di Fiepet-Confesercenti nazionale, l'Accademia nasce per promuovere la cultura della pasta italiana attraverso formazione e divulgazione. “Investire nella formazione significa sostenere l’innovazione e offrire a produttori e ristoratori strumenti per affrontare il mercato”, ha sottolineato Pica, invocando il sostegno delle istituzioni. Un presidio per tutelare i giovani e combattere lo spettro dell'Italian Sounding. Una difesa dell'autenticità che è, anzitutto, un dovere morale.
LA GEOMETRIA CIRCOLARE DEL GUSTO E I SUOI AMBASCIATORI
L'architettura dell'Accademia poggia su una filiera circolare che unisce il battito della terra alla tavola. Protagoniste le eccellenze laziali presentate da aziende e consorzi: pasta, olio extravergine, vino, pecorino e guanciale. Il programma ha alternato approfondimenti sulla dieta mediterranea a dimostrazioni culinarie, dove gli chef Andrea Stagnetta (Il Focolare) e Alberto Martelli (La Carbonara di Campo de’ Fiori) hanno officiato la tradizione preparando cacio e pepe e carbonara.
Custodi di questo patto sacro sono le storiche insegne romane, avanguardie del gusto originale: da La Carbonara a Pietro Lepore dell'Harry's Bar, fino a Fundim Gjepali dell'Antico Arco, Alessandro Camponeschi, la famiglia Donato de Il Falchetto, Angelino ai Fori, Roberto Torretti di Trattoria Da Memmo, La Villetta dal 1940 e Trattoria Cadorna. In questi luoghi, la tradizione non si replica: si officia.
A siglare questa liturgia, l’Accademia ha conferito le prime nomine di Ambasciatori e Maestri della Pasta, consegnando ai partecipanti un ricettario bilingue dedicato ai grandi classici laziali come carbonara, cacio e pepe, amatriciana e gricia: monumenti nati dalla povertà della terra e ascesi all’immortalità del mito. Perché da oggi l'autenticità ha un'accademia a proteggerle le spalle. A ognuno il suo mestiere: agli imitatori la finzione, a Roma la sacralità della vera pasta.
La pasta, in terra laziale, è una confessione di vita. È il racconto di un’anima rurale che ha saputo farsi aristocrazia del gusto, una micro-architettura commestibile capace di sfidare il tempo e di imporsi come patrimonio agricolo, gastronomico e culturale della regione. C’è una trama invisibile che lega il gesto antico del pastificio artigianale alla maestosità dei monumenti capitolini. E oggi, quella trama ha trovato la sua fortezza.
Il 9 luglio 2026, presso il Pio Sodalizio dei Piceni, la Città Eterna ha celebrato il debutto ufficiale dell’Accademia della Pasta con la prima edizione di “La pasta del Lazio: tradizione, filiera e identità della cucina romana”. L’incontro, promosso da Regione Lazio e Arsial, organizzato da Aeper e dall'Accademia con il patrocinio di Roma Capitale e Confesercenti, ha riunito produttori, ristoratori, chef e istituzioni per confrontarsi sul futuro del comparto, sulla qualità delle materie prime e sulla formazione.
Il dibattito ha visto l’intervento di figure chiave del territorio, tra cui Sabrina Alfonsi, Mariano Angelucci, Giorgio Simeoni, David Granieri (Coldiretti Lazio e Consorzio Olio di Roma Igp) e Domenico Villani (Onaf). Sotto la guida di Claudio Pica, vicepresidente vicario di Fiepet-Confesercenti nazionale, l'Accademia nasce per promuovere la cultura della pasta italiana attraverso formazione e divulgazione. “Investire nella formazione significa sostenere l’innovazione e offrire a produttori e ristoratori strumenti per affrontare il mercato”, ha sottolineato Pica, invocando il sostegno delle istituzioni. Un presidio per tutelare i giovani e combattere lo spettro dell'Italian Sounding. Una difesa dell'autenticità che è, anzitutto, un dovere morale.
LA GEOMETRIA CIRCOLARE DEL GUSTO E I SUOI AMBASCIATORI
L'architettura dell'Accademia poggia su una filiera circolare che unisce il battito della terra alla tavola. Protagoniste le eccellenze laziali presentate da aziende e consorzi: pasta, olio extravergine, vino, pecorino e guanciale. Il programma ha alternato approfondimenti sulla dieta mediterranea a dimostrazioni culinarie, dove gli chef Andrea Stagnetta (Il Focolare) e Alberto Martelli (La Carbonara di Campo de’ Fiori) hanno officiato la tradizione preparando cacio e pepe e carbonara.
Custodi di questo patto sacro sono le storiche insegne romane, avanguardie del gusto originale: da La Carbonara a Pietro Lepore dell'Harry's Bar, fino a Fundim Gjepali dell'Antico Arco, Alessandro Camponeschi, la famiglia Donato de Il Falchetto, Angelino ai Fori, Roberto Torretti di Trattoria Da Memmo, La Villetta dal 1940 e Trattoria Cadorna. In questi luoghi, la tradizione non si replica: si officia.
A siglare questa liturgia, l’Accademia ha conferito le prime nomine di Ambasciatori e Maestri della Pasta, consegnando ai partecipanti un ricettario bilingue dedicato ai grandi classici laziali come carbonara, cacio e pepe, amatriciana e gricia: monumenti nati dalla povertà della terra e ascesi all’immortalità del mito. Perché da oggi l'autenticità ha un'accademia a proteggerle le spalle. A ognuno il suo mestiere: agli imitatori la finzione, a Roma la sacralità della vera pasta.
La pasta, in terra laziale, è una confessione di vita. È il racconto di un’anima rurale che ha saputo farsi aristocrazia del gusto, una micro-architettura commestibile capace di sfidare il tempo e di imporsi come patrimonio agricolo, gastronomico e culturale della regione. C’è una trama invisibile che lega il gesto antico del pastificio artigianale alla maestosità dei monumenti capitolini. E oggi, quella trama ha trovato la sua fortezza.
Il 9 luglio 2026, presso il Pio Sodalizio dei Piceni, la Città Eterna ha celebrato il debutto ufficiale dell’Accademia della Pasta con la prima edizione di “La pasta del Lazio: tradizione, filiera e identità della cucina romana”. L’incontro, promosso da Regione Lazio e Arsial, organizzato da Aeper e dall'Accademia con il patrocinio di Roma Capitale e Confesercenti, ha riunito produttori, ristoratori, chef e istituzioni per confrontarsi sul futuro del comparto, sulla qualità delle materie prime e sulla formazione.
Il dibattito ha visto l’intervento di figure chiave del territorio, tra cui Sabrina Alfonsi, Mariano Angelucci, Giorgio Simeoni, David Granieri (Coldiretti Lazio e Consorzio Olio di Roma Igp) e Domenico Villani (Onaf). Sotto la guida di Claudio Pica, vicepresidente vicario di Fiepet-Confesercenti nazionale, l'Accademia nasce per promuovere la cultura della pasta italiana attraverso formazione e divulgazione. “Investire nella formazione significa sostenere l’innovazione e offrire a produttori e ristoratori strumenti per affrontare il mercato”, ha sottolineato Pica, invocando il sostegno delle istituzioni. Un presidio per tutelare i giovani e combattere lo spettro dell'Italian Sounding. Una difesa dell'autenticità che è, anzitutto, un dovere morale.
LA GEOMETRIA CIRCOLARE DEL GUSTO E I SUOI AMBASCIATORI
L'architettura dell'Accademia poggia su una filiera circolare che unisce il battito della terra alla tavola. Protagoniste le eccellenze laziali presentate da aziende e consorzi: pasta, olio extravergine, vino, pecorino e guanciale. Il programma ha alternato approfondimenti sulla dieta mediterranea a dimostrazioni culinarie, dove gli chef Andrea Stagnetta (Il Focolare) e Alberto Martelli (La Carbonara di Campo de’ Fiori) hanno officiato la tradizione preparando cacio e pepe e carbonara.
Custodi di questo patto sacro sono le storiche insegne romane, avanguardie del gusto originale: da La Carbonara a Pietro Lepore dell'Harry's Bar, fino a Fundim Gjepali dell'Antico Arco, Alessandro Camponeschi, la famiglia Donato de Il Falchetto, Angelino ai Fori, Roberto Torretti di Trattoria Da Memmo, La Villetta dal 1940 e Trattoria Cadorna. In questi luoghi, la tradizione non si replica: si officia.
A siglare questa liturgia, l’Accademia ha conferito le prime nomine di Ambasciatori e Maestri della Pasta, consegnando ai partecipanti un ricettario bilingue dedicato ai grandi classici laziali come carbonara, cacio e pepe, amatriciana e gricia: monumenti nati dalla povertà della terra e ascesi all’immortalità del mito. Perché da oggi l'autenticità ha un'accademia a proteggerle le spalle. A ognuno il suo mestiere: agli imitatori la finzione, a Roma la sacralità della vera pasta.



