


genesi
La storia de La Sfoglina Bio non debutta tra i banchi di una scuola gastronomica, ma germina tra le righe di un codice binario e la promessa fatta da un figlio. Claudio Ianiri si avvia al mondo del lavoro con la logica rigorosa dei circuiti digitali — un'estrazione da operatore informatico che sembrerebbe apparentemente lontana dal calore delle cucine, ma che sin da piccino si rivelerà la sua geografia domestica ed in seguito elemento fondante della sua intera impresa.
Il richiamo alle radici è legato a una figura imprescindibile: la mamma Sandra Medici, celebre a Bologna per l'arte sottile dei suoi tortellini, piccolissimi e perfetti, capaci di tradurre la routine della tradizione in una vera e propria devozione quotidiana. Accanto a lei, come assistente e badante, si muoveva Gioia, una donna dalla straordinaria precisione manuale ereditata da un passato da sarta, abituata a calibrare consistenze e misure con la cura millimetrica di chi cuce un abito su misura.
Quasi per gioco, tra una sfoglia e l'altra, Claudio lanciava alla madre questa promessa: «Quando non ci sarai più, faremo un negozio e lo chiameremo La Sfoglina della Sandra». La scomparsa della genitrice trasforma quel gioco di parole nell'esigenza di onorare un patto affettivo. Claudio prende l'Artusi del 1910 appartenuto alla nonna — un cimelio di pagine vissute che ha attraversato generazioni — e decide di fondere la società BoCiBo (un incastro perfetto tra Bologna, Cibo e Bio). Da informatico, sceglie di sfidare il panorama già denso delle sfogline bolognesi applicando una regola ferrea, immutabile peraltro da oltre trent'anni nella sua vita privata: l'utilizzo esclusivo di materia prima certificata biologica, intesa come ‘conditio sine qua non’ e responsabilità ecologica globale.
magie
Nel laboratorio de La Sfoglina Bio non risiedono in scorciatoie o camuffamenti chimici, ma in un'equazione precisa che fonde artigianalità estrema, tecnologia predittiva e puro piacere per la gola. La prima magia è organizzativa, quasi invisibile all'occhio del cliente: qui la pasta non viene accumulata sui banchi in attesa del compratore, ma prodotta esclusivamente su ordinazione. Una gestione rigorosa dei flussi produttivi che elimina gli sprechi e garantisce una freschezza assoluta, supportata anche dalle potenzialità dell'intelligenza artificiale applicata alla ricezione degli ordini.
Sul fronte del gusto, l'identità del pastificio si sdoppia in un affascinante dialogo tra passato e futuro. Da un lato c'è il totem intoccabile: il Tortellino tradizionale bolognese, realizzato secondo la ricetta originale depositata alla Confraternita e alla Camera di Commercio; dall’altro, fiorisce l'innovazione visionaria dei formati creativi. Nascono così le Tagliatelle aromatiche, dove peperoni o asparagi biologici vengono disidratati e polverizzati direttamente nell'impasto, regalando sfoglie dalle colorazioni intense e saporite. Fino ai pluripremiati Tortelli Primavera, farciti e decorati con fiori eduli che rilasciano una delicata e bilanciata nota amaricante.
La sfida più complessa e ambiziosa del pastificio è però la creazione di una linea tradizionale 100% vegetale. Sfidando lo scetticismo dei puristi, Claudio è riuscito a codificare una sfoglia senza uova, impastata con un innovativo sostituto vegetale a base di soia e acqua. I ripieni accolgono i fermentati d'eccellenza della Murgia — ricotta di mandorla e Gran Murgiano grattugiato — con santoreggia e pepe, dando vita a un tortellino vegano concepito come archetipo di una transizione alimentare futura, pronta a sbarcare persino oltremanica.
ubicazione
genesi
La storia de La Sfoglina Bio non debutta tra i banchi di una scuola gastronomica, ma germina tra le righe di un codice binario e la promessa fatta da un figlio. Claudio Ianiri si avvia al mondo del lavoro con la logica rigorosa dei circuiti digitali — un'estrazione da operatore informatico che sembrerebbe apparentemente lontana dal calore delle cucine, ma che sin da piccino si rivelerà la sua geografia domestica ed in seguito elemento fondante della sua intera impresa.
Il richiamo alle radici è legato a una figura imprescindibile: la mamma Sandra Medici, celebre a Bologna per l'arte sottile dei suoi tortellini, piccolissimi e perfetti, capaci di tradurre la routine della tradizione in una vera e propria devozione quotidiana. Accanto a lei, come assistente e badante, si muoveva Gioia, una donna dalla straordinaria precisione manuale ereditata da un passato da sarta, abituata a calibrare consistenze e misure con la cura millimetrica di chi cuce un abito su misura.
Quasi per gioco, tra una sfoglia e l'altra, Claudio lanciava alla madre questa promessa: «Quando non ci sarai più, faremo un negozio e lo chiameremo La Sfoglina della Sandra». La scomparsa della genitrice trasforma quel gioco di parole nell'esigenza di onorare un patto affettivo. Claudio prende l'Artusi del 1910 appartenuto alla nonna — un cimelio di pagine vissute che ha attraversato generazioni — e decide di fondere la società BoCiBo (un incastro perfetto tra Bologna, Cibo e Bio). Da informatico, sceglie di sfidare il panorama già denso delle sfogline bolognesi applicando una regola ferrea, immutabile peraltro da oltre trent'anni nella sua vita privata: l'utilizzo esclusivo di materia prima certificata biologica, intesa come ‘conditio sine qua non’ e responsabilità ecologica globale.
magie
Nel laboratorio de La Sfoglina Bio non risiedono in scorciatoie o camuffamenti chimici, ma in un'equazione precisa che fonde artigianalità estrema, tecnologia predittiva e puro piacere per la gola. La prima magia è organizzativa, quasi invisibile all'occhio del cliente: qui la pasta non viene accumulata sui banchi in attesa del compratore, ma prodotta esclusivamente su ordinazione. Una gestione rigorosa dei flussi produttivi che elimina gli sprechi e garantisce una freschezza assoluta, supportata anche dalle potenzialità dell'intelligenza artificiale applicata alla ricezione degli ordini.
Sul fronte del gusto, l'identità del pastificio si sdoppia in un affascinante dialogo tra passato e futuro. Da un lato c'è il totem intoccabile: il Tortellino tradizionale bolognese, realizzato secondo la ricetta originale depositata alla Confraternita e alla Camera di Commercio; dall’altro, fiorisce l'innovazione visionaria dei formati creativi. Nascono così le Tagliatelle aromatiche, dove peperoni o asparagi biologici vengono disidratati e polverizzati direttamente nell'impasto, regalando sfoglie dalle colorazioni intense e saporite. Fino ai pluripremiati Tortelli Primavera, farciti e decorati con fiori eduli che rilasciano una delicata e bilanciata nota amaricante.
La sfida più complessa e ambiziosa del pastificio è però la creazione di una linea tradizionale 100% vegetale. Sfidando lo scetticismo dei puristi, Claudio è riuscito a codificare una sfoglia senza uova, impastata con un innovativo sostituto vegetale a base di soia e acqua. I ripieni accolgono i fermentati d'eccellenza della Murgia — ricotta di mandorla e Gran Murgiano grattugiato — con santoreggia e pepe, dando vita a un tortellino vegano concepito come archetipo di una transizione alimentare futura, pronta a sbarcare persino oltremanica.
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La storia de La Sfoglina Bio non debutta tra i banchi di una scuola gastronomica, ma germina tra le righe di un codice binario e la promessa fatta da un figlio. Claudio Ianiri si avvia al mondo del lavoro con la logica rigorosa dei circuiti digitali — un'estrazione da operatore informatico che sembrerebbe apparentemente lontana dal calore delle cucine, ma che sin da piccino si rivelerà la sua geografia domestica ed in seguito elemento fondante della sua intera impresa.
Il richiamo alle radici è legato a una figura imprescindibile: la mamma Sandra Medici, celebre a Bologna per l'arte sottile dei suoi tortellini, piccolissimi e perfetti, capaci di tradurre la routine della tradizione in una vera e propria devozione quotidiana. Accanto a lei, come assistente e badante, si muoveva Gioia, una donna dalla straordinaria precisione manuale ereditata da un passato da sarta, abituata a calibrare consistenze e misure con la cura millimetrica di chi cuce un abito su misura.
Quasi per gioco, tra una sfoglia e l'altra, Claudio lanciava alla madre questa promessa: «Quando non ci sarai più, faremo un negozio e lo chiameremo La Sfoglina della Sandra». La scomparsa della genitrice trasforma quel gioco di parole nell'esigenza di onorare un patto affettivo. Claudio prende l'Artusi del 1910 appartenuto alla nonna — un cimelio di pagine vissute che ha attraversato generazioni — e decide di fondere la società BoCiBo (un incastro perfetto tra Bologna, Cibo e Bio). Da informatico, sceglie di sfidare il panorama già denso delle sfogline bolognesi applicando una regola ferrea, immutabile peraltro da oltre trent'anni nella sua vita privata: l'utilizzo esclusivo di materia prima certificata biologica, intesa come ‘conditio sine qua non’ e responsabilità ecologica globale.
magie
Nel laboratorio de La Sfoglina Bio non risiedono in scorciatoie o camuffamenti chimici, ma in un'equazione precisa che fonde artigianalità estrema, tecnologia predittiva e puro piacere per la gola. La prima magia è organizzativa, quasi invisibile all'occhio del cliente: qui la pasta non viene accumulata sui banchi in attesa del compratore, ma prodotta esclusivamente su ordinazione. Una gestione rigorosa dei flussi produttivi che elimina gli sprechi e garantisce una freschezza assoluta, supportata anche dalle potenzialità dell'intelligenza artificiale applicata alla ricezione degli ordini.
Sul fronte del gusto, l'identità del pastificio si sdoppia in un affascinante dialogo tra passato e futuro. Da un lato c'è il totem intoccabile: il Tortellino tradizionale bolognese, realizzato secondo la ricetta originale depositata alla Confraternita e alla Camera di Commercio; dall’altro, fiorisce l'innovazione visionaria dei formati creativi. Nascono così le Tagliatelle aromatiche, dove peperoni o asparagi biologici vengono disidratati e polverizzati direttamente nell'impasto, regalando sfoglie dalle colorazioni intense e saporite. Fino ai pluripremiati Tortelli Primavera, farciti e decorati con fiori eduli che rilasciano una delicata e bilanciata nota amaricante.
La sfida più complessa e ambiziosa del pastificio è però la creazione di una linea tradizionale 100% vegetale. Sfidando lo scetticismo dei puristi, Claudio è riuscito a codificare una sfoglia senza uova, impastata con un innovativo sostituto vegetale a base di soia e acqua. I ripieni accolgono i fermentati d'eccellenza della Murgia — ricotta di mandorla e Gran Murgiano grattugiato — con santoreggia e pepe, dando vita a un tortellino vegano concepito come archetipo di una transizione alimentare futura, pronta a sbarcare persino oltremanica.



