LORENZO NERI

La Sintesi nel Piatto. Toscana, Mondo, Ritorno

1994

Guardistallo

Territoriale-Contemporanea

LORENZO NERI

La Sintesi nel Piatto. Toscana, Mondo, Ritorno

1994

Guardistallo

Territoriale-Contemporanea

LORENZO NERI

La Sintesi nel Piatto. Toscana, Mondo, Ritorno

1994

Guardistallo

Territoriale-Contemporanea

CURRICULUM VITAE

Lorenzo Neri, classe 1994, si sta affermando come una delle più potenti e innovative voci della gastronomia toscana contemporanea. Originario di Guardistallo, in provincia di Pisa, Neri è oggi il resident chef del ristorante Barbagianni a Colle di Val d’Elsa (SI), dove propone una cucina che è sintesi matura del suo percorso personale e professionale: un dialogo costante tra memoria, tecnica e viaggio.

La sua vocazione culinaria affonda le radici nell'ambiente familiare, ispirata dalla passione trasmessagli dalla madre e dalla nonna. Questo imprinting domestico, basato sul calore della tradizione e sul rispetto per l'ingrediente, è stato poi formalizzato e arricchito dal rigore accademico della prestigiosa scuola di cucina ALMA. Questa duplice formazione costituisce il fondamento della sua identità di cuoco, capace di unire l'anima del sapore autentico alla precisione della tecnica moderna.

Dopo le basi, Neri ha intrapreso un "Grand Tour" formativo deliberato attraverso le cucine stellate d'Europa, con l'obiettivo di acquisire un linguaggio gastronomico completo e sfaccettato. La tappa più influente e duratura è stata in Sicilia, dove ha trascorso cinque anni e mezzo presso il ristorante La Madia di Pino Cuttaia (due stelle Michelin), arrivando a ricoprire il ruolo di sous-chef. Qui ha assorbito una filosofia basata sulla memoria e sull'esaltazione dell'essenza più pura dell'ingrediente. Il suo percorso italiano è proseguito al Vecchia Malcesine (una stella Michelin) con Leandro Luppi, dove si è confrontato con un territorio a lui nuovo, padroneggiando il pesce di lago e affinando tecniche d'avanguardia.

Il viaggio è culminato in Francia, dove ha appreso l'eleganza e la meticolosa precisione dell'haute cuisine. Ha lavorato sotto la guida della celebre Chef Anne-Sophie Pic (tre stelle Michelin) presso La Dame de Pic - Le 1920 a Megève (una stella Michelin) e al ristorante Le Cap del Four Seasons di Cap Ferrat (una stella Michelin).

Il suo "ritorno a casa" al Ristorante Barbagianni segna l'inizio di una nuova fase. Qui opera in un modello di mentorship con lo chef stellato Alessandro Rossi, che gli concede piena libertà creativa garantendogli al contempo un confronto costante. La filosofia del ristorante è profondamente radicata nel territorio: la ricerca della materia prima inizia dal dialogo diretto con i piccoli produttori locali e dalla coltivazione dell'orto biodinamico di proprietà.

La sua cucina è un manifesto di questa dualità. Nei suoi due menu degustazione, "Radici", un omaggio alla tradizione toscana, e "Visione", un percorso più creativo e cosmopolita, Neri esprime tutto il suo bagaglio di esperienze. Privilegia la manualità e le tecniche tradizionali, con una cura particolare per la pasta fresca e i formati identitari, ma non rinuncia a reinterpretazioni creative misurate e specifiche. Piatti come gli "Gnocchi, rapa rossa, anguilla, mela fermentata" incarnano perfettamente il suo stile, combinando classicità italiana, tecniche giapponesi, suggestioni nordeuropee e rigore francese.

Lorenzo Neri non si limita a replicare la tradizione, ma la usa come una lingua viva per raccontare la sua storia, posizionandosi come una figura chiave nell'evoluzione del gusto toscano e tracciando una nuova, avvincente rotta per il suo futuro.

dialoghi

  • Nel contesto dell’alta cucina, come considera la relazione tra pasta e pizza, spesso viste come simboli culinari italiani? Possono coesistere armoniosamente in un menu di ristorante?

  • La pizza classica è un piatto a sé. Qualora si proponesse nel menu una versione concettuale – una ricostruzione giocata sul linguaggio degli ingredienti –, può esistere come esercizio creativo. Invece, una vera pizza tradizionale, non si abbina all’interno di un percorso degustazione di un ristorante ricercato per raccontare territori e tecniche. Questa esclusione dalla proposta gastronomica è coerente con la cucina che perseguiamo al Barbagianni.

  • Come esplora e utilizza i formati di pasta tipici delle diverse regioni italiane, reinterpretandoli in chiave personale pur rispettandone la tradizione?

  • L’approccio è pragmatico e narrativo. Scegliamo formati che raccontino una storia e li impieghiamo secondo il loro ruolo tradizionale, e, successivamente, interveniamo con tecniche, ripieni o accostamenti che ne amplificano il carattere. Il formato non è mai casuale, può essere territorio, pasta e ceci con formati misti in stile toscano, o occasione, un cannellone elaborato per momenti di festa. In questo modo si mantiene la riconoscibilità storica pur offrendo una visione soggettiva dello chef.

  • Può illustrare le fasi che portano alla creazione di un nuovo piatto di pasta, dall’ispirazione iniziale all’inclusione nel menu?

  • Ritengo ci siano due differenti ragionamenti da cui partire. O dal formato, perché ha sua una valenza territoriale e simbolica, oppure dall’ingrediente di stagione individuando successivamente la tipologia di pasta più adatta. In cucina si procede con prove mirate, sperimentazioni su tempi di cottura, spessori della sfoglia, dosi di uovo e test di tenuta, e si controlla la capacità del piatto di reggere la composizione e di mantenere le temperature dal passaggio in cucina al servizio in sala. La scelta finale deve considerare la carta nel suo complesso e l’apporto dell’orto biodinamico sulle mura di Porta Nuova, che fornisce erbe e varietà stagionali al Barbagianni, poiché gli ingredienti che ne derivano spesso determinano scelte di formato e abbinamento.

  • Come assicura una cottura “al dente” ideale e uniforme per i diversi formati di pasta, mantenendo una consistenza sempre perfetta? 

  • Mettiamo tre elementi in sequenza: controllo della precottura, circa due terzi del tempo in acqua, finitura e mantecatura in padella, e un servizio sincronizzato con la sala. Preferiamo la pasta fresca fatta in casa, tirata con il giusto spessore, a mano, perché offre maggior controllo sulla cottura e la consistenza. Quando utilizziamo quella secca, scegliamo con cura grani e trafile.

  • Quali sono le difficoltà e le soddisfazioni nel trasformare un piatto apparentemente semplice come la pasta al pomodoro in un’esperienza di alta cucina?

  • La difficoltà maggiore è il metro di paragone: tutti sanno riconoscere una buona pasta al pomodoro, è nel nostro DNA, in ogni casa d’Italia. Bisogna rispettare quel ricordo sensoriale e contemporaneamente aggiungere dettagli tecnici, concentrazione del sapore, differenti cotture, contrasti di consistenza, per sorprendere senza tradire. Quando ci riesci, la soddisfazione è grande!

  • Quale legame personale o affinità la unisce alla pasta, oltre alla funzione tecnica?

  • La pasta è la regina della tavola italiana, per me è legata alla memoria familiare e al gesto manuale. Significa creare con le proprie mani, rispettare i tempi e svolgere la lavorazione con calma, senza fretta. La sfoglia sottile della pasta ripiena è quasi un contenitore emotivo, permette di raccontare una storia con delicatezza, custodendo sapori e ricordi.

  • Come garantite che ogni piatto di pasta mantenga standard elevati anche nei momenti di picco?

  • Con procedure rigorose, come tempistiche scritte, porzionamento calibrato e un cuoco dedicato alla pasta durante il servizio. La disciplina del timing è ciò che preserva la qualità, insieme a mise en place e a test pratici in fase di allestimento del servizio.

  • Che funzione hanno i piatti di pasta all’interno del percorso degustazione?

  • La pasta è parte del racconto, a volte come elemento di transizione che sottolinea la stagionalità, altre volte come culmine che porta l’ospite al cuore della tradizione territoriale. Non ha più la funzione storica di sfamare, infatti è un capitolo narrativo al pari degli altri piatti, capace di parlare a clienti locali e stranieri con pari intensità.

  • Come si integrano tecniche culinarie avanzate con i metodi artigianali tradizionali nella lavorazione della pasta?

  • Al Barbagianni non cerchiamo scorciatoie meccaniche, il cuore è nella manualità del gesto. Allo stesso tempo, tecniche precise di cottura e mantecatura garantiscono sapori netti e perfettamente bilanciati, in cui ogni elemento mantiene la propria identità.

  • Come incorpora elementi di altre culture senza snaturare l’essenza italiana della pasta?

  • Le contaminazioni nascono dall’esperienza e dall’assaggio in viaggio. Un ingrediente o una tecnica incontrati altrove possono suggerire un abbinamento che, dopo prove e aggiustamenti, trova armonia con sapori italiani. L’importante è partire dalle caratteristiche gustative, salinità, acidità, umami, e costruire un equilibrio che mantenga la riconoscibilità del piatto. Integrare le alghe per amplificare la profondità marina di un primo di pesce oppure valorizzare il contrasto tra lardo e pecorino per coniugare intensità terrestre e nota sapida. La sperimentazione è graduale e sempre guidata dal criterio dell’equilibrio.

CURRICULUM VITAE

Lorenzo Neri, classe 1994, si sta affermando come una delle più potenti e innovative voci della gastronomia toscana contemporanea. Originario di Guardistallo, in provincia di Pisa, Neri è oggi il resident chef del ristorante Barbagianni a Colle di Val d’Elsa (SI), dove propone una cucina che è sintesi matura del suo percorso personale e professionale: un dialogo costante tra memoria, tecnica e viaggio.

La sua vocazione culinaria affonda le radici nell'ambiente familiare, ispirata dalla passione trasmessagli dalla madre e dalla nonna. Questo imprinting domestico, basato sul calore della tradizione e sul rispetto per l'ingrediente, è stato poi formalizzato e arricchito dal rigore accademico della prestigiosa scuola di cucina ALMA. Questa duplice formazione costituisce il fondamento della sua identità di cuoco, capace di unire l'anima del sapore autentico alla precisione della tecnica moderna.

Dopo le basi, Neri ha intrapreso un "Grand Tour" formativo deliberato attraverso le cucine stellate d'Europa, con l'obiettivo di acquisire un linguaggio gastronomico completo e sfaccettato. La tappa più influente e duratura è stata in Sicilia, dove ha trascorso cinque anni e mezzo presso il ristorante La Madia di Pino Cuttaia (due stelle Michelin), arrivando a ricoprire il ruolo di sous-chef. Qui ha assorbito una filosofia basata sulla memoria e sull'esaltazione dell'essenza più pura dell'ingrediente. Il suo percorso italiano è proseguito al Vecchia Malcesine (una stella Michelin) con Leandro Luppi, dove si è confrontato con un territorio a lui nuovo, padroneggiando il pesce di lago e affinando tecniche d'avanguardia.

Il viaggio è culminato in Francia, dove ha appreso l'eleganza e la meticolosa precisione dell'haute cuisine. Ha lavorato sotto la guida della celebre Chef Anne-Sophie Pic (tre stelle Michelin) presso La Dame de Pic - Le 1920 a Megève (una stella Michelin) e al ristorante Le Cap del Four Seasons di Cap Ferrat (una stella Michelin).

Il suo "ritorno a casa" al Ristorante Barbagianni segna l'inizio di una nuova fase. Qui opera in un modello di mentorship con lo chef stellato Alessandro Rossi, che gli concede piena libertà creativa garantendogli al contempo un confronto costante. La filosofia del ristorante è profondamente radicata nel territorio: la ricerca della materia prima inizia dal dialogo diretto con i piccoli produttori locali e dalla coltivazione dell'orto biodinamico di proprietà.

La sua cucina è un manifesto di questa dualità. Nei suoi due menu degustazione, "Radici", un omaggio alla tradizione toscana, e "Visione", un percorso più creativo e cosmopolita, Neri esprime tutto il suo bagaglio di esperienze. Privilegia la manualità e le tecniche tradizionali, con una cura particolare per la pasta fresca e i formati identitari, ma non rinuncia a reinterpretazioni creative misurate e specifiche. Piatti come gli "Gnocchi, rapa rossa, anguilla, mela fermentata" incarnano perfettamente il suo stile, combinando classicità italiana, tecniche giapponesi, suggestioni nordeuropee e rigore francese.

Lorenzo Neri non si limita a replicare la tradizione, ma la usa come una lingua viva per raccontare la sua storia, posizionandosi come una figura chiave nell'evoluzione del gusto toscano e tracciando una nuova, avvincente rotta per il suo futuro.

dialoghi

  • Nel contesto dell’alta cucina, come considera la relazione tra pasta e pizza, spesso viste come simboli culinari italiani? Possono coesistere armoniosamente in un menu di ristorante?

  • La pizza classica è un piatto a sé. Qualora si proponesse nel menu una versione concettuale – una ricostruzione giocata sul linguaggio degli ingredienti –, può esistere come esercizio creativo. Invece, una vera pizza tradizionale, non si abbina all’interno di un percorso degustazione di un ristorante ricercato per raccontare territori e tecniche. Questa esclusione dalla proposta gastronomica è coerente con la cucina che perseguiamo al Barbagianni.

  • Come esplora e utilizza i formati di pasta tipici delle diverse regioni italiane, reinterpretandoli in chiave personale pur rispettandone la tradizione?

  • L’approccio è pragmatico e narrativo. Scegliamo formati che raccontino una storia e li impieghiamo secondo il loro ruolo tradizionale, e, successivamente, interveniamo con tecniche, ripieni o accostamenti che ne amplificano il carattere. Il formato non è mai casuale, può essere territorio, pasta e ceci con formati misti in stile toscano, o occasione, un cannellone elaborato per momenti di festa. In questo modo si mantiene la riconoscibilità storica pur offrendo una visione soggettiva dello chef.

  • Può illustrare le fasi che portano alla creazione di un nuovo piatto di pasta, dall’ispirazione iniziale all’inclusione nel menu?

  • Ritengo ci siano due differenti ragionamenti da cui partire. O dal formato, perché ha sua una valenza territoriale e simbolica, oppure dall’ingrediente di stagione individuando successivamente la tipologia di pasta più adatta. In cucina si procede con prove mirate, sperimentazioni su tempi di cottura, spessori della sfoglia, dosi di uovo e test di tenuta, e si controlla la capacità del piatto di reggere la composizione e di mantenere le temperature dal passaggio in cucina al servizio in sala. La scelta finale deve considerare la carta nel suo complesso e l’apporto dell’orto biodinamico sulle mura di Porta Nuova, che fornisce erbe e varietà stagionali al Barbagianni, poiché gli ingredienti che ne derivano spesso determinano scelte di formato e abbinamento.

  • Come assicura una cottura “al dente” ideale e uniforme per i diversi formati di pasta, mantenendo una consistenza sempre perfetta? 

  • Mettiamo tre elementi in sequenza: controllo della precottura, circa due terzi del tempo in acqua, finitura e mantecatura in padella, e un servizio sincronizzato con la sala. Preferiamo la pasta fresca fatta in casa, tirata con il giusto spessore, a mano, perché offre maggior controllo sulla cottura e la consistenza. Quando utilizziamo quella secca, scegliamo con cura grani e trafile.

  • Quali sono le difficoltà e le soddisfazioni nel trasformare un piatto apparentemente semplice come la pasta al pomodoro in un’esperienza di alta cucina?

  • La difficoltà maggiore è il metro di paragone: tutti sanno riconoscere una buona pasta al pomodoro, è nel nostro DNA, in ogni casa d’Italia. Bisogna rispettare quel ricordo sensoriale e contemporaneamente aggiungere dettagli tecnici, concentrazione del sapore, differenti cotture, contrasti di consistenza, per sorprendere senza tradire. Quando ci riesci, la soddisfazione è grande!

  • Quale legame personale o affinità la unisce alla pasta, oltre alla funzione tecnica?

  • La pasta è la regina della tavola italiana, per me è legata alla memoria familiare e al gesto manuale. Significa creare con le proprie mani, rispettare i tempi e svolgere la lavorazione con calma, senza fretta. La sfoglia sottile della pasta ripiena è quasi un contenitore emotivo, permette di raccontare una storia con delicatezza, custodendo sapori e ricordi.

  • Come garantite che ogni piatto di pasta mantenga standard elevati anche nei momenti di picco?

  • Con procedure rigorose, come tempistiche scritte, porzionamento calibrato e un cuoco dedicato alla pasta durante il servizio. La disciplina del timing è ciò che preserva la qualità, insieme a mise en place e a test pratici in fase di allestimento del servizio.

  • Che funzione hanno i piatti di pasta all’interno del percorso degustazione?

  • La pasta è parte del racconto, a volte come elemento di transizione che sottolinea la stagionalità, altre volte come culmine che porta l’ospite al cuore della tradizione territoriale. Non ha più la funzione storica di sfamare, infatti è un capitolo narrativo al pari degli altri piatti, capace di parlare a clienti locali e stranieri con pari intensità.

  • Come si integrano tecniche culinarie avanzate con i metodi artigianali tradizionali nella lavorazione della pasta?

  • Al Barbagianni non cerchiamo scorciatoie meccaniche, il cuore è nella manualità del gesto. Allo stesso tempo, tecniche precise di cottura e mantecatura garantiscono sapori netti e perfettamente bilanciati, in cui ogni elemento mantiene la propria identità.

  • Come incorpora elementi di altre culture senza snaturare l’essenza italiana della pasta?

  • Le contaminazioni nascono dall’esperienza e dall’assaggio in viaggio. Un ingrediente o una tecnica incontrati altrove possono suggerire un abbinamento che, dopo prove e aggiustamenti, trova armonia con sapori italiani. L’importante è partire dalle caratteristiche gustative, salinità, acidità, umami, e costruire un equilibrio che mantenga la riconoscibilità del piatto. Integrare le alghe per amplificare la profondità marina di un primo di pesce oppure valorizzare il contrasto tra lardo e pecorino per coniugare intensità terrestre e nota sapida. La sperimentazione è graduale e sempre guidata dal criterio dell’equilibrio.

CURRICULUM VITAE

Lorenzo Neri, classe 1994, si sta affermando come una delle più potenti e innovative voci della gastronomia toscana contemporanea. Originario di Guardistallo, in provincia di Pisa, Neri è oggi il resident chef del ristorante Barbagianni a Colle di Val d’Elsa (SI), dove propone una cucina che è sintesi matura del suo percorso personale e professionale: un dialogo costante tra memoria, tecnica e viaggio.

La sua vocazione culinaria affonda le radici nell'ambiente familiare, ispirata dalla passione trasmessagli dalla madre e dalla nonna. Questo imprinting domestico, basato sul calore della tradizione e sul rispetto per l'ingrediente, è stato poi formalizzato e arricchito dal rigore accademico della prestigiosa scuola di cucina ALMA. Questa duplice formazione costituisce il fondamento della sua identità di cuoco, capace di unire l'anima del sapore autentico alla precisione della tecnica moderna.

Dopo le basi, Neri ha intrapreso un "Grand Tour" formativo deliberato attraverso le cucine stellate d'Europa, con l'obiettivo di acquisire un linguaggio gastronomico completo e sfaccettato. La tappa più influente e duratura è stata in Sicilia, dove ha trascorso cinque anni e mezzo presso il ristorante La Madia di Pino Cuttaia (due stelle Michelin), arrivando a ricoprire il ruolo di sous-chef. Qui ha assorbito una filosofia basata sulla memoria e sull'esaltazione dell'essenza più pura dell'ingrediente. Il suo percorso italiano è proseguito al Vecchia Malcesine (una stella Michelin) con Leandro Luppi, dove si è confrontato con un territorio a lui nuovo, padroneggiando il pesce di lago e affinando tecniche d'avanguardia.

Il viaggio è culminato in Francia, dove ha appreso l'eleganza e la meticolosa precisione dell'haute cuisine. Ha lavorato sotto la guida della celebre Chef Anne-Sophie Pic (tre stelle Michelin) presso La Dame de Pic - Le 1920 a Megève (una stella Michelin) e al ristorante Le Cap del Four Seasons di Cap Ferrat (una stella Michelin).

Il suo "ritorno a casa" al Ristorante Barbagianni segna l'inizio di una nuova fase. Qui opera in un modello di mentorship con lo chef stellato Alessandro Rossi, che gli concede piena libertà creativa garantendogli al contempo un confronto costante. La filosofia del ristorante è profondamente radicata nel territorio: la ricerca della materia prima inizia dal dialogo diretto con i piccoli produttori locali e dalla coltivazione dell'orto biodinamico di proprietà.

La sua cucina è un manifesto di questa dualità. Nei suoi due menu degustazione, "Radici", un omaggio alla tradizione toscana, e "Visione", un percorso più creativo e cosmopolita, Neri esprime tutto il suo bagaglio di esperienze. Privilegia la manualità e le tecniche tradizionali, con una cura particolare per la pasta fresca e i formati identitari, ma non rinuncia a reinterpretazioni creative misurate e specifiche. Piatti come gli "Gnocchi, rapa rossa, anguilla, mela fermentata" incarnano perfettamente il suo stile, combinando classicità italiana, tecniche giapponesi, suggestioni nordeuropee e rigore francese.

Lorenzo Neri non si limita a replicare la tradizione, ma la usa come una lingua viva per raccontare la sua storia, posizionandosi come una figura chiave nell'evoluzione del gusto toscano e tracciando una nuova, avvincente rotta per il suo futuro.

dialoghi

  • Nel contesto dell’alta cucina, come considera la relazione tra pasta e pizza, spesso viste come simboli culinari italiani? Possono coesistere armoniosamente in un menu di ristorante?

  • La pizza classica è un piatto a sé. Qualora si proponesse nel menu una versione concettuale – una ricostruzione giocata sul linguaggio degli ingredienti –, può esistere come esercizio creativo. Invece, una vera pizza tradizionale, non si abbina all’interno di un percorso degustazione di un ristorante ricercato per raccontare territori e tecniche. Questa esclusione dalla proposta gastronomica è coerente con la cucina che perseguiamo al Barbagianni.

  • Come esplora e utilizza i formati di pasta tipici delle diverse regioni italiane, reinterpretandoli in chiave personale pur rispettandone la tradizione?

  • L’approccio è pragmatico e narrativo. Scegliamo formati che raccontino una storia e li impieghiamo secondo il loro ruolo tradizionale, e, successivamente, interveniamo con tecniche, ripieni o accostamenti che ne amplificano il carattere. Il formato non è mai casuale, può essere territorio, pasta e ceci con formati misti in stile toscano, o occasione, un cannellone elaborato per momenti di festa. In questo modo si mantiene la riconoscibilità storica pur offrendo una visione soggettiva dello chef.

  • Può illustrare le fasi che portano alla creazione di un nuovo piatto di pasta, dall’ispirazione iniziale all’inclusione nel menu?

  • Ritengo ci siano due differenti ragionamenti da cui partire. O dal formato, perché ha sua una valenza territoriale e simbolica, oppure dall’ingrediente di stagione individuando successivamente la tipologia di pasta più adatta. In cucina si procede con prove mirate, sperimentazioni su tempi di cottura, spessori della sfoglia, dosi di uovo e test di tenuta, e si controlla la capacità del piatto di reggere la composizione e di mantenere le temperature dal passaggio in cucina al servizio in sala. La scelta finale deve considerare la carta nel suo complesso e l’apporto dell’orto biodinamico sulle mura di Porta Nuova, che fornisce erbe e varietà stagionali al Barbagianni, poiché gli ingredienti che ne derivano spesso determinano scelte di formato e abbinamento.

  • Come assicura una cottura “al dente” ideale e uniforme per i diversi formati di pasta, mantenendo una consistenza sempre perfetta? 

  • Mettiamo tre elementi in sequenza: controllo della precottura, circa due terzi del tempo in acqua, finitura e mantecatura in padella, e un servizio sincronizzato con la sala. Preferiamo la pasta fresca fatta in casa, tirata con il giusto spessore, a mano, perché offre maggior controllo sulla cottura e la consistenza. Quando utilizziamo quella secca, scegliamo con cura grani e trafile.

  • Quali sono le difficoltà e le soddisfazioni nel trasformare un piatto apparentemente semplice come la pasta al pomodoro in un’esperienza di alta cucina?

  • La difficoltà maggiore è il metro di paragone: tutti sanno riconoscere una buona pasta al pomodoro, è nel nostro DNA, in ogni casa d’Italia. Bisogna rispettare quel ricordo sensoriale e contemporaneamente aggiungere dettagli tecnici, concentrazione del sapore, differenti cotture, contrasti di consistenza, per sorprendere senza tradire. Quando ci riesci, la soddisfazione è grande!

  • Quale legame personale o affinità la unisce alla pasta, oltre alla funzione tecnica?

  • La pasta è la regina della tavola italiana, per me è legata alla memoria familiare e al gesto manuale. Significa creare con le proprie mani, rispettare i tempi e svolgere la lavorazione con calma, senza fretta. La sfoglia sottile della pasta ripiena è quasi un contenitore emotivo, permette di raccontare una storia con delicatezza, custodendo sapori e ricordi.

  • Come garantite che ogni piatto di pasta mantenga standard elevati anche nei momenti di picco?

  • Con procedure rigorose, come tempistiche scritte, porzionamento calibrato e un cuoco dedicato alla pasta durante il servizio. La disciplina del timing è ciò che preserva la qualità, insieme a mise en place e a test pratici in fase di allestimento del servizio.

  • Che funzione hanno i piatti di pasta all’interno del percorso degustazione?

  • La pasta è parte del racconto, a volte come elemento di transizione che sottolinea la stagionalità, altre volte come culmine che porta l’ospite al cuore della tradizione territoriale. Non ha più la funzione storica di sfamare, infatti è un capitolo narrativo al pari degli altri piatti, capace di parlare a clienti locali e stranieri con pari intensità.

  • Come si integrano tecniche culinarie avanzate con i metodi artigianali tradizionali nella lavorazione della pasta?

  • Al Barbagianni non cerchiamo scorciatoie meccaniche, il cuore è nella manualità del gesto. Allo stesso tempo, tecniche precise di cottura e mantecatura garantiscono sapori netti e perfettamente bilanciati, in cui ogni elemento mantiene la propria identità.

  • Come incorpora elementi di altre culture senza snaturare l’essenza italiana della pasta?

  • Le contaminazioni nascono dall’esperienza e dall’assaggio in viaggio. Un ingrediente o una tecnica incontrati altrove possono suggerire un abbinamento che, dopo prove e aggiustamenti, trova armonia con sapori italiani. L’importante è partire dalle caratteristiche gustative, salinità, acidità, umami, e costruire un equilibrio che mantenga la riconoscibilità del piatto. Integrare le alghe per amplificare la profondità marina di un primo di pesce oppure valorizzare il contrasto tra lardo e pecorino per coniugare intensità terrestre e nota sapida. La sperimentazione è graduale e sempre guidata dal criterio dell’equilibrio.