QUANDO LA PASTA FA ACE

il gesto diventa formato

27/11/25

QUANDO LA PASTA FA ACE

il gesto diventa formato

27/11/25

QUANDO LA PASTA FA ACE

il gesto diventa formato

27/11/25

In Italia, dove ogni sapore diventa racconto e ogni forma di pasta una piccola metafora del mondo, non stupisce che anche il tennis trovi il suo varco nella semola. Jannik Sinner – ragazzo di montagna, volto pulito e gesto nitido – presta ora il suo silenzioso carisma a una pasta inedita: una racchetta in miniatura, traforata al centro, un archetto di grano duro pensato per catturare il sugo come una corda che trattiene la palla. A firmarla è De Cecco, che del campione è sponsor e complice narrativo in questa piccola invenzione di pasta.

Non è un semplice vezzo di marketing. È l’ennesima dimostrazione di come la pasta, in Italia, sappia assorbire tutto: sport, icone, immaginari. La racchetta di Sinner diventa il simbolo di un paese che trasforma una disciplina individuale in un rito collettivo; un ponte tra il campo da gioco e la tavola di casa, tra la spinta atletica e il conforto dell’amido.

Il ragazzo rosso, che ha fatto dell’umiltà una potenza e della calma la sua forma di eleganza, porta con sé un messaggio semplice: la pasta come carburante, come riparo, come consolazione, come rituale. La Racchetta N°90 – come l’ha battezzata De Cecco – è la miniatura perfetta del suo tennis: essenziale, precisa, senza fronzoli. Una geometria gentile ma eloquente più di mille arzigogoli, che racconta disciplina, concentrazione, ritmo.

C’è qualcosa di quasi tenero in questa scelta: il campione che si affida al cibo più domestico degli italiani, come a dire che, anche ai vertici del mondo, la forza nasce da quel gesto di attesa elementare: buttare la pasta, aspettare il bollore, sedersi un attimo prima di ripartire.

In fondo, la pasta è questo: un intervallo giocoso che diventa energia. E Sinner, con la sua racchetta di grano duro, non fa che ricordarci quanto, nel nostro immaginario, sport e cucina siano due modi diversi per dire la stessa cosa: sacrificio, gioia, disciplina, fiducia, casa.

In Italia, dove ogni sapore diventa racconto e ogni forma di pasta una piccola metafora del mondo, non stupisce che anche il tennis trovi il suo varco nella semola. Jannik Sinner – ragazzo di montagna, volto pulito e gesto nitido – presta ora il suo silenzioso carisma a una pasta inedita: una racchetta in miniatura, traforata al centro, un archetto di grano duro pensato per catturare il sugo come una corda che trattiene la palla. A firmarla è De Cecco, che del campione è sponsor e complice narrativo in questa piccola invenzione di pasta.

Non è un semplice vezzo di marketing. È l’ennesima dimostrazione di come la pasta, in Italia, sappia assorbire tutto: sport, icone, immaginari. La racchetta di Sinner diventa il simbolo di un paese che trasforma una disciplina individuale in un rito collettivo; un ponte tra il campo da gioco e la tavola di casa, tra la spinta atletica e il conforto dell’amido.

Il ragazzo rosso, che ha fatto dell’umiltà una potenza e della calma la sua forma di eleganza, porta con sé un messaggio semplice: la pasta come carburante, come riparo, come consolazione, come rituale. La Racchetta N°90 – come l’ha battezzata De Cecco – è la miniatura perfetta del suo tennis: essenziale, precisa, senza fronzoli. Una geometria gentile ma eloquente più di mille arzigogoli, che racconta disciplina, concentrazione, ritmo.

C’è qualcosa di quasi tenero in questa scelta: il campione che si affida al cibo più domestico degli italiani, come a dire che, anche ai vertici del mondo, la forza nasce da quel gesto di attesa elementare: buttare la pasta, aspettare il bollore, sedersi un attimo prima di ripartire.

In fondo, la pasta è questo: un intervallo giocoso che diventa energia. E Sinner, con la sua racchetta di grano duro, non fa che ricordarci quanto, nel nostro immaginario, sport e cucina siano due modi diversi per dire la stessa cosa: sacrificio, gioia, disciplina, fiducia, casa.

In Italia, dove ogni sapore diventa racconto e ogni forma di pasta una piccola metafora del mondo, non stupisce che anche il tennis trovi il suo varco nella semola. Jannik Sinner – ragazzo di montagna, volto pulito e gesto nitido – presta ora il suo silenzioso carisma a una pasta inedita: una racchetta in miniatura, traforata al centro, un archetto di grano duro pensato per catturare il sugo come una corda che trattiene la palla. A firmarla è De Cecco, che del campione è sponsor e complice narrativo in questa piccola invenzione di pasta.

Non è un semplice vezzo di marketing. È l’ennesima dimostrazione di come la pasta, in Italia, sappia assorbire tutto: sport, icone, immaginari. La racchetta di Sinner diventa il simbolo di un paese che trasforma una disciplina individuale in un rito collettivo; un ponte tra il campo da gioco e la tavola di casa, tra la spinta atletica e il conforto dell’amido.

Il ragazzo rosso, che ha fatto dell’umiltà una potenza e della calma la sua forma di eleganza, porta con sé un messaggio semplice: la pasta come carburante, come riparo, come consolazione, come rituale. La Racchetta N°90 – come l’ha battezzata De Cecco – è la miniatura perfetta del suo tennis: essenziale, precisa, senza fronzoli. Una geometria gentile ma eloquente più di mille arzigogoli, che racconta disciplina, concentrazione, ritmo.

C’è qualcosa di quasi tenero in questa scelta: il campione che si affida al cibo più domestico degli italiani, come a dire che, anche ai vertici del mondo, la forza nasce da quel gesto di attesa elementare: buttare la pasta, aspettare il bollore, sedersi un attimo prima di ripartire.

In fondo, la pasta è questo: un intervallo giocoso che diventa energia. E Sinner, con la sua racchetta di grano duro, non fa che ricordarci quanto, nel nostro immaginario, sport e cucina siano due modi diversi per dire la stessa cosa: sacrificio, gioia, disciplina, fiducia, casa.