
IL PRIVILEGIO DEL TORCHIO
1604, quando la pasta imparò a replicarsi
18 feb 2026

IL PRIVILEGIO DEL TORCHIO
1604, quando la pasta imparò a replicarsi
18 feb 2026

IL PRIVILEGIO DEL TORCHIO
1604, quando la pasta imparò a replicarsi
18 feb 2026
Il sogno di qualsiasi ricercatore, imbattersi, magari nel corso di una semplice verifica storica, in una scoperta straordinaria. È accaduto a Paolo Caratossidis - chef, comunicatore e inventore padovano alfiere della cultura enogastronomica del Veneto, presidente dell'Associazione “Cultura & Cucina/Eccellenze Venete” – il quale conducendo degli approfondimenti sulle origini dei Bigoli, l’iconica pasta veneta a fili grossi, ha ritrovato un manoscritto di 422 anni, redatto il 26 gennaio 1604, che rappresenta una testimonianza di incredibile valore storico e scientifico nell’ambito della società e dell’economia italiana del primo Seicento: si tratta del brevetto protoindustriale di una macchina per la fabbricazione dei Bigoli e altri formati di pasta, un documento che giunge a far luce sul passaggio, epocale, dalla produzione manuale a quella meccanica nella Padova di Galileo. Fu allora, infatti, che alla “supplica ufficiale” del pioneristico fornaio-imprenditore Bartolomio Veronese, detto Abbondanza, venne concesso un privilegio pubblico quinquennale per produrre, grazie alla sua rivoluzionaria invenzione meccanica, Bigoli, Menudelli, Lasagne e Macaroni. Nel manoscritto perfettamente conservato nell’Archivio di Stato di Padova, oltre a fornire una meticolosa illustrazione del congegno, Veronese si rivolge alle autorità cittadine spiegando che desidera rifornire generosamente, grazie alla sua invenzione oltremodo utile per un’immediata e facile produzione, il mercato cittadino afflitto da una grande carenza di paste di ogni tipo; domanda allora un privilegio - un brevetto ante litteram - di cinque anni al fine di proteggere e favorire lo sviluppo della sua macchina, proponendo addirittura un divieto di copiatura della stessa, pena la confisca dell’attrezzatura e della merce, oltre a una salatissima multa di 100 ducati. Questa sorprendente scoperta riflette lo spirito progressista e imprenditoriale dell’epoca; non solo introduce il concetto di tutela e regolamentazione pubblica dell’innovazione tecnica, anche in campo alimentare, collegando, altresì, la cucina alla storia della tecnologia, ma prova come l’invenzione di Veronese, nel trasformare un’attività manuale in un processo rapido ed efficiente, integri una primigenia forma di produzione alimentare meccanizzata che supera la dimensione domestica inserendosi in quel processo di democratizzazione della cucina che rende le risorse disponibili a tutti, anche ai meno abbienti; precorrendo dinamiche e logiche dei secoli successivi, il “torcio bigolaro” si pone come frutto esemplare, e di certo non isolato, del contesto socioculturale della Padova degli anni galileiani, la Padova città dell’ingegno e dell’innovazione, crocevia di commerci, idee e inventori, fervido centro intellettuale in piena transizione verso il pensiero scientifico moderno.
Il sogno di qualsiasi ricercatore, imbattersi, magari nel corso di una semplice verifica storica, in una scoperta straordinaria. È accaduto a Paolo Caratossidis - chef, comunicatore e inventore padovano alfiere della cultura enogastronomica del Veneto, presidente dell'Associazione “Cultura & Cucina/Eccellenze Venete” – il quale conducendo degli approfondimenti sulle origini dei Bigoli, l’iconica pasta veneta a fili grossi, ha ritrovato un manoscritto di 422 anni, redatto il 26 gennaio 1604, che rappresenta una testimonianza di incredibile valore storico e scientifico nell’ambito della società e dell’economia italiana del primo Seicento: si tratta del brevetto protoindustriale di una macchina per la fabbricazione dei Bigoli e altri formati di pasta, un documento che giunge a far luce sul passaggio, epocale, dalla produzione manuale a quella meccanica nella Padova di Galileo. Fu allora, infatti, che alla “supplica ufficiale” del pioneristico fornaio-imprenditore Bartolomio Veronese, detto Abbondanza, venne concesso un privilegio pubblico quinquennale per produrre, grazie alla sua rivoluzionaria invenzione meccanica, Bigoli, Menudelli, Lasagne e Macaroni. Nel manoscritto perfettamente conservato nell’Archivio di Stato di Padova, oltre a fornire una meticolosa illustrazione del congegno, Veronese si rivolge alle autorità cittadine spiegando che desidera rifornire generosamente, grazie alla sua invenzione oltremodo utile per un’immediata e facile produzione, il mercato cittadino afflitto da una grande carenza di paste di ogni tipo; domanda allora un privilegio - un brevetto ante litteram - di cinque anni al fine di proteggere e favorire lo sviluppo della sua macchina, proponendo addirittura un divieto di copiatura della stessa, pena la confisca dell’attrezzatura e della merce, oltre a una salatissima multa di 100 ducati. Questa sorprendente scoperta riflette lo spirito progressista e imprenditoriale dell’epoca; non solo introduce il concetto di tutela e regolamentazione pubblica dell’innovazione tecnica, anche in campo alimentare, collegando, altresì, la cucina alla storia della tecnologia, ma prova come l’invenzione di Veronese, nel trasformare un’attività manuale in un processo rapido ed efficiente, integri una primigenia forma di produzione alimentare meccanizzata che supera la dimensione domestica inserendosi in quel processo di democratizzazione della cucina che rende le risorse disponibili a tutti, anche ai meno abbienti; precorrendo dinamiche e logiche dei secoli successivi, il “torcio bigolaro” si pone come frutto esemplare, e di certo non isolato, del contesto socioculturale della Padova degli anni galileiani, la Padova città dell’ingegno e dell’innovazione, crocevia di commerci, idee e inventori, fervido centro intellettuale in piena transizione verso il pensiero scientifico moderno.
Il sogno di qualsiasi ricercatore, imbattersi, magari nel corso di una semplice verifica storica, in una scoperta straordinaria. È accaduto a Paolo Caratossidis - chef, comunicatore e inventore padovano alfiere della cultura enogastronomica del Veneto, presidente dell'Associazione “Cultura & Cucina/Eccellenze Venete” – il quale conducendo degli approfondimenti sulle origini dei Bigoli, l’iconica pasta veneta a fili grossi, ha ritrovato un manoscritto di 422 anni, redatto il 26 gennaio 1604, che rappresenta una testimonianza di incredibile valore storico e scientifico nell’ambito della società e dell’economia italiana del primo Seicento: si tratta del brevetto protoindustriale di una macchina per la fabbricazione dei Bigoli e altri formati di pasta, un documento che giunge a far luce sul passaggio, epocale, dalla produzione manuale a quella meccanica nella Padova di Galileo. Fu allora, infatti, che alla “supplica ufficiale” del pioneristico fornaio-imprenditore Bartolomio Veronese, detto Abbondanza, venne concesso un privilegio pubblico quinquennale per produrre, grazie alla sua rivoluzionaria invenzione meccanica, Bigoli, Menudelli, Lasagne e Macaroni. Nel manoscritto perfettamente conservato nell’Archivio di Stato di Padova, oltre a fornire una meticolosa illustrazione del congegno, Veronese si rivolge alle autorità cittadine spiegando che desidera rifornire generosamente, grazie alla sua invenzione oltremodo utile per un’immediata e facile produzione, il mercato cittadino afflitto da una grande carenza di paste di ogni tipo; domanda allora un privilegio - un brevetto ante litteram - di cinque anni al fine di proteggere e favorire lo sviluppo della sua macchina, proponendo addirittura un divieto di copiatura della stessa, pena la confisca dell’attrezzatura e della merce, oltre a una salatissima multa di 100 ducati. Questa sorprendente scoperta riflette lo spirito progressista e imprenditoriale dell’epoca; non solo introduce il concetto di tutela e regolamentazione pubblica dell’innovazione tecnica, anche in campo alimentare, collegando, altresì, la cucina alla storia della tecnologia, ma prova come l’invenzione di Veronese, nel trasformare un’attività manuale in un processo rapido ed efficiente, integri una primigenia forma di produzione alimentare meccanizzata che supera la dimensione domestica inserendosi in quel processo di democratizzazione della cucina che rende le risorse disponibili a tutti, anche ai meno abbienti; precorrendo dinamiche e logiche dei secoli successivi, il “torcio bigolaro” si pone come frutto esemplare, e di certo non isolato, del contesto socioculturale della Padova degli anni galileiani, la Padova città dell’ingegno e dell’innovazione, crocevia di commerci, idee e inventori, fervido centro intellettuale in piena transizione verso il pensiero scientifico moderno.



