LA PASTA D’OLTRALPE

tra praticità, identità e cultura POP

15 gen 2026

LA PASTA D’OLTRALPE

tra praticità, identità e cultura POP

15 gen 2026

LA PASTA D’OLTRALPE

tra praticità, identità e cultura POP

15 gen 2026

In Francia, la pasta non è solo un piatto: è un simbolo di praticità, una risposta alle esigenze della vita moderna e, in parte, anche un riflesso dell’influenza italiana sulla cucina internazionale. Ma attenzione: non aspettatevi il culto della cottura ‘al dente’ o l’ossessione per il sugo fatto in casa. La pasta, per i francesi, è una cosa diversa. E, paradossalmente, anche profondamente loro.

Mentre in Italia la pasta è quasi un rituale, in Francia è più spesso una soluzione. Secondo dati dell’INSEE (l’Istituto nazionale di statistica francese), la pasta è uno degli alimenti base più acquistati nei supermercati, in particolare da giovani, studenti e famiglie numerose. Ma il modo in cui viene consumata racconta una storia a sé.

Là dove un italiano impiega mezz’ora a preparare un sugo artigianale, il consumatore francese medio cerca efficienza: la pasta diventa un vettore su cui poggiare una salsa pronta, magari riscaldata in microonde. E qui entra in gioco un protagonista fondamentale: Jean Panzani.

Jean Panzani, nato da una famiglia italiana, è il fondatore del celebre marchio omonimo. L’uomo che ha “francesizzato” la pasta. A partire dagli anni ’50, ha rivoluzionato il modo in cui i francesi percepivano e consumavano la pasta. Lo ha fatto partendo da un’intuizione: se la pasta deve entrare nelle cucine francesi, deve adattarsi ai loro tempi e gusti. Nacquero così le prime confezioni di pasta a cottura rapida e, soprattutto, le salse pronte vendute in barattolo – una novità per l’epoca. (Fonte: Wikipedia – Jean Panzani).

Nel tempo, Panzani è diventata una vera istituzione: negli anni ’90 era il primo marchio di pasta in Francia e il secondo a livello europeo, dietro solo a Barilla. Oggi, la sua presenza sugli scaffali dei supermercati è ovunque, dai formati classici alle soluzioni pronte in padella. Una “pasta alla francese”, insomma, che parla la lingua dell’efficienza più che della tradizione.

Questo approccio ha generato, nel tempo, una certa distanza tra la pasta “come la conoscono gli italiani” e quella vissuta in Francia. Nei ristoranti, non è raro trovare spaghetti serviti con panna e pollo o penne condite con ketchup – una blasfemia per un napoletano, ma una combinazione perfettamente accettata da molti palati francesi.

Eppure, in parallelo, c’è anche un ritorno alla pasta di qualità: negli ultimi anni, sono cresciuti in Francia piccoli pastifici artigianali, ristoranti italiani autentici e un certo culto per il prodotto di origine controllata. Alcuni chef francesi stellati, come Alain Ducasse, hanno rivalutato la pasta fresca come elemento di alta cucina.

La pasta in Francia è amata, ma a modo suo. È un amore più pragmatico che romantico, più orientato alla funzione che al mito. È la pasta della fretta, del comfort food, della generazione microonde. Ma anche della reinvenzione continua.

In fondo, non è forse questo il destino di ogni icona gastronomica che attraversa i confini?

In Francia, la pasta non è solo un piatto: è un simbolo di praticità, una risposta alle esigenze della vita moderna e, in parte, anche un riflesso dell’influenza italiana sulla cucina internazionale. Ma attenzione: non aspettatevi il culto della cottura ‘al dente’ o l’ossessione per il sugo fatto in casa. La pasta, per i francesi, è una cosa diversa. E, paradossalmente, anche profondamente loro.

Mentre in Italia la pasta è quasi un rituale, in Francia è più spesso una soluzione. Secondo dati dell’INSEE (l’Istituto nazionale di statistica francese), la pasta è uno degli alimenti base più acquistati nei supermercati, in particolare da giovani, studenti e famiglie numerose. Ma il modo in cui viene consumata racconta una storia a sé.

Là dove un italiano impiega mezz’ora a preparare un sugo artigianale, il consumatore francese medio cerca efficienza: la pasta diventa un vettore su cui poggiare una salsa pronta, magari riscaldata in microonde. E qui entra in gioco un protagonista fondamentale: Jean Panzani.

Jean Panzani, nato da una famiglia italiana, è il fondatore del celebre marchio omonimo. L’uomo che ha “francesizzato” la pasta. A partire dagli anni ’50, ha rivoluzionato il modo in cui i francesi percepivano e consumavano la pasta. Lo ha fatto partendo da un’intuizione: se la pasta deve entrare nelle cucine francesi, deve adattarsi ai loro tempi e gusti. Nacquero così le prime confezioni di pasta a cottura rapida e, soprattutto, le salse pronte vendute in barattolo – una novità per l’epoca. (Fonte: Wikipedia – Jean Panzani).

Nel tempo, Panzani è diventata una vera istituzione: negli anni ’90 era il primo marchio di pasta in Francia e il secondo a livello europeo, dietro solo a Barilla. Oggi, la sua presenza sugli scaffali dei supermercati è ovunque, dai formati classici alle soluzioni pronte in padella. Una “pasta alla francese”, insomma, che parla la lingua dell’efficienza più che della tradizione.

Questo approccio ha generato, nel tempo, una certa distanza tra la pasta “come la conoscono gli italiani” e quella vissuta in Francia. Nei ristoranti, non è raro trovare spaghetti serviti con panna e pollo o penne condite con ketchup – una blasfemia per un napoletano, ma una combinazione perfettamente accettata da molti palati francesi.

Eppure, in parallelo, c’è anche un ritorno alla pasta di qualità: negli ultimi anni, sono cresciuti in Francia piccoli pastifici artigianali, ristoranti italiani autentici e un certo culto per il prodotto di origine controllata. Alcuni chef francesi stellati, come Alain Ducasse, hanno rivalutato la pasta fresca come elemento di alta cucina.

La pasta in Francia è amata, ma a modo suo. È un amore più pragmatico che romantico, più orientato alla funzione che al mito. È la pasta della fretta, del comfort food, della generazione microonde. Ma anche della reinvenzione continua.

In fondo, non è forse questo il destino di ogni icona gastronomica che attraversa i confini?

In Francia, la pasta non è solo un piatto: è un simbolo di praticità, una risposta alle esigenze della vita moderna e, in parte, anche un riflesso dell’influenza italiana sulla cucina internazionale. Ma attenzione: non aspettatevi il culto della cottura ‘al dente’ o l’ossessione per il sugo fatto in casa. La pasta, per i francesi, è una cosa diversa. E, paradossalmente, anche profondamente loro.

Mentre in Italia la pasta è quasi un rituale, in Francia è più spesso una soluzione. Secondo dati dell’INSEE (l’Istituto nazionale di statistica francese), la pasta è uno degli alimenti base più acquistati nei supermercati, in particolare da giovani, studenti e famiglie numerose. Ma il modo in cui viene consumata racconta una storia a sé.

Là dove un italiano impiega mezz’ora a preparare un sugo artigianale, il consumatore francese medio cerca efficienza: la pasta diventa un vettore su cui poggiare una salsa pronta, magari riscaldata in microonde. E qui entra in gioco un protagonista fondamentale: Jean Panzani.

Jean Panzani, nato da una famiglia italiana, è il fondatore del celebre marchio omonimo. L’uomo che ha “francesizzato” la pasta. A partire dagli anni ’50, ha rivoluzionato il modo in cui i francesi percepivano e consumavano la pasta. Lo ha fatto partendo da un’intuizione: se la pasta deve entrare nelle cucine francesi, deve adattarsi ai loro tempi e gusti. Nacquero così le prime confezioni di pasta a cottura rapida e, soprattutto, le salse pronte vendute in barattolo – una novità per l’epoca. (Fonte: Wikipedia – Jean Panzani).

Nel tempo, Panzani è diventata una vera istituzione: negli anni ’90 era il primo marchio di pasta in Francia e il secondo a livello europeo, dietro solo a Barilla. Oggi, la sua presenza sugli scaffali dei supermercati è ovunque, dai formati classici alle soluzioni pronte in padella. Una “pasta alla francese”, insomma, che parla la lingua dell’efficienza più che della tradizione.

Questo approccio ha generato, nel tempo, una certa distanza tra la pasta “come la conoscono gli italiani” e quella vissuta in Francia. Nei ristoranti, non è raro trovare spaghetti serviti con panna e pollo o penne condite con ketchup – una blasfemia per un napoletano, ma una combinazione perfettamente accettata da molti palati francesi.

Eppure, in parallelo, c’è anche un ritorno alla pasta di qualità: negli ultimi anni, sono cresciuti in Francia piccoli pastifici artigianali, ristoranti italiani autentici e un certo culto per il prodotto di origine controllata. Alcuni chef francesi stellati, come Alain Ducasse, hanno rivalutato la pasta fresca come elemento di alta cucina.

La pasta in Francia è amata, ma a modo suo. È un amore più pragmatico che romantico, più orientato alla funzione che al mito. È la pasta della fretta, del comfort food, della generazione microonde. Ma anche della reinvenzione continua.

In fondo, non è forse questo il destino di ogni icona gastronomica che attraversa i confini?