2025

Roma

Pastificio

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Roma

Pastificio

genesi

Dopo il teatro e la ristorazione, Marco Funaro porta al Mercato Trionfale una sfoglia di scuola bolognese, tirata soltanto a mano e riempita con l’accento di Roma

Prima del mattarello c’è stato il palcoscenico. Marco Funaro nasce dal teatro, studia recitazione, lavora come attore e animatore; poi sceglie di restare più vicino a Roma ed entra nella ristorazione, un mondo che continua a restituirgli ciò che ha sempre cercato: il contatto diretto con le persone.

Per anni gestisce I Bufalini, realtà dedicata alle produzioni del Cilento e della Campania. Prodotti eccellenti, scelti, cucinati e raccontati con cura, ma pur sempre realizzati da altri. A un certo punto avverte il bisogno di misurarsi con qualcosa che porti interamente la sua firma. Non soltanto selezionare o vendere: “creare con le proprie mani”.

La risposta era già lì, in una passione coltivata fin dall’infanzia: la pasta fresca. Funaro lascia la precedente attività, si informa, raggiunge Bologna e frequenta il corso professionale della scuola fondata da Alessandra Spisni. Impara la grammatica della sfoglia emiliana: uova e farina, tagliere, pressione delle mani e mattarello. Nessuna macchina a sostituire il gesto.

magie

Da questo cambio di scena nasce Lo Sfoglino Romano, al box 139 del Mercato Trionfale. Il nome contiene già il progetto: custodire il rigore tecnico bolognese senza rinunciare alla città nella quale quella sfoglia viene preparata ogni giorno. Bologna detta il metodo; Roma entra nei ripieni, nei sapori e nell’ironia.

Accanto a tortellini, balanzoni, tagliatelle e ravioli di ricotta e spinaci compaiono così i ravioli cacio e pepe e i tortelli alla carbonara, mentre il mercato suggerisce variazioni legate ai prodotti disponibili e al ritmo delle stagioni. Non una sovrapposizione forzata di tradizioni, ma un dialogo: la struttura della pasta emiliana accoglie il repertorio gastronomico capitolino e lo traduce in una forma nuova.

La magia, qui, non cerca scorciatoie. Ogni impasto è lavorato a mano e ogni sfoglia viene allargata esclusivamente con il mattarello, secondo una pratica ormai rara persino tra le attività artigianali. È una scelta che impone tempo, fatica e precisione, ma rende riconoscibile il risultato: una pasta che conserva la tensione del gesto e la sua inevitabile, preziosa imperfezione.

Nel giro di poco più di un anno la piccola bottega è diventata un punto di riferimento e Funaro ha già formato due sfoglini. Dietro il banco prende forma anche l’idea di una scuola, benché la burocrazia renda il percorso meno lineare della sfoglia.

Del teatro, intanto, rimangono il piacere del pubblico, il gusto dell’invenzione e una certa disposizione alla sorpresa. Ogni nuovo ripieno può diventare una scena; il banco, un piccolo palcoscenico. Si rompono le uova, si versa la farina e lo spettacolo ricomincia.

ubicazione

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Dopo il teatro e la ristorazione, Marco Funaro porta al Mercato Trionfale una sfoglia di scuola bolognese, tirata soltanto a mano e riempita con l’accento di Roma

Prima del mattarello c’è stato il palcoscenico. Marco Funaro nasce dal teatro, studia recitazione, lavora come attore e animatore; poi sceglie di restare più vicino a Roma ed entra nella ristorazione, un mondo che continua a restituirgli ciò che ha sempre cercato: il contatto diretto con le persone.

Per anni gestisce I Bufalini, realtà dedicata alle produzioni del Cilento e della Campania. Prodotti eccellenti, scelti, cucinati e raccontati con cura, ma pur sempre realizzati da altri. A un certo punto avverte il bisogno di misurarsi con qualcosa che porti interamente la sua firma. Non soltanto selezionare o vendere: “creare con le proprie mani”.

La risposta era già lì, in una passione coltivata fin dall’infanzia: la pasta fresca. Funaro lascia la precedente attività, si informa, raggiunge Bologna e frequenta il corso professionale della scuola fondata da Alessandra Spisni. Impara la grammatica della sfoglia emiliana: uova e farina, tagliere, pressione delle mani e mattarello. Nessuna macchina a sostituire il gesto.

magie

Da questo cambio di scena nasce Lo Sfoglino Romano, al box 139 del Mercato Trionfale. Il nome contiene già il progetto: custodire il rigore tecnico bolognese senza rinunciare alla città nella quale quella sfoglia viene preparata ogni giorno. Bologna detta il metodo; Roma entra nei ripieni, nei sapori e nell’ironia.

Accanto a tortellini, balanzoni, tagliatelle e ravioli di ricotta e spinaci compaiono così i ravioli cacio e pepe e i tortelli alla carbonara, mentre il mercato suggerisce variazioni legate ai prodotti disponibili e al ritmo delle stagioni. Non una sovrapposizione forzata di tradizioni, ma un dialogo: la struttura della pasta emiliana accoglie il repertorio gastronomico capitolino e lo traduce in una forma nuova.

La magia, qui, non cerca scorciatoie. Ogni impasto è lavorato a mano e ogni sfoglia viene allargata esclusivamente con il mattarello, secondo una pratica ormai rara persino tra le attività artigianali. È una scelta che impone tempo, fatica e precisione, ma rende riconoscibile il risultato: una pasta che conserva la tensione del gesto e la sua inevitabile, preziosa imperfezione.

Nel giro di poco più di un anno la piccola bottega è diventata un punto di riferimento e Funaro ha già formato due sfoglini. Dietro il banco prende forma anche l’idea di una scuola, benché la burocrazia renda il percorso meno lineare della sfoglia.

Del teatro, intanto, rimangono il piacere del pubblico, il gusto dell’invenzione e una certa disposizione alla sorpresa. Ogni nuovo ripieno può diventare una scena; il banco, un piccolo palcoscenico. Si rompono le uova, si versa la farina e lo spettacolo ricomincia.

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Dopo il teatro e la ristorazione, Marco Funaro porta al Mercato Trionfale una sfoglia di scuola bolognese, tirata soltanto a mano e riempita con l’accento di Roma

Prima del mattarello c’è stato il palcoscenico. Marco Funaro nasce dal teatro, studia recitazione, lavora come attore e animatore; poi sceglie di restare più vicino a Roma ed entra nella ristorazione, un mondo che continua a restituirgli ciò che ha sempre cercato: il contatto diretto con le persone.

Per anni gestisce I Bufalini, realtà dedicata alle produzioni del Cilento e della Campania. Prodotti eccellenti, scelti, cucinati e raccontati con cura, ma pur sempre realizzati da altri. A un certo punto avverte il bisogno di misurarsi con qualcosa che porti interamente la sua firma. Non soltanto selezionare o vendere: “creare con le proprie mani”.

La risposta era già lì, in una passione coltivata fin dall’infanzia: la pasta fresca. Funaro lascia la precedente attività, si informa, raggiunge Bologna e frequenta il corso professionale della scuola fondata da Alessandra Spisni. Impara la grammatica della sfoglia emiliana: uova e farina, tagliere, pressione delle mani e mattarello. Nessuna macchina a sostituire il gesto.

magie

Da questo cambio di scena nasce Lo Sfoglino Romano, al box 139 del Mercato Trionfale. Il nome contiene già il progetto: custodire il rigore tecnico bolognese senza rinunciare alla città nella quale quella sfoglia viene preparata ogni giorno. Bologna detta il metodo; Roma entra nei ripieni, nei sapori e nell’ironia.

Accanto a tortellini, balanzoni, tagliatelle e ravioli di ricotta e spinaci compaiono così i ravioli cacio e pepe e i tortelli alla carbonara, mentre il mercato suggerisce variazioni legate ai prodotti disponibili e al ritmo delle stagioni. Non una sovrapposizione forzata di tradizioni, ma un dialogo: la struttura della pasta emiliana accoglie il repertorio gastronomico capitolino e lo traduce in una forma nuova.

La magia, qui, non cerca scorciatoie. Ogni impasto è lavorato a mano e ogni sfoglia viene allargata esclusivamente con il mattarello, secondo una pratica ormai rara persino tra le attività artigianali. È una scelta che impone tempo, fatica e precisione, ma rende riconoscibile il risultato: una pasta che conserva la tensione del gesto e la sua inevitabile, preziosa imperfezione.

Nel giro di poco più di un anno la piccola bottega è diventata un punto di riferimento e Funaro ha già formato due sfoglini. Dietro il banco prende forma anche l’idea di una scuola, benché la burocrazia renda il percorso meno lineare della sfoglia.

Del teatro, intanto, rimangono il piacere del pubblico, il gusto dell’invenzione e una certa disposizione alla sorpresa. Ogni nuovo ripieno può diventare una scena; il banco, un piccolo palcoscenico. Si rompono le uova, si versa la farina e lo spettacolo ricomincia.

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