SU FILINDEU

Pecora, semola, pecorino sardo

Molto Difficile

Sardegna

300 min

620 Kcal

SU FILINDEU

Pecora, semola, pecorino sardo

Molto Difficile

Sardegna

300 min

620 Kcal

SU FILINDEU

Pecora, semola, pecorino sardo

Molto Difficile

Sardegna

300 min

620 Kcal

GENESI

Su filindeu, il cui nome letteralmente si traduce dal dialetto sardo come "i fili di Dio", rappresenta una delle espressioni più rare, arcaiche e preziose della tradizione gastronomica della Sardegna, nello specifico della Barbagia e del territorio di Nuoro. La sua storia si intreccia in modo indissolubile con la devozione religiosa e con il pellegrinaggio verso il santuario di San Francesco di Lula. Per secoli, questa pasta straordinaria è stata preparata esclusivamente dalle donne di una sola famiglia nuorese, custodi di una tecnica manuale complessa e segreta, tramandata di generazione in generazione, per essere offerta come pasto ristoratore ai fedeli che compivano il lungo cammino a piedi nei giorni della festa del santo, a maggio e a ottobre.

La peculiarità tecnica risiede interamente nella lavorazione manuale dell'impasto, composto solo da semola, acqua e sale. La massa viene tirata ripetutamente con le mani attraverso un movimento ritmico di estensione e ripiegamento. Attraverso otto passaggi consecutivi, un singolo pezzo di pasta si moltiplica geometricamente fino a dare origine a 256 fili sottilissimi, tesi come corde di uno strumento musicale. Questi fili impercettibili vengono poi adagiati con estrema precisione su un vassoio circolare di asfodelo intrecciato, chiamato "fundu", in tre strati sovrapposti e incrociati in diagonale, a formare una trama finissima simile a un pizzo o a una garza.

Una volta completata la disposizione, la pasta viene lasciata asciugare completamente al sole, diventando una sfoglia rigida e croccante. Dal punto di vista gastronomico, la tradizione impone che la sfoglia venga spezzata a mano e cotta direttamente in un brodo di pecora molto concentrato e saporito, per poi essere mantecata con abbondante pecorino sardo fresco, lasciato precedentemente inacidire per ottenere una consistenza filante e una nota acidula caratteristica.

PARTI (4 PErsone)

PER LA PASTA FRESCA

Semola di grano duro rimacinata
Acqua tiepida
Sale fino

400 g
circa 200 ml
Sale fino

PER IL CONDIMENTO

Carne di pecora adulta
Acqua
Cipolla dorata grande
Carote
Coste di sedano
Pecorino sardo fresco
Sale

1 kg
3 l
1
2
2
300 g
Q.b

ALLESTIMENTO

  1. Per la pasta fresca:
    Disponi la semola di grano duro rimacinata a fontana su una spianatoia di legno. Sciogli il sale fino nell'acqua tiepida e inizia a incorporarla lentamente alla semola, lavorando l'impasto con energia per almeno venti minuti, sino ad ottenere un panetto compatto, liscio ed estremamente elastico. Dividi l'impasto in piccoli panetti cilindrici da circa cento grammi l'uno, coprili con un canovaccio umido e lasciali riposare per circa un'ora. Trascorso questo tempo, prendi uno dei panetti e inizia a modellarlo con le mani, bagnandoti leggermente i polpastrelli con acqua salata se l'impasto risulta troppo rigido, o con sola acqua se è troppo secco. Tira il panetto e ripiegalo su se stesso per otto volte di seguito, raddoppiando i fili a ogni passaggio, fino a ottenere 256 fili sottilissimi. Stendi questi fili delicatamente su un tipico vassoio circolare di asfodelo, incrociandoli in tre strati sovrapposti per creare una griglia. Lascia asciugare la pasta al sole o in un luogo asciutto per diverse ore finché non sarà completamente secca e friabile.

  2. Per il condimento:
    Prendi una pentola molto capiente e inserisci i pezzi di carne di pecora dopo averli sciacquati accuratamente. Copri la carne con i tre litri di acqua fredda e porta a ebollizione a fuoco medio. Quando l'acqua inizia a bollire, schiuma accuratamente la superficie per eliminare le impurità del grasso della carne. Pulisci la cipolla dorata grande, le carote e le coste di sedano, quindi aggiungi queste verdure intere nella pentola. Regola di sale q.b e lascia cuocere a fuoco lento per circa tre ore, fino a quando la carne di pecora risulterà tenera e il brodo sarà saporito e concentrato. A cottura ultimata, filtra il brodo con un colino a maglie fitte e tienilo da parte al caldo. Nel frattempo, riduci il pecorino sardo fresco a piccoli cubetti o grattugialo grossolanamente.

  3. Per la finitura del piatto:
    Porta nuovamente a ebollizione il brodo di pecora filtrato. Spezza con le mani le sfoglie di su filindeu ormai asciutte e tuffale direttamente nel brodo bollente. Lascia cuocere la pasta per circa tre o quattro minuti. Spegni il fuoco e aggiungi immediatamente i cubetti di pecorino sardo fresco. Mescola con cura per fare sciogliere il formaggio e creare una consistenza filante. Lascia riposare la minestra per un minuto prima di servirla calda nei piatti fondi.

suggerimento

  • Per ottenere la consistenza filante tradizionale, utilizza un pecorino sardo fresco che sia stato lasciato fuori dal frigorifero per un paio di giorni, così da favorire la corretta acidificazione.

  • Se non possiedi il vassoio di asfodelo per l'asciugatura, puoi utilizzare dei telai in legno per pasta coperti da reti alimentari idonee.

  • La carne di pecora utilizzata per il brodo non va gettata, ma può essere servita caldissima come secondo piatto, accompagnata da patate bollite nello stesso brodo o da verdure fresche di stagione.

GENESI

Su filindeu, il cui nome letteralmente si traduce dal dialetto sardo come "i fili di Dio", rappresenta una delle espressioni più rare, arcaiche e preziose della tradizione gastronomica della Sardegna, nello specifico della Barbagia e del territorio di Nuoro. La sua storia si intreccia in modo indissolubile con la devozione religiosa e con il pellegrinaggio verso il santuario di San Francesco di Lula. Per secoli, questa pasta straordinaria è stata preparata esclusivamente dalle donne di una sola famiglia nuorese, custodi di una tecnica manuale complessa e segreta, tramandata di generazione in generazione, per essere offerta come pasto ristoratore ai fedeli che compivano il lungo cammino a piedi nei giorni della festa del santo, a maggio e a ottobre.

La peculiarità tecnica risiede interamente nella lavorazione manuale dell'impasto, composto solo da semola, acqua e sale. La massa viene tirata ripetutamente con le mani attraverso un movimento ritmico di estensione e ripiegamento. Attraverso otto passaggi consecutivi, un singolo pezzo di pasta si moltiplica geometricamente fino a dare origine a 256 fili sottilissimi, tesi come corde di uno strumento musicale. Questi fili impercettibili vengono poi adagiati con estrema precisione su un vassoio circolare di asfodelo intrecciato, chiamato "fundu", in tre strati sovrapposti e incrociati in diagonale, a formare una trama finissima simile a un pizzo o a una garza.

Una volta completata la disposizione, la pasta viene lasciata asciugare completamente al sole, diventando una sfoglia rigida e croccante. Dal punto di vista gastronomico, la tradizione impone che la sfoglia venga spezzata a mano e cotta direttamente in un brodo di pecora molto concentrato e saporito, per poi essere mantecata con abbondante pecorino sardo fresco, lasciato precedentemente inacidire per ottenere una consistenza filante e una nota acidula caratteristica.

PARTI (4 PErsone)

PER LA PASTA FRESCA

Semola di grano duro rimacinata
Acqua tiepida
Sale fino

400 g
circa 200 ml
Sale fino

PER IL CONDIMENTO

Carne di pecora adulta
Acqua
Cipolla dorata grande
Carote
Coste di sedano
Pecorino sardo fresco
Sale

1 kg
3 l
1
2
2
300 g
Q.b

ALLESTIMENTO

  1. Per la pasta fresca:
    Disponi la semola di grano duro rimacinata a fontana su una spianatoia di legno. Sciogli il sale fino nell'acqua tiepida e inizia a incorporarla lentamente alla semola, lavorando l'impasto con energia per almeno venti minuti, sino ad ottenere un panetto compatto, liscio ed estremamente elastico. Dividi l'impasto in piccoli panetti cilindrici da circa cento grammi l'uno, coprili con un canovaccio umido e lasciali riposare per circa un'ora. Trascorso questo tempo, prendi uno dei panetti e inizia a modellarlo con le mani, bagnandoti leggermente i polpastrelli con acqua salata se l'impasto risulta troppo rigido, o con sola acqua se è troppo secco. Tira il panetto e ripiegalo su se stesso per otto volte di seguito, raddoppiando i fili a ogni passaggio, fino a ottenere 256 fili sottilissimi. Stendi questi fili delicatamente su un tipico vassoio circolare di asfodelo, incrociandoli in tre strati sovrapposti per creare una griglia. Lascia asciugare la pasta al sole o in un luogo asciutto per diverse ore finché non sarà completamente secca e friabile.

  2. Per il condimento:
    Prendi una pentola molto capiente e inserisci i pezzi di carne di pecora dopo averli sciacquati accuratamente. Copri la carne con i tre litri di acqua fredda e porta a ebollizione a fuoco medio. Quando l'acqua inizia a bollire, schiuma accuratamente la superficie per eliminare le impurità del grasso della carne. Pulisci la cipolla dorata grande, le carote e le coste di sedano, quindi aggiungi queste verdure intere nella pentola. Regola di sale q.b e lascia cuocere a fuoco lento per circa tre ore, fino a quando la carne di pecora risulterà tenera e il brodo sarà saporito e concentrato. A cottura ultimata, filtra il brodo con un colino a maglie fitte e tienilo da parte al caldo. Nel frattempo, riduci il pecorino sardo fresco a piccoli cubetti o grattugialo grossolanamente.

  3. Per la finitura del piatto:
    Porta nuovamente a ebollizione il brodo di pecora filtrato. Spezza con le mani le sfoglie di su filindeu ormai asciutte e tuffale direttamente nel brodo bollente. Lascia cuocere la pasta per circa tre o quattro minuti. Spegni il fuoco e aggiungi immediatamente i cubetti di pecorino sardo fresco. Mescola con cura per fare sciogliere il formaggio e creare una consistenza filante. Lascia riposare la minestra per un minuto prima di servirla calda nei piatti fondi.

suggerimento

  • Per ottenere la consistenza filante tradizionale, utilizza un pecorino sardo fresco che sia stato lasciato fuori dal frigorifero per un paio di giorni, così da favorire la corretta acidificazione.

  • Se non possiedi il vassoio di asfodelo per l'asciugatura, puoi utilizzare dei telai in legno per pasta coperti da reti alimentari idonee.

  • La carne di pecora utilizzata per il brodo non va gettata, ma può essere servita caldissima come secondo piatto, accompagnata da patate bollite nello stesso brodo o da verdure fresche di stagione.

GENESI

Su filindeu, il cui nome letteralmente si traduce dal dialetto sardo come "i fili di Dio", rappresenta una delle espressioni più rare, arcaiche e preziose della tradizione gastronomica della Sardegna, nello specifico della Barbagia e del territorio di Nuoro. La sua storia si intreccia in modo indissolubile con la devozione religiosa e con il pellegrinaggio verso il santuario di San Francesco di Lula. Per secoli, questa pasta straordinaria è stata preparata esclusivamente dalle donne di una sola famiglia nuorese, custodi di una tecnica manuale complessa e segreta, tramandata di generazione in generazione, per essere offerta come pasto ristoratore ai fedeli che compivano il lungo cammino a piedi nei giorni della festa del santo, a maggio e a ottobre.

La peculiarità tecnica risiede interamente nella lavorazione manuale dell'impasto, composto solo da semola, acqua e sale. La massa viene tirata ripetutamente con le mani attraverso un movimento ritmico di estensione e ripiegamento. Attraverso otto passaggi consecutivi, un singolo pezzo di pasta si moltiplica geometricamente fino a dare origine a 256 fili sottilissimi, tesi come corde di uno strumento musicale. Questi fili impercettibili vengono poi adagiati con estrema precisione su un vassoio circolare di asfodelo intrecciato, chiamato "fundu", in tre strati sovrapposti e incrociati in diagonale, a formare una trama finissima simile a un pizzo o a una garza.

Una volta completata la disposizione, la pasta viene lasciata asciugare completamente al sole, diventando una sfoglia rigida e croccante. Dal punto di vista gastronomico, la tradizione impone che la sfoglia venga spezzata a mano e cotta direttamente in un brodo di pecora molto concentrato e saporito, per poi essere mantecata con abbondante pecorino sardo fresco, lasciato precedentemente inacidire per ottenere una consistenza filante e una nota acidula caratteristica.

PARTI (4 PErsone)

PER LA PASTA FRESCA

Semola di grano duro rimacinata
Acqua tiepida
Sale fino

400 g
circa 200 ml
Sale fino

PER IL CONDIMENTO

Carne di pecora adulta
Acqua
Cipolla dorata grande
Carote
Coste di sedano
Pecorino sardo fresco
Sale

1 kg
3 l
1
2
2
300 g
Q.b

ALLESTIMENTO

  1. Per la pasta fresca:
    Disponi la semola di grano duro rimacinata a fontana su una spianatoia di legno. Sciogli il sale fino nell'acqua tiepida e inizia a incorporarla lentamente alla semola, lavorando l'impasto con energia per almeno venti minuti, sino ad ottenere un panetto compatto, liscio ed estremamente elastico. Dividi l'impasto in piccoli panetti cilindrici da circa cento grammi l'uno, coprili con un canovaccio umido e lasciali riposare per circa un'ora. Trascorso questo tempo, prendi uno dei panetti e inizia a modellarlo con le mani, bagnandoti leggermente i polpastrelli con acqua salata se l'impasto risulta troppo rigido, o con sola acqua se è troppo secco. Tira il panetto e ripiegalo su se stesso per otto volte di seguito, raddoppiando i fili a ogni passaggio, fino a ottenere 256 fili sottilissimi. Stendi questi fili delicatamente su un tipico vassoio circolare di asfodelo, incrociandoli in tre strati sovrapposti per creare una griglia. Lascia asciugare la pasta al sole o in un luogo asciutto per diverse ore finché non sarà completamente secca e friabile.

  2. Per il condimento:
    Prendi una pentola molto capiente e inserisci i pezzi di carne di pecora dopo averli sciacquati accuratamente. Copri la carne con i tre litri di acqua fredda e porta a ebollizione a fuoco medio. Quando l'acqua inizia a bollire, schiuma accuratamente la superficie per eliminare le impurità del grasso della carne. Pulisci la cipolla dorata grande, le carote e le coste di sedano, quindi aggiungi queste verdure intere nella pentola. Regola di sale q.b e lascia cuocere a fuoco lento per circa tre ore, fino a quando la carne di pecora risulterà tenera e il brodo sarà saporito e concentrato. A cottura ultimata, filtra il brodo con un colino a maglie fitte e tienilo da parte al caldo. Nel frattempo, riduci il pecorino sardo fresco a piccoli cubetti o grattugialo grossolanamente.

  3. Per la finitura del piatto:
    Porta nuovamente a ebollizione il brodo di pecora filtrato. Spezza con le mani le sfoglie di su filindeu ormai asciutte e tuffale direttamente nel brodo bollente. Lascia cuocere la pasta per circa tre o quattro minuti. Spegni il fuoco e aggiungi immediatamente i cubetti di pecorino sardo fresco. Mescola con cura per fare sciogliere il formaggio e creare una consistenza filante. Lascia riposare la minestra per un minuto prima di servirla calda nei piatti fondi.

suggerimento

  • Per ottenere la consistenza filante tradizionale, utilizza un pecorino sardo fresco che sia stato lasciato fuori dal frigorifero per un paio di giorni, così da favorire la corretta acidificazione.

  • Se non possiedi il vassoio di asfodelo per l'asciugatura, puoi utilizzare dei telai in legno per pasta coperti da reti alimentari idonee.

  • La carne di pecora utilizzata per il brodo non va gettata, ma può essere servita caldissima come secondo piatto, accompagnata da patate bollite nello stesso brodo o da verdure fresche di stagione.