


genesi
Un’insegna nata da un soprannome di famiglia, una bottega aperta dal 1954 e una pasta fresca che continua a parlare il linguaggio quotidiano di Imperia. U Fratin custodisce una storia fatta di ravioli, tortellini, sughi e geografia affettiva
Nel piccolo laboratorio di Piazza San Giovanni la pasta si prepara ancora sotto gli occhi di chi passa. Sfoglie, ravioli, trofie e gnocchi compongono un repertorio che appartiene alla bottega, ma anche alla memoria di chi la frequenta da generazioni.
Oggi a guidare Pasta Fresca U Fratin sono Luca Garesio e Giorgia Calzia, eredi di una storia principiata molto prima di loro.
È il 1954 quando l’attività apre a Oneglia. All’inizio non è ancora un pastificio nel senso attuale del termine: è soprattutto una bottega di "commestibili" e verdure, nel quale la pasta fresca occupa soltanto una piccola parte della produzione.
Poi qualcosa muta. Negli anni la pasta conquista progressivamente spazio, cresce la richiesta e ciò che era una componente della bottega, finisce per diventarne l’identità. Alimentari e vegetali scompaiono; resta la pasta fresca.
Per molto tempo gli onegliesi conoscono il negozio come Pasta Paola, legato a Giovanni Calzia e alla sorella Paola. Nel 2014, con il pensionamento di Paola, Luca e Giorgia cominciano progressivamente a raccoglierne l’eredità, fino ad assumere direttamente la gestione dell’attività.
Il cambio d’insegna non nasce però dal desiderio di segnare una cesura. Al contrario, recupera il fil rouge di una memoria ancora più antica.
U Fratin era infatti il soprannome attribuito al padre di Giovanni. A originarlo, secondo il racconto familiare, fu un abito da un largo cappuccio che era solito indossare e che ricordava quello di un frate. Alla sua scomparsa, il nomignolo passò a Giovanni e, molti anni più tardi, Luca e Giorgia decisero di farne il nome del pastificio.
Un vezzeggiativo domestico diventato insegna: come se, cambiando nome, la bottega avesse scelto di andare ancora più à rebours nella propria storia.
magie
Fra le preparazioni che portano con sé la memoria più lunga, ci sono i tortellini classici, con prosciutto e mortadella. Ancora oggi entra in negozio chi racconta di averli comprati da bambino insieme ai nonni. Prima ancora che una specialità, sono una piccola misura del tempo trascorso.
Ma il tratto più riconoscibile di U Fratin passa soprattutto attraverso i ravioli.
Ci sono quelli di borragine, indicati da Luca come uno dei prodotti distintivi della casa, e ci sono i ravioli all’onegliese, che qui vengono preparati con bietole e salsiccia: un ripieno corroborante legato alla cucina del territorio, senza rinunciare alla componente vegetale.
Attorno a loro si muove il repertorio quotidiano della bottega: pasta fresca ripiena e non ripiena, tagliatelle, trofie, gnocchi. Formati familiari, riconoscibili, fatti per arrivare sulla tavola prima ancora che per essere esibiti.
E a U Fratin la pasta non viaggia mai completamente da sola.
Accanto al laboratorio sopravvive infatti una piccola ma significativa anima di gastronomia: lasagne, gnocchi alla romana, insalata russa. Preparazioni che allargano il banco senza mutare la natura del luogo, mantenendolo vicino all’idea della vecchia bottega dove si entrava non soltanto per acquistare un prodotto, ma per portarsi a casa una parte del pranzo.
Poi ci sono i sughi.
Anche qui nessuna ricerca dell’eccentrico: ragù, pomodoro, salsa di noci, pesto, sugo di salsiccia. Condimenti che appartengono a una grammatica domestica e che completano naturalmente quella della pasta fresca. Il pesto e le noci riportano immediatamente alla Liguria; ragù e salsiccia parlano invece quella lingua più trasversale della cucina di casa, fatta per accompagnare generosamente gnocchi e tagliatelle.
La magia di U Fratin sta forse proprio qui. Non in una ricetta segreta o in un virtuosismo da mostrare, ma nella continuità dei gesti e dei sapori: nel tortellino che qualcuno rammenta con emozione grande dai tempi dei nonni, nella borragine chiusa dentro un raviolo, nelle trofie da portare a casa con il pesto, nella lasagna pronta sul banco accanto ad altri manufatti appena allestiti.
Una bottega dove, dal 1954, pasta, sughi e gastronomia continuano a essere parti della medesima narrazione che "il fraticello" officia nel nome della sua leggenda.
ubicazione
ultimi patrimoni
genesi
Un’insegna nata da un soprannome di famiglia, una bottega aperta dal 1954 e una pasta fresca che continua a parlare il linguaggio quotidiano di Imperia. U Fratin custodisce una storia fatta di ravioli, tortellini, sughi e geografia affettiva
Nel piccolo laboratorio di Piazza San Giovanni la pasta si prepara ancora sotto gli occhi di chi passa. Sfoglie, ravioli, trofie e gnocchi compongono un repertorio che appartiene alla bottega, ma anche alla memoria di chi la frequenta da generazioni.
Oggi a guidare Pasta Fresca U Fratin sono Luca Garesio e Giorgia Calzia, eredi di una storia principiata molto prima di loro.
È il 1954 quando l’attività apre a Oneglia. All’inizio non è ancora un pastificio nel senso attuale del termine: è soprattutto una bottega di "commestibili" e verdure, nel quale la pasta fresca occupa soltanto una piccola parte della produzione.
Poi qualcosa muta. Negli anni la pasta conquista progressivamente spazio, cresce la richiesta e ciò che era una componente della bottega, finisce per diventarne l’identità. Alimentari e vegetali scompaiono; resta la pasta fresca.
Per molto tempo gli onegliesi conoscono il negozio come Pasta Paola, legato a Giovanni Calzia e alla sorella Paola. Nel 2014, con il pensionamento di Paola, Luca e Giorgia cominciano progressivamente a raccoglierne l’eredità, fino ad assumere direttamente la gestione dell’attività.
Il cambio d’insegna non nasce però dal desiderio di segnare una cesura. Al contrario, recupera il fil rouge di una memoria ancora più antica.
U Fratin era infatti il soprannome attribuito al padre di Giovanni. A originarlo, secondo il racconto familiare, fu un abito da un largo cappuccio che era solito indossare e che ricordava quello di un frate. Alla sua scomparsa, il nomignolo passò a Giovanni e, molti anni più tardi, Luca e Giorgia decisero di farne il nome del pastificio.
Un vezzeggiativo domestico diventato insegna: come se, cambiando nome, la bottega avesse scelto di andare ancora più à rebours nella propria storia.
magie
Fra le preparazioni che portano con sé la memoria più lunga, ci sono i tortellini classici, con prosciutto e mortadella. Ancora oggi entra in negozio chi racconta di averli comprati da bambino insieme ai nonni. Prima ancora che una specialità, sono una piccola misura del tempo trascorso.
Ma il tratto più riconoscibile di U Fratin passa soprattutto attraverso i ravioli.
Ci sono quelli di borragine, indicati da Luca come uno dei prodotti distintivi della casa, e ci sono i ravioli all’onegliese, che qui vengono preparati con bietole e salsiccia: un ripieno corroborante legato alla cucina del territorio, senza rinunciare alla componente vegetale.
Attorno a loro si muove il repertorio quotidiano della bottega: pasta fresca ripiena e non ripiena, tagliatelle, trofie, gnocchi. Formati familiari, riconoscibili, fatti per arrivare sulla tavola prima ancora che per essere esibiti.
E a U Fratin la pasta non viaggia mai completamente da sola.
Accanto al laboratorio sopravvive infatti una piccola ma significativa anima di gastronomia: lasagne, gnocchi alla romana, insalata russa. Preparazioni che allargano il banco senza mutare la natura del luogo, mantenendolo vicino all’idea della vecchia bottega dove si entrava non soltanto per acquistare un prodotto, ma per portarsi a casa una parte del pranzo.
Poi ci sono i sughi.
Anche qui nessuna ricerca dell’eccentrico: ragù, pomodoro, salsa di noci, pesto, sugo di salsiccia. Condimenti che appartengono a una grammatica domestica e che completano naturalmente quella della pasta fresca. Il pesto e le noci riportano immediatamente alla Liguria; ragù e salsiccia parlano invece quella lingua più trasversale della cucina di casa, fatta per accompagnare generosamente gnocchi e tagliatelle.
La magia di U Fratin sta forse proprio qui. Non in una ricetta segreta o in un virtuosismo da mostrare, ma nella continuità dei gesti e dei sapori: nel tortellino che qualcuno rammenta con emozione grande dai tempi dei nonni, nella borragine chiusa dentro un raviolo, nelle trofie da portare a casa con il pesto, nella lasagna pronta sul banco accanto ad altri manufatti appena allestiti.
Una bottega dove, dal 1954, pasta, sughi e gastronomia continuano a essere parti della medesima narrazione che "il fraticello" officia nel nome della sua leggenda.
ubicazione
ultimi patrimoni
genesi
Un’insegna nata da un soprannome di famiglia, una bottega aperta dal 1954 e una pasta fresca che continua a parlare il linguaggio quotidiano di Imperia. U Fratin custodisce una storia fatta di ravioli, tortellini, sughi e geografia affettiva
Nel piccolo laboratorio di Piazza San Giovanni la pasta si prepara ancora sotto gli occhi di chi passa. Sfoglie, ravioli, trofie e gnocchi compongono un repertorio che appartiene alla bottega, ma anche alla memoria di chi la frequenta da generazioni.
Oggi a guidare Pasta Fresca U Fratin sono Luca Garesio e Giorgia Calzia, eredi di una storia principiata molto prima di loro.
È il 1954 quando l’attività apre a Oneglia. All’inizio non è ancora un pastificio nel senso attuale del termine: è soprattutto una bottega di "commestibili" e verdure, nel quale la pasta fresca occupa soltanto una piccola parte della produzione.
Poi qualcosa muta. Negli anni la pasta conquista progressivamente spazio, cresce la richiesta e ciò che era una componente della bottega, finisce per diventarne l’identità. Alimentari e vegetali scompaiono; resta la pasta fresca.
Per molto tempo gli onegliesi conoscono il negozio come Pasta Paola, legato a Giovanni Calzia e alla sorella Paola. Nel 2014, con il pensionamento di Paola, Luca e Giorgia cominciano progressivamente a raccoglierne l’eredità, fino ad assumere direttamente la gestione dell’attività.
Il cambio d’insegna non nasce però dal desiderio di segnare una cesura. Al contrario, recupera il fil rouge di una memoria ancora più antica.
U Fratin era infatti il soprannome attribuito al padre di Giovanni. A originarlo, secondo il racconto familiare, fu un abito da un largo cappuccio che era solito indossare e che ricordava quello di un frate. Alla sua scomparsa, il nomignolo passò a Giovanni e, molti anni più tardi, Luca e Giorgia decisero di farne il nome del pastificio.
Un vezzeggiativo domestico diventato insegna: come se, cambiando nome, la bottega avesse scelto di andare ancora più à rebours nella propria storia.
magie
Fra le preparazioni che portano con sé la memoria più lunga, ci sono i tortellini classici, con prosciutto e mortadella. Ancora oggi entra in negozio chi racconta di averli comprati da bambino insieme ai nonni. Prima ancora che una specialità, sono una piccola misura del tempo trascorso.
Ma il tratto più riconoscibile di U Fratin passa soprattutto attraverso i ravioli.
Ci sono quelli di borragine, indicati da Luca come uno dei prodotti distintivi della casa, e ci sono i ravioli all’onegliese, che qui vengono preparati con bietole e salsiccia: un ripieno corroborante legato alla cucina del territorio, senza rinunciare alla componente vegetale.
Attorno a loro si muove il repertorio quotidiano della bottega: pasta fresca ripiena e non ripiena, tagliatelle, trofie, gnocchi. Formati familiari, riconoscibili, fatti per arrivare sulla tavola prima ancora che per essere esibiti.
E a U Fratin la pasta non viaggia mai completamente da sola.
Accanto al laboratorio sopravvive infatti una piccola ma significativa anima di gastronomia: lasagne, gnocchi alla romana, insalata russa. Preparazioni che allargano il banco senza mutare la natura del luogo, mantenendolo vicino all’idea della vecchia bottega dove si entrava non soltanto per acquistare un prodotto, ma per portarsi a casa una parte del pranzo.
Poi ci sono i sughi.
Anche qui nessuna ricerca dell’eccentrico: ragù, pomodoro, salsa di noci, pesto, sugo di salsiccia. Condimenti che appartengono a una grammatica domestica e che completano naturalmente quella della pasta fresca. Il pesto e le noci riportano immediatamente alla Liguria; ragù e salsiccia parlano invece quella lingua più trasversale della cucina di casa, fatta per accompagnare generosamente gnocchi e tagliatelle.
La magia di U Fratin sta forse proprio qui. Non in una ricetta segreta o in un virtuosismo da mostrare, ma nella continuità dei gesti e dei sapori: nel tortellino che qualcuno rammenta con emozione grande dai tempi dei nonni, nella borragine chiusa dentro un raviolo, nelle trofie da portare a casa con il pesto, nella lasagna pronta sul banco accanto ad altri manufatti appena allestiti.
Una bottega dove, dal 1954, pasta, sughi e gastronomia continuano a essere parti della medesima narrazione che "il fraticello" officia nel nome della sua leggenda.



